
È proprio vero, caro Graziano, che molte cose della nostra vita sono già scritte.
Quando siamo diventati amici il nostro partito era ormai all’ epilogo, in pieno attacco giudiziario e con pochi che ancora cercavano di resistere.
Poi vennero gli anni che io e te chiamavamo “ delle catacombe “, della quasi clandestinità e comunque dell’ oblio.
Anni che però fecero della nostra amicizia una sicurezza su cui poter contare e della piccola comunità socialista un gruppo di veri e propri resistenti.
Si moltiplicarono cene e riunioni, si riorganizzarono gli organismi territoriali.
La rabbia pari all’orgoglio.
La volontà indomita.
E tu sempre in prima fila, volendomi sempre al tuo fianco, chiedendo consigli di cui non avevi bisogno.
Ti sei tolto anche qualche soddisfazione: giovane vice sindaco nella tua Poppi, quindi consigliere provinciale, poi dirigente del partito fino alla direzione e segreteria nazionale passando dall’incarico di segretario regionale.
Con i sacrifici personali e familiari inevitabili e dei quali avresti fatto a meno, tanto era il tuo amore verso tua figlia Benedetta e tua moglie Sandra che erano sempre da te rammentate.
A me, oltre che un grande vuoto politico e la mancanza dei tuoi preziosi consigli, mancherà il confronto costante su tante questioni, la tua grande esperienza ma sopratutto una fraterna amicizia come poche volte si ha.
Non scorderò per tutta la vita l’ultima volta che ci siamo salutati così come gli ultimi auguri che ci siamo scambiati per le festività.
Uno strano destino ti ha fatto salire lassù proprio in un giorno a noi particolare e comune.
Chissà che avessi davvero ragione:
lottiamo, diamoci da fare, viviamo con la schiena dritta ma forse è in larga parte tutto scritto.
Ciao, amico mio!
Francesco Carbini

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