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Al voto!, al voto!, ma solo uno è davvero pronto

di Fabrizio Binacchi | 4 Novembre 2012

Tre quarti dell’offerta politica tradizionale non sa ancora che pesci pigliare. Sul fronte istituzionale ad esempio stiamo ancora al dibattito sui pre requisititi rinnovare il sistema elettorale.  

Si potrebbe andare a votare tutti insieme per regionali e politiche alla vigilia dei giorni della merla. I giorni più freddi dell’anno. Per unire elezioni nazionali al rinnovo anticipato dei consigli di Lombardia, Lazio e Molise. Mezzo Paese, a ben guardare, una botta politica da tre quarti del capitale del consenso. Maurizio Gasparri non ha tutti i torti: se si facesse un unico election day il 27 gennaio si risparmierebbero 50 milioni di euro. E di questi tempi in cui anche 100 mila euro fanno la differenza per un intervento pubblico non sarebbe male. Quel che è evidente è che nessuno è pronto, salvo uno: il Movimento 5 Stelle. La cui eventuale non prontezza formale non è nemmeno un problema. Come per la Lega. Al voto! Al voto! Ma tre quarti dell’offerta politica tradizionale non sa ancora che pesci pigliare. Sul fronte istituzionale ad esempio stiamo ancora al dibattito sui pre requisititi rinnovare il sistema elettorale. A cavallo del ponte di Ognissanti, commemorazione dei  defunti e  anniversario della Vittoria si disquisiva di sistema  preferenze o modello spagnolo, rischiando di confonderlo -il modello spagnolo- con uno che sfila. Al voto! Al voto! ma chi è davvero pronto per una competizione fra due mesi e 20 giorni? Nel centro sinistra,  a parte il protocollo d’intesa Bersani-Vendola e il camperaggio da dolce stil novo di Matteo Renzi, con relative botte mediatiche,  concretamente non c’è molto di più. Si aspettano le primarie come una sorta di nuovo diluvio universale. Nel centro destra dopo la botta mediatica di Berlusconi a Villa Gernetto si cerca, tra una rettifica e una presunta svolta,  una terza via tra il rischio separazione tra ex Forza Italia e ex An, e il “vogliamoci bene tutti insieme” a cui ovviamente non crede più nessuno. Le ultime botte mediatiche sull’Italia dei Valori hanno, per certi aspetti, pareggiato i conti scatenando anche nella formazione di Di Pietro scontri e sospetti. Tutti di fatto impreparati tranne uno: il movimento di Beppe Grillo,  che dopo la performance siciliana ha capito che deve fare le corse per prepararsi al nazionale. Così va il mondo della politica, in questo autunno-inverno italico, senza contare che dopo tutti gli scandali vissuti il rischio è che il 40 per cento degli aventi diritto non vada proprio a votare. Anche per questo, forse, l’idea buttata là da Gasparri non sembra del tutto peregrina in fatto di marketing: unire più livelli di voto e far coinvolgere più elettori possibili. Spingere a votare i futuri deputati e senatori visto che intanto si deve andare a votare per il nuovo governo laziale, lombardo e molisano. Un po’ come le promozioni nei centri commerciali nei ponti festivi: prendi tre e paghi due. Una volta si diceva: è il giornalismo, bellezza. Ora si deve dire: è il marketing, dolcezza. Può essere una occasione prendere tre e pagare due, ma bisogna sempre vedere cosa c’è dentro.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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