Lo stile sobrio di Mario Draghi è quando di più ci voleva per sperare in una rinascita della politica italiana, secondo le aspettative della parte più responsabile del nostro Paese. Che è fatta di cittadine e cittadini che non amano sentirsi in guerra se desiderano partecipare alla vita pubblica, anche soltanto da semplici elettori o militanti dei partiti. Insomma, che intendono la democrazia come possibilità di scegliere i governanti ma che sono sicuri che anche gli avversari politici ne sono ugualmente legittimati, perché sia dal governo, sia dall’opposizione si contribuisce al benessere del popolo.
In un precedente articolo avevo cercato di delineare un possibile percorso di fine legislatura: al governo il compito di misure anticovid, compresa una campagna di vaccinazione rapida ed ordinata, e misure economiche (progetti) che consentano di utilizzare l’occasione irripetibile del recovery fund. Al Parlamento ed ai partiti il compito di affrontare riforme istituzionali, della pubblica amministrazione e di rimodellare i partiti con regole di trasparenza interna, per fornire una classe dirigente nuova e di qualità. In questi giorni, molto più autorevolmente e compiutamente di me ha affrontato questi stessi argomenti Claudio Martelli. Premesso, appunto che tocca “al governo la ricostruzione nell’ emergenza e al parlamento la ricostruzione istituzionale”, l’ex ministro invita il parlamento a prendere atto che il taglio dei parlamentari è ormai in Costituzione e ad attuare due riforme che gioverebbero al sistema. La prima, passare ad una sola Camera di 600 parlamentari per snellire i percorsi delle leggi; la seconda, varare una legge elettorale a doppio turno, in modo da conciliare le esigenze della rappresentanza con quelle di governabilità. Le proposte di Martelli non sono di parte. Mirano a restituire alla politica quel ruolo centrale al quale, negli ultimi trenta anni ha progressivamente abdicato a favore di altri poteri prevalentemente collocati al di fuori delle istituzioni.
Ma tutto sarebbe vano se i partiti restassero tali e quali ad ora. C’è bisogno, prima di tutto di una riforma che imponga trasparenza e democrazia alla vita interna dei partiti. L’assenza di questi requisiti li ha ridotti a proprietà privata di singoli, o di gruppi di vertice, qualità che stride insopportabilmente con il ruolo pubblico che sono chiamati a svolgere. In secondo luogo, sono auspicabili un profondo rinnovamento di donne e uomini e, visto il loro numero cospicuo, una riorganizzazione delle alleanze. Lo si deve chiedere soprattutto al versante del centrosinistra: il centrodestra è dato per favorito alle prossime elezioni ed ha solo bisogno di darsi un programma all’altezza di un Paese quale è ancora il nostro. E’ il campo del centrosinistra che ha bisogno non soltanto di idee nuove, ma anche di una grande opera di ricucitura e riorganizzazione. Personalmente confermo che vedrei bene un nuovo soggetto che riconduca in un unico alveo le storie e le culture di una vasta area riformista, laica e liberale: per intenderci, dal PD a Calenda, da Renzi ai tanti rivoli socialisti. L’Avanti, diretto con rinnovato entusiasmo da Martelli, ha lanciato da poco un’appello pubblico per “l’unita’ in un campo riformista delle forze socialiste, repubblicane e liberali democratiche”. Pare di capire tutti gli stessi interlocutori da me evocati, salvo il PD. Credo che sia una presa d’atto della indisponibilità del PD alla prima ipotesi, dal momento che il partito di Zingaretti sembra tuttora convinto dell’alleanza con 5Stelle e LeU, tutta stretta attorno a Giuseppe Conte. In politica occorre sapere realizzare ciò che le situazioni richiedono ma anche permettono. Insomma, ci vuole sempre anche un piano B. Ma sarebbe già sufficiente ad innestare elementi di novità in grado di condizionare l’intero quadro politico.
Nicola Cariglia

“Mai la DC al governo da sola” affermò De Gasperi.
E cosi fu.
Il consociativismo non abbandonerà mai l’Italia dove la colpa non è mai di alcuno.
Per cui caro Nicola mettiamocela via: il PD proseguirà sempre questa tattica perché in caso di responsabilità troverà sempre un “capro espiatorio”.
Del resto l’agognata Repubblica è nata dalla volontà laica di Nenni e Pacciardi, cui si sono aggiunti poi La Malfa ed altri no?
Parafrasando Dante Alighieri possiamo dire: Gli ignavi al governo sotto qualsiasi bandiera. ciao
E’ utopistico pensare che il nostro sistema politico abbia la capacità di auto riformarsi. Mentre scrivo sono colpito dalla terribile notizia dell’uccisione di due nostri connazionali in Congo. Ho appreso da Radio Radicale che l’ambasciatore aveva già richiesto dall’agosto scorso una vettura blindata. A causa delle lentezze burocratiche la vettura non era stata ancora fornita. Anche se i vari governi italiani si vantano spesso di essere fra i primi paesi del mondo, i cittadini sono assaliti da forti dubbi.