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Adesso, carte in tavola

di Chiara Boriosi | 9 Dicembre 2013

A Matteo Renzi, l’onere di mantenere l’impegno preso con gli elettori e di traghettare finalmente la sinistra italiana verso una nuova stagione che ne faccia una forza liberal, moderna e contemporanea, in grado di guidare un paese con credibilità, competenza e coraggio.

matteorenziCi sono momenti in cui è preferibile tacere ed ascoltare, piuttosto che parlare, prendendo accuratamente nota degli argomenti altrui per ricordarsene al momento opportuno – questa è la ragione per cui la sottoscritta, per quanto ripetutamente tirata in ballo, o meglio strattonata con poca creanza da alcuni frequentatori di questo spazio, ha evitato di scrivere sulle primarie del Pd fino ad oggi. Non perchè avesse dubbi sul risultato, ma perchè ha preferito farsi un quadro di tutte le forze in campo, in questa competizione, aspettando poi la prova dei fatti. E l’esercizio è stato istruttivo e significativo.

Per tutta la durata della campagna dei tre candidati, le argomentazioni – ma sarebbe più corretto definirle accuse, per i toni ed i contenuti – poste contro Renzi sono state essenzialmente quattro: il solito “non è di sinistra”; il fumoso “la base non è con lui”; l’apocalittico “porterà il partito alla scissione”; l’allarmistico “vuole far fuori Letta dettando la linea politica”.

Ora, lasciando da parte la prima, su cui torneremo da ultimo, sulle altre si può dire molto, anzi, si può smascherare una volta per tutte la miopia, a voler essere buoni, e l’ipocrisia, a voler invece essere sinceri, di certe posizioni che oggi, con l’elezione di Matteo Renzi a Segretario del Pd, devono essere chiare una volta per tutte, perchè l’assunzione di responsabilità delle proprie azioni riguarda tutti, ed il percorso che farà il partito da ora in avanti non dipende certo da una persona sola.

Le consultazioni svolte il mese scorso nei circoli, con il voto dei soli iscritti, hanno dimostrato che non è affatto vero che la base del partito non sia con Renzi, che ha vinto con non pochi punti di distacco su Cuperlo, il candidato campione della vecchia dirigenza che, a quanto pare, non riesce più a parlare alla pancia del Pd, avendola completamente persa di vista da molto, troppo tempo. E questa già sarebbe una verità che dovrebbe far riflettere quei dirigenti afflitti da rancori malmostosi ma molto poco inclini ad analizzare le ragioni di un declino costante, culminato nel disastro elettorale di febbraio. Disastro che invece, a quanto pare, non ha ancora insegnato loro nulla, se non a rinserrarsi ulteriormente nel loro livoroso potere, piuttosto che prendere atto di un bilancio negativo del proprio operato e renderne responsabilmente conto ai propri elettori.

Ma la parte migliore, la più meravigliosamente incoerente, in questi mesi l’abbiamo vista recitare a coloro che, agitando gli spettri di una presunta scissione, accusando Renzi di essere “divisivo” e contemporaneamente alzando alti lamenti sui grandi del passato, hanno messo in piedi una recita che non ha nè capo nè coda, ma alza solo un grande polverone. Quelli che, per intenderci, “ridateci Berlinguer”, ma poi si dimenticano che costui fu un Segretario che dettava la linea politica del partito e proponeva un progetto politico per il paese, mentre sbraitano che Renzi, no, lui non può fare nulla di tutto questo sennò manda a casa Letta – o bella, e allora mettiamoci d’accordo, rimpiangi il Segretario leader indiscusso ma intanto non lo vuoi?!

E sono gli stessi che incontri mentre vanno a votare alle primarie e con il loro sopracciglio perennemente alzato fra lo sdegno e lo schifo ti dicono “vado a votare Cuperlo per far vincere peggio Renzi”, quelli che per mesi hanno usato ogni mezzo di comunicazione a loro disposizione per lanciare cupi allarmi sul Renzi scissionista – invece il loro voto per farlo “vincere peggio” è un inno all’unità del partito, non c’è che dire.

