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Al-fanò: vietare il Burkini in spiaggia sarebbe una provocazione. Ma se lo mandassimo….?

Io Al-fanò non lo reggo. Dopo aver fatto cadere il governo Monti, il caso kasako, la finale di coppa Italia e quello che combina con i barconi dei clandestini. E’ da esiliare per tutta la vita.

di Enrico Martelloni | 29 Agosto 2016

Un gemito di dolore, ora flebile, ora acuto, trasportato dal vento del deserto, si mescolava lascivo tra la sabbia cocente sollevata nell’aria e dispersa tra le dune e il sole che, circa alla medesima ora, si trovava chimo ancor prima del tramonto. Nicchi narsi, nicchi….Nicchinarsi….Era così da diversi giorni che, puntuale da una delle tende dei Tuareg ai margini dell’accampamento, il prigioniero Al – Fanò si accarezzava dolente le mele lagnandosi all’infinito, dopo il rito sacrificale quotidiano, imposto dallo scrivente e da chi ne fa le veci in mancanza o in assenza del titolare, per ferie concordate e pianificate, com’è d’uso e rito nella P.A.   Per questo voi, vi potrete porre la domanda da profano: “ I’ che glie successo per meritarsi una tortura così?”. Io Al-fanò non lo reggo. Dopo aver fatto cadere il governo Monti, il caso kasako, la finale di coppa Italia e quello che combina con i barconi dei clandestini. E’ da esiliare per tutta la vita in una tenda di tuareg sodomizzato dagli aborigeni a piacimento con la fine sabbia del Sahara. E, infatti, nel tentativo di fuggire ai tanti italiani che non lo reggono come me, come un novello Ercole, s’era vestito col Burkini per evitare l’ira di certi italiani che dopo certe cazzate dette a sproposito lo volevano linciare. Nella concitazione della situazione Al –fanò camuffato da femmina musulmana un po’ a quella maniera, si era ritrovato a fuggire in uno di quei barconi che fanno anda e rianda per portare fusti smidollati da una spiaggia all’altra. La notte si era fatta fredda e Al –fanò si era addormentato poco dopo essersi nascosto sotto un sacco di iuta per evitare d’esser preso da facinorosi quanto ingiusti proletari che gliele avevano promesse. Era ormai lontana l’italica spiaggia per essere raggiunta a nuoto; e poi come con quella palandra del Burkini che, sì gli aveva salvato la vita, ma che ora lo soffocava dal caldo al punto di sentirsi disidratato in un bagno di sudore. La paura era però, tanta. L’imbarcazione rincasava a motore moderato trotterellando sull’ode del mare, lasciava una scia di gasolio mischiata alla salsedine marina da nausea. Appena arrivato sulle coste tunisine ad Al-fanò non restò che tentare una nuova fuga. Pur sapendo il rischio che correva, sperò in un momento di distrazione di quei commercianti che si dividevano i soldi onestamente sudati nel lungo tragitto sotto il sole del Mediterraneo. Il tentativo però non riuscì. Vuoi per la goffaggine nel muoversi, vuoi per le poche energie rimaste, sgraziato com’era, appena sbarcato, lo fermarono davanti al primo mercatino del pesce vicino a un banchino di Kus Kus che profumava di buono.  “Signorina lei i che ci fa qui?” Le disse un poliziotto tunisino che aveva fatto per tanto tempo i mercati a Firenze in San Lorenzo, e per questo era diventato esperto nel riconoscere i turisti da gabellare, per cui era stato richiamato in patria col grado di sergente, ricco di un Know how necessario per riconoscere i clandestini che eventualmente sarebbero sbarcati sulle loro coste. “ Io…?” provò a giustificarsi “ Io sono una cittadina di Bengasi” sussurrò con flebile voce in non si sa quale lingua tanto la saliva era impastata col sale mentre le sue labbra screpolate gli provocavano dolore. Il sergente non la prese a bere “ ah tu sei di Bengasi…o guarda un po’ qui siamo in provincia di Tripoli” Come a dire: siamo di Campi Bisenzio. “ Signorina bella, lei è in arresto!” “ ma perché ? che ho fatto?” provò a rispondere dandosi delle arie ammiccanti. “ Qui signorina, il Burckiri non è ammesso”. “O Bikini, o costume intero, capelli sciolti e al vento…E’ la regola.”. Era così, in effetti, addirittura imposta. La legge era chiara e semplice, come quelle italiane: era fatto obbligo alle donne di passeggiare sulle spiagge rigorosamente in bikini, o costume intero e a chi avesse avuto e riconosciuto di avere delle belle tette, anche in mono Kini, con sempre capelli al vento, profumo di corbezzolo, costumi colorati, preferibilmente con disegni floreali. “ E lei signorina” continuò il sergente, “… Non rispetta le nostre leggi tunisine. Passerà un bel po’ di tempo nelle patrie prigioni femminili!” “ Ma come? Io sono…io sono..!” Al-fano’ provò a ribellarsi, a giustificarsi, ma si rendeva conto che non poteva in nessun modo dichiararsi; che figura avrebbe fatto? E poi che cosa sarebbe successo se avessero scoperto che era un maschio e non una femmina? Per lo meno venti anni di carcere se non il patibolo! Tentò allora l’ultima carta: gli occhioni dolci e una manciata di dollari che gli erano rimasti in tasca, ma non si ricordava bene per quel motivo, però erano abbastanza da convincere chiunque laggiù per dargli una mano a trovare la via della salvezza e del ritorno a casa. Ma toppò… Il sergente nonostante fosse attratto e non poco da quelle belle e intense sopracciglia, sormontate da una bella e ampia fronte che denota spesso ampia intelligenza nell’individuo, non si fece incantare più di tanto sapendo bene quello che avrebbe rischiato nel suo paese davanti ad un loro magistrato. Mica si era in Italia! Tuttavia, il sergente gli fece credere di poterlo aiutare e nascosto per qualche ora da una sua amica in un tugurio di stanza sperduta nell’ultima via del centro del paese, a notte fonda, dopo essere rifocillato un po’ e a onore di cronaca non male, lo fece salire su di una carovana con la promessa che sarebbe tornato di lì a poco attraverso un altro barcone di là dal mare, sulle spiagge dell’amata Italia. Era una tremenda fregatura. Al – Fanò si era ritrovato sì, su di una carovana, ma di Tuareg, che non sentirono ragioni e se lo portarono nel profondo deserto del Sahara, avendolo pagato non poco al sergente, ammirandone le suadenti forme che trasparivano dal Burkini, che invece per la verità, ridotto com’era pareva più simile ad un pipistrello. Ecco, da qui in poi il perché dei tanti lamenti sopra citati che allo stato dei fatti, ora sono solo un brutto ricordo per Al -fanò, che per una combinazione di fortuite occasioni combinati con un bel po’ di culo…appunto, poté tornare a casa sano, no…ma salvo, sì.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : Maidan, Primo pianoTag: Alfano, anni, firenze, governo, governo monti, italia, mare, mercati, monti, provocazione, san lorenzo, soldi, tutta la vita

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giovanni

    30 Agosto 2016 alle 00:30

    Scarso, molto scarso!

    Rispondi

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