Ad Hammamet, l’incomunicabilità fra Bobo e Stefania Craxi è la metafora dello stato del popolo socialista, ma anche di tutti i laici e i liberali.
I figli di Bettino sostano di fronte alla tomba del padre e alla cerimonia religiosa, divisi e tuttavia uniti dalla madre, Anna
Come Bobo e Stefania, i socialisti e i laici hanno in comune i natali ; condividono i valori assimilati nelle loro famiglie ma percorrono strade che non si incontrano.
Eppure, mille o forse più uomini e donne che affollano il piccolo cimitero coprendo di fiori tombe di sconosciuti, dal momento che la lapide del grande leader ne è già sommersa, propongono una domanda ormai ineludibile.
Sono giunti da ogni parte di Italia a proprie spese a sette anni dalla morte di Craxi; arrancano per strade sconosciute: immediatamente dopo il tributo al cimitero c’è da scoprire la targa che segnala la nuova via dedicata allo statista italiano per volontà del governo tunisino. E, si sa, l’organizzazione non è mai stata la prerogativa principale dei socialisti. E si ritroveranno il giorno dopo nella piccola chiesa per una messa in ricordo.
Qualcosa di simile era successo otto giorni prima a Roma dove centinaia di presenti avevano assistito alle due commemorazioni del sessantesimo anniversario della nascita del PSDI, mossi anche dallo stupore e dall’irritazione per la rimozione della targa che a Palazzo Barberini ricordava lo storico avvenimento e colui che ne fu il protagonista, Giuseppe Saragat.
La mobilitazione spontanea quale non si vedeva da anni per Craxi e per Saragat, unite alle centinaia e centinaia di adesioni alla campagna dignitosa di Lorenzo Conti (figlio di Lando, il sindaco repubblicano di Firenze ucciso dalle BR) che chiede giustizia per le vittime del terrorismo e per i loro familiari sono soprattutto gesti di dignità e di riaffermazione di una identità culturale, politica e morale.
L’epoca della rimozione della identità laica liberale e socialista è terminata; la storia socialista è storia politica, non criminale; la cosiddetta “rivoluzione” giudiziaria ha purtroppo spazzato via le cose buone quali la partecipazione dei cittadini alle scelte, il senso dello Stato, il primato della politica, ma ha incrementato quelle cattive a cominciare dalla corruzione.
I liberalsocialisti hanno riaffermato con orgoglio la loro identità. Non hanno complessi e non consentono ad alcuno di rivolgersi o riferirsi a loro dallo scranno di una presunta superiorità morale. Sono anzi consapevoli che le maggiori conquiste civili, politiche ed economiche nel nostro Paese sono collegate strettamente con la loro storia.
Ma sanno anche che tutto questo non basta. Occorre infatti dare una risposta alla domanda ineludibile posta dalla folla che si è radunata ad Hammamet, così come nel ricordo di Saragat e a sostegno del figlio di Lando Conti.
Quella folla vuole sapere come e quando i liberalsocialisti, che hanno ritrovato identità e orgoglio per la loro storia, avranno anche la capacità e lo strumento per affrontare in modo autonomo i temi politici dell’oggi.
(n.c.)
P.S. Quando parlo di orgoglio e identità ritrovati, mi riferisco al popolo dei laici liberali e socialisti. Non ai gruppi dirigenti delle tante piccole formazioni che non conoscono il gusto e la grandezza del rischio, in politica. (n. c.)

Caro Nicola, con le tue deduzioni sul viaggio in Tunisia, per rendere omaggio a Craxi, ci hai fatto sentire appagati di tutte le amarezze del passato. Ci hai trasmesso la forza per non dimenticare il passato riferito alla storia e agli uomini del socialismo.La foto che ti ritrae, mentre trovi uno spazio per deporre il tuo, il nostro garofano, sulla tomba di Craxi ci ha strappato lacrime di commozione.
La tua presenza a Hammamet è la garanzia che il futuro, si progetta partendo dal passato, dalla storia degli uomini che fecero grande l’Italia e gli italiani.
Un sincero, commosso abbraccio
Domenico Civitano
Bravo compagno.
Sottoscrivo,ma toglierei il forse.
Di questo articolo, uno dei pochi che ha riferito della cerimonia con il dovuto pathos, apprezzo in modo particolare il post scrptum: l’orgoglio di tanta gente comune, dei militanti, contrapposto all’ignavia dei gruppi dirigenti. Dei segretari dei partiti che ancora lucrano sull’eredità di Craxi nessuno era presente.
Forse il futuro andrà scritto senza di loro!