Sono quelli belli e democratici, che stanno dalla parte giusta, purchè sia la loro, che hanno sperato che un esercizio vero di democrazia come le primarie andasse disertato dai loro stessi compagni di partito per poter gridare al Segretario delegittimato non appena eletto, per poter fomentare ulteriori occasioni di spaccature interne, di correntismi esasperati, di pugnali affilati, di rese dei conti, e ti saluto l’unità del partito, quella è un onere che spetta sempre agli altri, mica a loro che hanno ragione a prescindere.

Ed infine sono quelli che, con la novella che Renzi non è di sinistra, sono diventati più conservatori dei conservatori, ignorando che la sinistra europea, cui tanto si appellano, è riformista e come tale si propone laddove governa, come tale si ripropone laddove non governa ma aspira a farlo, e dunque parla alla gente con il linguaggio delle sfide della contemporaneità e non con quello di un vecchio documentario in bianco e nero degli anni Settanta. E se vuole non solo sopravvivere con la propria residua rendita di posizione, ma anche invertire l’emorragia di voti degli ultimi anni ed uscire dalla propria autoreferianzialità per rivolgersi ad un paese intero come credibile interlocutore politico, la sinistra italiana deve fare altrettanto e decidersi a diventare finalmente ciò che promise di essere con la nascita del Pd e mai è stata fin qui, ovvero una forza autenticamente riformista, capace di risvegliare e rivitalizzare questa nostra sfinita ed ormai immobile comunità. E da questo punto di vista, Renzi con il suo programma è certo più a sinistra dei conservatori che lo osteggiano.

Da oggi, il risultato delle primarie stabilisce una linea netta e precisa di confine, elegge un Segretario prima scelto dagli iscritti e poi da quasi tre milioni di votanti con una percentuale altissima ed inequivocabile, e distribuisce responsabilità chiare e ben definite: a Matteo Renzi, l’onere di mantenere l’impegno preso con gli elettori e di traghettare finalmente la sinistra italiana verso una nuova stagione che ne faccia una forza liberal, moderna e contemporanea, in grado di guidare un paese con credibilità, competenza e coraggio. A tutti gli altri, dirigenti e componenti del Pd a vario titolo, il dovere morale di lasciar cadere ogni alibi, ogni fasulla argomentazione, ogni livorosa rivendicazione, e di mettere le carte in tavola: dicano con chiarezza chi sono e cosa vogliono davvero, e scelgano responsabilmente di partecipare finalmente a quel processo di rinnovamento in nome del quale fondarono il Pd ma senza mai dargli un seguito.

Gli elettori hanno scelto, e senza equivoci, ora non si può più rinviare.

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Paolo Francia

    16 Dicembre 2013 alle 02:34

    L’Italia salvata dalla Boschi e dalla Madia, se non fosse tragico, da scompisciarsi dalle risate! Alla TV non fanno che ripetere delle frasi fatte,tutto è prioritario per loro, poerelle, ma l’avranno già inviata almeno una lettera raccomadata con ricevuta d ritorno?!? Ho sbirciato il TG stasera dopo una settimana di silenzio stampa, mi è sembrato che ci fossero state già le elezioni e che Renzi sia stato nominato capo di tutto, poi per fortuna hanno detto che si trattava del programma, ecco bravo, lui programmi con neo maturande, ma non dategli le chiavi!

    Rispondi
  2. Luis

    15 Dicembre 2013 alle 23:14

    Mah, sono perplesso: mi sembra una riverniciatura di Veltroni. Vocazione maggioritaria, bipolarismo coatto e alte amenità tra Pieraccioni e Panariello.
    Vedremo, può essere che quello che sbaglia sia io. Vedo che Nencini gli sta lisciando il pelo in ottica congresso PSE ed elezioni europee. Un azzardo da pokerista. Se fanno veramente una nuova legge truffa è sicuro Riccardo di non finire come il classico vaso di coccio? Ma veramente pensa ad una sezione italiana del PSE fatta da ex comunisti con alla guida un democristiano furbo, brillante e con la battuta pronta? Riccardo aspetta a dare patenti di socialismo, ricorda quando i nostri vecchi si sono opposti strenuamente alla legge truffa che, peraltro, rispetto a quella a cui pensa Matteo era roba da ridere. I comunisti sono avvezzi a perdere la memoria e a cambiare il pelo, NOI NO!.

