L’ambasciatrice ucraina negli Stati Uniti Oksana Markarova in un’intervista con CBS News e su Facebook ha insistito sulle possibilità reali degli Usa di poter trattare da una posizione di forza il 15 agosto, nella quiete apparente dell’Alaska, dove Donald Trump e Vladimir Putin si ritroveranno faccia a faccia.
A Washington e nelle capitali europee cresce la tensione: i critici di Trump, soprattutto in Europa, parlano di una “intesa strutturale” con il leader del Cremlino. Ma da Kiev arriva un’altra lettura: Trump sta facendo il presidente degli Stati Uniti — a modo suo, certo — e, grazie alle sanzioni, arriva al tavolo con una forza negoziale che altrimenti non avrebbe.

Da parte ucraina, “Se servirà, il presidente Zelenskyy è pronto a essere ovunque, parlare con chiunque, fare tutto ciò che è necessario per fermare questa guerra”. Lo ha dichiarato l’ambasciatrice ucraina Oksana Markarova. La priorità è chiara: un cessate il fuoco rapido, anche parziale, per fermare le uccisioni.
Mosca, intanto, agita la proposta di “zone cuscinetto” lungo il fronte — aree demilitarizzate, ma sotto controllo russo. Per Markarova, è una trappola diplomatica: “Non possiamo accettare che l’aggressore detti le regole e mantenga il bottino. Le zone cuscinetto non devono diventare territori sottratti all’Ucraina”. E a sostegno dell’affermazione Markarova riassume la situazione così: “Sapete, è la Russia che ci ha attaccato. È la Russia che ha occupato illegalmente la Crimea e altri territori dal 2022. Abbiamo la Bibbia principale del Paese, la Costituzione dell’Ucraina, che elenca chiaramente nell’articolo 133 che l’Ucraina è composta e… e dice di cosa è composta…”.
L’intervistatrice Margaret Brennan chiede: “Lei fa riferimento alla sua Costituzione perché il suo punto è che il presidente non può semplicemente cedere terreni. Deve effettivamente essere preso in considerazione, a causa di come la sua Costituzione…”
Amb. Markarova: “Il presidente di qualsiasi paese è garante della costituzione.”
Margaret Brennan: “ La costituzione di Vladimir Putin, tuttavia, ora include queste aree che ha annesso al vostro Paese.”
Amb. Markarova: “Sì. Lo sanno tutti. E 142 paesi all’ONU hanno chiaramente votato che quella era una mossa illegale e non provocata da parte sua, e la corte, già nel marzo 2022, una corte internazionale, ha effettivamente intimato alla Russia di interrompere la cosiddetta operazione militare speciale e di ritirarsi dal territorio ucraino.”

Il nodo sanzioni è il cuore della strategia americana. Markarova lo dice senza giri di parole: sono le sanzioni, soprattutto quelle secondarie, a mantenere alta la pressione e a costringere la Russia a sedersi al tavolo. “Le sanzioni sono uno strumento di forza. Toglierle ora significherebbe indebolire la posizione americana e occidentale. Trump può trattare da una posizione di forza proprio perché queste misure restano in vigore. Senza, oggi non saremmo a questo punto.” L’ambasciatrice cita in particolare
le sanzioni all’India.
La diplomazia, nel frattempo, lavora a pieno ritmo. L’inviato Usa Keith Kellogg, in visita a Kiev, è definito da Markarova “un interlocutore prezioso” per lo scambio di messaggi tra le due sponde dell’Atlantico.
Il 15 agosto, tra la freddezza glaciale dei calcoli strategici e il caldo scontro delle percezioni politiche, si gioca una partita che potrebbe ridisegnare la mappa della sicurezza europea. In Alaska non si parlerà solo di pace: si misurerà il peso reale della forza diplomatica americana.
Luciano Priori Friggi

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