di Stefano Cabras
Il 28 e 29 aprile, poche settimane dopo l’incontro con Trump a Washington, il presidente egiziano al-Sisi si appresta a ricevere Papa Francesco. Nel mezzo, ci sono stati due terribili attacchi terroristici, che il 9 aprile hanno colpito la cattedrale copta di San Marco ad Alessandria e la chiesa di San Giorgio di Tanta.
I due attacchi da un lato confermano che la comunità cristiana in Egitto rimane uno dei principali bersagli della violenza jihadista e dall’altro minano le basi del patto ‘non scritto’ tra al-Sisi e i suoi alleati occidentali. L’ involuzione democratica del Paese nordafricano è infatti sinora avvenuta con il tacito benestare dell’Occidente, in cambio del ruolo di stabilizzazione che l’Egitto esercita nel quadrante mediorientale.
Il patto ‘non scritto’ con l’Occidente
Tale accordo è stato peraltro implicitamente confermato nel recente incontro tra al-Sisi e Trump, in cui l’ex generale ha incassato l’appoggio del magnate presidente. Tuttavia, gli attentati della domenica della Palme, che fanno seguito all’attacco alla Cattedrale di San Marco al Cairo del dicembre 2016, sono parte di un trend allarmante, che ha visto l’Egitto teatro di circa quaranta tra aggressioni ed attacchi a luoghi di culto cristiani a partire dal 2013, anno della deposizione dell’ex presidente Morsi. Leggi tutto:

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