Cari amici, ai giardinetti ai giardinetti! Andiamo tutti ai giardinetti che arriva Massimo. Magari alle Cascine, visto che è una bella giornata. Oh bravi! Siete tornati coll’affanno…lo sapevo. Gira e rigira di Massimo al massimo ce n’erano due, ma no D’Alema. Non avete pensato che lui non viene a correre a Firenze? Se ne guarda bene. Lui va Piacenza fa il pieno e riparte dalla pompa di benzina che fu di Bersani. Eppure io, mi pareva d’averlo scorto. “Attento renzino, ti farai male…” Mi pareva d’avere sentito, mentre ero lì a spasso col cane. Era di sicuro lo zio, pensavo, che rincorre il su’ nipote che si smer…hem…che si sporcava nel fango rincorrendo un pallone di gomma bianco e viola, in quel luogo di meravigliosi prati circondati da alti platani e lecci delle Cascine fiorentine. No, invece, tra quei ciuffi d’erba inumiditi dalla guazza del mattino, appena diradata la nebbia, è sortita una figura d’uomo sulla mezza età e passa, ossuto, bizzarro, e con i baffi, non proprio un rottame, ma comunque invaso dall’artrosi, rigida come un manico di scopa dentro un impermeabile all’Hampry Bogart, per tentare di rincorrere un figliolo che gli stava davanti e che correva a tutta birra dando calci al pallone. Che cosa avreste pensato voi fosse? Ah…no…quello, no. Mi pareva a me di averlo trovato, invece, Massimo D’alema. “Onorevole, onorevole…Lei a Firenze? Allora è vero!” esclamai. ” “Ma quale onorevole…” Mi rispose con l’affanno di chi aveva ormai dato il massimo” Io non ce la faccio più.”. ” Prima o poi quel ragazzo lo tronco, lo butto fuori casa dopo le primarie… perdio.”. “Onorevole, ma già fate votare i sedicenni sotto giuramento, ora volete cacciare da casa i figlioli di dieci anni?” ” Ma che onorevole e onorevole…Paff paff…io un’ so’ mica onorevole…”. Mi rispose quell’ ometto. In vernacolo, un po’ come si dice a Firenze, “a buco torto”. Scusi, ma lei non è l’Onorevole Massimo d’Alema?” ” Nemmeno per sogno. Mi chiamo D’alema, sì, ma no Massimo. Matto, mi chiamo Matteo. Massimo l’è i mi’ nipote, quello laggiù che scavalla come un pazzo dietro al pallone.” E nel tempo che mi diceva queste cose, entrambi, mi passarono davanti sparendo di nuovo nella nebbia poco innanzi. Sentivo ormai solo la voce “Lui corre, corre e io dietro. Vuol vincere! Lui…” Poi più nulla, una vaga ombra e l’umidità dell’erba che mi aveva inzuppato i piedi.
Ai giardinetti!
Pubblicato in : La vignetta di Enrico Martelloni
Info Enrico Martelloni
Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.


Questo solo il cielo lo sa, cara Maria Rita. So so che dopo quell’incontro mi sono beccato un bel raffreddore….Eciù!… ecciù….
Che emozione Enrico…ma davvero hai incontrato Massimo che rincorreva il povero Matteo? Certo Dalema sempre compassato e politico cresciuto alla scuola di partito, ha perso il suo aplomb e dopo aver dichiarato che non si sarebbe candidato…si è morso il baffo e ha dichiarato guerra. Solo una domanda
perché gli fa così schifo fare il nonno? Potrebbe trascorrere i suoi pomeriggi ai giardinetti e indottrinare se non i suoi eventuali nipotini, gli ignari fanciulli che frequentano i giardini sotto l’occhio vigile delle nonne…che non avrebbero così bisogno di preoccuparsi.