E’opinione diffusa tra i cittadini che il Presidente Napolitano non abbia la forza per promuovere tra il Potere Legislativo e la Magistratura, un clima di rispetto reciproco e, quindi, di collaborazione.

Tradire la famiglia politica dove uno è cresciuto, fino a diventare adulto è come rinnegare la propria religione.
Chi guarda e giudica negativamente, come fa un socialista Nenniano che ha vissuto la tragedia “Mani Pulite” e il tradimento di tanti compagni che hanno abbandonato al proprio destino Craxi fino alla sua morte in esilio, rimane scioccato e amareggiato per la scissione avvenuta nel PDL.
Coloro che hanno abbandonato Berlusconi per conservare la poltrona ministeriale e i benefici che essa assicura per tutta la vita, sono ripugnanti. Essi sono sulle orme dell’ex Presidente della Camera cacciato a furor di popolo dalla politica.
E’ la fine che faranno i trenta senatori e i ventinove deputati annidati nel NCD bocciato dal popolo di destra.
Il fenomeno delle adesioni al NCD si frantumerà alle elezioni per le Europee per scomparire, in fine, alle elezioni nazionali.
Un primo impatto politico di Angelino Alfano, il prediletto di Berlusconi, si vedrà alle prossime competizioni elettorali. Ciò anche per Renato Schifani, già presidente del Senato, Roberto Formigoni, Carlo Giovanardi, Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Maurizio Lupi, che mai avrebbe abbandonato Berlusconi per sua dichiarazione, Nunzia De Girolamo, Fabrizio Cicchitto per ricordare tutti i più noti della vita politica del PDL.
Non è sbagliato definire il duemilatredici l’anno dei desaparecidos ricordando Fini, Monti, Di Pietro, Ingroia, Bocchino, Buttiglione, Granata e Marini.
Spesso si parla della miserabile fine del “salvatore della Patria” Il professor Monti imposto dalla Merkel al Presidente della Repubblica senatore a vita e Capo del Governo. Alla fine il prof. Monti scaricato da Scelta Civica si rifugia nel Gruppo Misto della Camera.
Dopo la delusione dei citati personaggi si spera in un’impennata di Matteo Renzi che mandi a casa il Governo Letta e anche il Presidente Napolitano e dia una sterzata alla politica fallimentare portata avanti dai sostenitori della linea dei rigori che sta seppellendo l’Italia. Aspettare il semestre della Presidenza italiana al Parlamento Europeo è una pura idiozia. Letta non ha la statura politica e nemmeno la volontà di contraddire la Merkel che darà le direttive di come Lui, si deve comportare.
La necessità di rivedere il rapporto Lira Euro non può essere una proposta che Letta porrà e sostenere fino in fondo. Ugualmente impossibile che Letta rivendichi la sovranità nazionale necessaria per ridurre la politicsa del rigore e avviare quella dello sviluppo e della crescita dell’economia italiana. E’ opinione diffusa che Berlusconi è stato capace di riprendere la Merkel e tenuta a debita distanza per quanto riguarda la prepotenza della Cancellieri che minaccia il commissariamento qualora non fossero rispettate le direttive comunitarie in materia di rigore.
Letta sta dimostrando di essere sordo alle pressanti sollecitazioni al Parlamento per varare una Legge per l’Indulto o l’amnistia. Bisogna alleggerire il carico delle carceri. E’ opinione diffusa che in esse non si riesce a curare un malato grave sbattuto da Cesare a Pilato per mancanza di strutture idonee e farmaci adatti al male del detenuto.
Se le carceri sono prive di tutto per curare un detenuto, si potrebbe concedere ai malati gravi gli arresti domiciliari, dove attendere la propria fine tra le lacrime della moglie e dei figli.
Ai familiari di detenuti in gravi condizioni di salute andrebbe dato loro il consiglio di interessare il ministro Cancellieri per chiedere ai Giudici del riesame le ragioni per cui un detenuto è trasferito in un’altra Casa Circondariale e non mandato agli arresti domiciliari. Un malato grave è nelle carceri di Bari.
Nel saluto di fine anno del Presidente Napolitano è mancato un suo riferimento ai detenuti malati quando ha trattato il problema del sovra affollamento delle carceri. Nel sollecitare le riforme Istituzionali avrebbe potuto fare almeno un cenno a quella della Giustizia.
E’opinione diffusa tra i cittadini che il Presidente Napolitano non abbia la forza per promuovere tra il Potere Legislativo e la Magistratura, un clima di rispetto reciproco e, quindi, di collaborazione.
Durante il discorso di fine anno il Presidente si è lasciato andare a sfidare chi gli rema contro.
Certamente l’allusione era a Berlusconi che si è schierato contro il Presidente per essere venuto meno all’impegno di promuovere un clima di pace nel Paese. Anzi avrebbe condiviso la lotta del PD e del Presidente del Senato a votare la decadenza di Berlusconi. A chiedere le dimissioni di Napolitano è la maggioranza del Paese. Il rischio che si corre è vedere al Colle un Prodi o un D’Alema che non lavorerebbero per la pace di cui l’Italia ha urgente bisogno. Renzi non è più il rottamatore per il cambiamento del costume politico in Italia. Oggi una nuova Repubblica può nascere dopo una rivolta popolare che spazzi via chi fa del potere politico una fortuna propria.

Lascia un commento