Ad Astra, verso le stelle, il titolo che introduce al racconto del film per aspera, attraverso le asperità del viaggio non solo nello spazio ma dentro se stesso del protagonista.
Nel silenzio della sala e dell’incipit del film, il nero della pellicola rotto a tratti dal bagliore del sole di un rosso dorato, introduce la bellezza della luce e dell’inquadratura. Si prende tempo il regista per introdurre lo spettatore alla sua ultima fatica “Ad Astra” scritto da James Gray e Ethan Gross, diretto dallo stesso James Gray e interpretato da un cast di tutto rilievo, da Brad Pitt a Donald Sutherland a Tommy Lee Jones, da Liv Tyler a Ruth Negga.
E’ un viaggio di maturazione e cambiamento quello che Roy (Brad Pitt) affronta accettando l’incarico di andare a cercare il padre Clifford Mc Bride (Tommy Lee Jones) un grande astronauta, un esploratore dello spazio che diventa pericoloso per il suo staff, ma anche per la sopravvivenza della terra. Ed è qui che Clifford si perde.
A questo punto scopriamo tre piani di lettura nel film: quella personale del rapporto tra padre e figlio, quella generale dei conflitti per le risorse e quella rappresentata dallo scopo e dal senso della missione.
Ad accompagnare e tenere d’occhio Roy nel suo viaggio sarà il colonnello Pruitt (Donald Sutherland), uno dei più cari amici di Clifford.
“La Terra credeva in lui”. E, di conseguenza, Roy McBride da ragazzino decide di seguire le orme di questo padre idealizzato e mitizzato.
Non ha nessuna reazione quando l’intelligence statunitense gli dice che il padre, da lui creduto morto per 16 anni è ancora vivo e pericoloso.
Al suo arrivo su Marte Roy incontra Helen (Ruth Negga), anche lei ha perso i genitori a causa di Clifford ma lo aiuterà a portare a termine la sua missione.
Nel suo viaggio verso Nettuno durato 79 giorni, 4 ore e 8 minuti è tale l’ansia di incontrare suo padre che Roy cresce. Non è più quell’essere asociale e privo di sentimenti ed emozioni che era all’inizio del film, ma sarà solo nel confronto sul rapporto/non rapporto tra padre e figlio, nei pressi di Nettuno, quando Roy conoscerà quel padre che con la sua assenza lo aveva reso simile a se stesso, incapace di gestire i suoi sentimenti, un solitario che cerca nella profondità dello spazio il rischio, solo allora il figlio capirà di voler tornare sulla terra, affrontare la vita da uomo ormai cresciuto, forte e capace di affrontare e gestire gioe e dolori.
Maria Rita Monaco

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