    Rispondi
  3. Paolo Francia

    10 Dicembre 2013 alle 19:38

    Non è neanche questione di Renzi o non Renzi….lui ha vinto le sue primarie, tanto di cappello, è un ambizioso ed è riuscito ad avere la “bicicletta”, ora deve pedalarla, e farà alla fine come i suoi predecessori, sempre che vinca le elezioni ovviamente…..nessuno è riuscito nell’intento di cambiare l’Italia, la storia odierna, recente e passata lo insegna, quindi lui seguirà a ruota.

    Rispondi
  4. marzio siracusa

    10 Dicembre 2013 alle 18:26

    Grazie Paolo per non esserti accodato all’alterigia della maestra, la quale, seguendo il suo individualismo scambiato per liberta’, mi sembra si stia preparando linee di ritirata, tanto e’ evidente che la nomina di Renzi segretario del PD e’ l’ennesima pagliacciata italiana per la forma e per i contenuti. Applicando lo stesso metodo a destra e a manca si arriva davvero al partito unico.

    Rispondi
  5. Paolo Francia

    10 Dicembre 2013 alle 11:42

    Poi, tanto per continuare, si passe dall’era della Prestigiacomo & company, ad altre fedelissime inesperte, buone solo per la copertina di “Chi”, l’aveva annunciato, “portero’ i miei a Roma”…..infatti lo sta gia facendo.

    Rispondi
  6. Paolo Francia

    10 Dicembre 2013 alle 11:39

    L’Italia, Marzio, merita, da sempre , il proprio destino, chi si illude solo perché la gente va a votare, in fondo 3 milioni rispetto al numero degli italiani, pochissimi, non ha capito che non è il consenso la base su cui partire, ma il cervello, le idee, la possibilità di applicarle, una cultura profonda. Renzi, figlio di questa epoca veloce e vuota, rappresenta la vittoria di Twitter e Facebook, oltre la vittoria, il vuoto piu’ assoluto.
    Per fortuna, occupato nei nordici mercati di natale di Dresda e a Berlino, non ho assistito e niente, né un TG mi é capitato di vedere, valeva ai tempi di Berlusconi, adesso ancora, meglio starsene lontani.

    Rispondi
  7. Chiara

    10 Dicembre 2013 alle 01:28

    Caro Umberto, la battaglia contro la rendita di posizione ha caratterizzati dall’inizio Renzi, ma più in generale trovo che sia di sinistra evidenziare che si tutela chi ha già tutele invece di preoccuparsi di chi non le ha, trovo che sia di sinistra dire che l’unico ascensore sociale è il merito, trovo che sia di sinistra dire che il sindacato campa e bene delle proprie rendite su cui non paga neanche le tasse ma non svolge più la propria funzione, è di sinistra voler mettere un limite netto e non superabile agli stipendi dei cosiddetti supermanager, pubblici e privati, e via dicendo. Semmai, è la sinistra italiana, che non a caso è diventata il primo partito votato dai pensionati ma non più dagli operai, che se ne è dimenticata.

    Rispondi
  8. franchini

    9 Dicembre 2013 alle 21:12

    confido che chiara – sempre brillante nel suo scrivere – voglia rispondere all’enigma che mi assilla. sinistra? cosa è la “sinistra” … un insieme di interessi “liberal”? e non potrebbe definirsi, forse, quella “renziana” – pd un liberismo da ancien regime, immerso in una crema di folkloristico demagogismo?
    in verità, da sognatore, ho opinione che la sinistra veda – debba vedere – innanzi a se un progetto di uso sociale delle risorse e l’abbattimento delle rendite parassitarie. per non dire d’altro.

    Rispondi
  9. marzio siracusa

    9 Dicembre 2013 alle 20:54

    Chiara, delle quattro argomentazioni contro Renzi, dimentichi volutamente la quinta contro cui non hai mai saputo controbattere nulla, se non il lamento della povera signora strattonata con poca creanza. La quinta argomentazione, che Renzi è un ignorante di successo, dovrebbe allarmarti oltre ogni chiacchiericcio mediatico sulle riforme e la nuova sinistra liberal. La democrazia interpretata da un ignorante è sempre un misto di qualunquismo e peronismo in linea coi tempi.

    Rispondi

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