
Abbiamo una classe dirigente “asso piglia tutto”: quando hai pescato la matta, non è che chiudi la partita, vinci e vai a festeggiare. No, resti lì, tieni l’asso come se fosse tuo e non del mazzo, e lo giochi ancora, e ancora, finché perdi e fai un disastro. È quello che sembra essere accaduto con due pezzi da novanta della destra che, sotto la loro responsabilità istituzionale, pare che anche loro abbiano contribuito al crollo di tutto a Niscemi. Sì, lo so: siamo alle prime indagini e una persona è colpevole solo dopo una condanna definitiva, forse tra qualche anno. Se va bene. Ed è forse anche per questo – per le lungaggini dei nostri processi – che oggi si tende a spostare tutto sul piano mediatico, con le inevitabili ingiustizie, le speculazioni politiche e le distorsioni che ciò comporta. Ma per molti sembra comunque preferibile a continuare a consegnare lo scettro del comando a chi non sa nemmeno cosa rappresenti davvero il potere, se non come strumento per sentirsi, alla maniera di Trump, una sorta di divinità. E non è certo solo il Presidente americano a indulgere in questa illusione: ogni piccolo capo si sente onnipotente nel proprio territorio, finché la realtà non gli crolla addosso, come a Niscemi. Eppure si tira dritto, si nega, si confonde, perché alla fine si scoprirà che è stato lui, ma anche che non è stato lui. Un cortocircuito perfetto. Pannella lo avrebbe liquidato con una delle sue formule più efficaci: l’hanno buttata in caciara, un’altra volta. E in quella confusione generale, tra responsabilità che si dissolvono e verità che slittano, a perdere sono sempre i cittadini, spettatori di un copione già visto.
Angelo Santoro

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