L’assemblea generale dell’Agis (Associazione generale dello spettacolo) ha chiesto le dimissioni del ministro Buttiglione per “la drammatica decurtazione del Fondo unico dello spettacolo ridotto a meno di 380 milioni di euro con la Finanziaria 2006”. La risposta del ministro “sono deluso dai tagli effettuati ma resto” la dice lunga sulla distanza che separa la nostra classe politica dalle reali esigenze del paese. Non, come qualcuno potrebbe pensare, perché la frase dimostra l’insensibilità di un ministro per le difficoltà del mondo dello spettacolo a fronte di una riduzione dei finanziamenti statali, ma per l’esatto contrario, cioè per avere, consapevolmente o inconsapevolmente, accondisceso alla vulgata che senza finanziamenti pubblici lo spettacolo vada necessariamente in crisi. Perché questa è la realtà e quello che un governo che si dichiara liberale dovrebbe fare: non dispiacersi per aver tagliato i fondi ma dire che la progressiva riduzione dei fondi è parte di una strategia tesa ad eliminarli del tutto. Fantascienza? Non crediamo proprio. Le conseguenze dei finanziamenti statali alla cultura sono molteplici e una sola è positiva, permettere al settore di sopravvivere, almeno nel breve termine. Molte altre sono negative. Proviamo ad elencarle:
1) Non è libera una cultura che vive delle risorse della politica
2) ogni finanziamento ad un settore toglie risorse per altri settori, magari di importanza strategica o dove lavorano persone più deboli (es. sostegno all’export delle piccole aziende)
3) il paese ha bisogno di ridurre la sua spesa pubblica
4) la presenza dello stato nelle produzioni culturali di solito porta ad un decadimento qualitativo
5) si crea una sorta di chiusura del mercato con una forte riduzione della creatività

Condivido appieno queste parole, che da tempo sostengo.
Credo che lo spettacolo, a differenza di altri, sia un settore che può trovare gli strumenti giusti per finanziarsi autonomamente distaccandosi dai contributi statali, che possono rimanere seppure in minima parte.
Personalmente ho una azienda. E lo stato non mi finanzia assolutamente per campare. Eppure creo lavoro, muovo l’economia: non sono forse importante per la comunità?