
La questione delle acciaierie di Taranto (ex Ilva) non si è ancora conclusa e si procede a colpi di sentenze, oscurando il ruolo della politica che temporeggia senza avere soluzioni risolutive e condivisibili per affrontare le problematiche esistenti.
Il 30 settembre prossimo sarà discussa dinanzi alla Corte d’Appello di Milano la nuova istanza di sospensiva presentata dai commissari del siderurgico dell’ordine di chiusura dell’area a caldo, per evitare lo spegnimento degli impianti in vista dell’udienza dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione già fissata per il prossimo 20 ottobre.
Lunedì scorso a Taranto i sindacati hanno fatto fatica a gestire la rabbia dei lavoratori dell’indotto, minacciati dalla sentenza di chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva. Il messaggio è stato trasmesso al tavolo convocato a Palazzo Chigi con governo e commissari straordinari. Un grido d’allarme che accende i riflettori su una temperatura sociale che sta raggiungendo i livelli massimi, ora che tutti i nodi della lunga vertenza legata all’acciaieria sembrano arrivati al pettine. Una situazione difficile da controllare per le stesse parti sociali, che avrebbe convinto il governo ad accogliere la richiesta di un decreto sulla cassa integrazione che escluda la cessazione dell’attività produttiva ma punti al rilancio.
Imperativo dare un segnale di fiducia, che verrà tradotto in termini tecnici in una apposita riunione al ministero del lavoro guidato da Marina Calderone. La tregua è destinata a reggere almeno fino al 20 ottobre, quando sarà la Cassazione a sezioni unite a discutere se rinviare lo stop all’altoforno dello stabilimento tarantino, per ora fissato alla fine del mese prossimo. Una finestra temporale potenzialmente utile a far maturare il piano per l’acciaio Green accennato dal sottosegretario Alfredo Mantovano nell’incontro a Roma, legato alla proposta vincolante della cordata italiana guidata da Federacciai che potrebbe arrivare a ottobre. E si attende anche la nomina di un commissario straordinario. Ieri era circolato il nome del deputato pugliese di Fratelli d’Italia Dario Iaia, ma sia Il diretto interessato che le fonti di governo hanno smentito.
L’ulteriore ricorso per chiedere la sospensione del provvedimento con cui era stato disposto lo spegnimento dell’area a caldo è stato presentato dai legali dell’ex Ilva di Taranto alla Corte d’Appello di Milano dopo il rigetto di una prima istanza di sospensiva.
L’atto, sul tavolo del presidente della stessa Corte, Giuseppe Ondei, introduce due elementi, a detta degli avvocati, di novità. Il primo riguarda la fissazione per il prossimo 20 ottobre, quindi a distanza abbastanza ravvicinata, da parte delle Sezioni Unite della Cassazione della discussione sul provvedimento con cui i giudici milanesi, lo scorso luglio, hanno deciso lo stop degli altoforni condividendo la posizione dei cittadini. L’altro elemento riguarda il fatto che ai legali dell’ex Ilva non sarebbe stata trasmessa la memoria con cui il sostituto pg Angelo Renna ha dato parere negativo alla proposta di sospensiva rigettata lo scorso 11 settembre. Sulla seconda istanza, che in pratica chiede quanto meno di attendere la pronuncia degli ermellini, è attesa una decisione a breve.
Il Governo ha presentato ai sindacati il pacchetto di misure per affrontare il problema ex Ilva dopo che la Corte d’Appello di Milano l’11 settembre ha confermato la fermata dell’area a caldo, che avverrà entro fine ottobre, ed ha rigettato le richieste di sospensiva avanzate da Ilva e da Acciaierie d’Italia. Il pacchetto sarà trasferito in un decreto legge che presumibilmente verrebbe approvato a breve dal Consiglio dei ministri. Il testo è stato messo a punto nel corso di una riunione a palazzo Chigi. Sarebbe prevista una nuova cassa integrazione per i dipendenti diretti di Acciaierie, cassa in deroga per quelli dell’indotto e delle imprese appaltatrici al fine di fermare i licenziamenti collettivi che alcune associazioni di imprese, Aigi per 2.500 persone, hanno già comunicato ma non ancora attivato, misure di accompagnamento all’esodo dei lavoratori e misure per i nuovi investimenti nell’area di Taranto, rientrerebbero nel pacchetto che ha visto il concerto, con la regia di Palazzo Chigi, di vari ministeri: Lavoro, Imprese, Coesione, Economia e Ambiente.
Per la cassa ai dipendenti diretti di Acciaierie, si ipotizza la copertura, nell’intero gruppo, per altri 5.000. Oggi la cassa straordinaria in AdI è autorizzata per 4.500 unità bel gruppo di cui 3.800 a Taranto. Sono numeri massimi consentiti, ma l’utilizzazione reale della cassa è ancora sotto questi numeri. A Taranto, per esempio, sarebbero 3.000 circa. Nel frattempo resta in corso e va avanti la gara per la cessione degli asset dell’ex Ilva a un nuovo investitore.
Si è recata a Taranto una delegazione di acciaieri italiani guidata da Federacciai per una visita agli impianti. Gli industriali del settore hanno infatti presentato una manifestazione di interesse, che ancora deve tramutarsi in offerta, per rilevare la sola area di laminazione che é a valle di quella a caldo. Area di laminazione, detta anche area a freddo, che potrà continuare a funzionare perché non toccata da alcun provvedimento giudiziario ma che, una volta spento l’unico altoforno in marcia a Taranto, il 2 ottobre, dovrà essere alimentata dall’esterno di bramme di acciaio. La delegazione di Federacciai sarà ricevuta dal commissario AdI, Davide Tabarelli, mentre il commissario Giancarlo Quaranta sarà a Roma all’incontro a Chigi con i sindacati.
Circa l’indotto-appalto dell’ex Ilva, il presidente di Aigi, Nicola Convertino ha dichiarato: “Dobbiamo cercare di capire come mettere in sicurezza il nostro personale. Sappiamo che ci sta lavorando il ministro del Lavoro, Calderone, e le misure saranno oggetto della riunione con i sindacati, ma sempre noi, comunque, dobbiamo verificare se le misure ci soddisfano o meno. La cosa che abbiamo chiesto noi è soprattutto la garanzia dei pagamenti, per cui ora dobbiamo fare una ricognizione dei pagamenti per capire la situazione. Siamo stati pagati sino alle fatture di giugno, ma chi ha potuto cedere ai factoring, perché chi non cede ai factoring o è scoperto, sta molti mesi indietro. Adesso ci deve essere pagato da AdI il lavorato di luglio, agosto e settembre”.
Per Confapi: “Le imprese dell’indotto hanno continuato ad assicurare professionalità, competenze e continuità operativa anche nelle fasi più difficili della gestione straordinaria, sostenendo rilevanti sacrifici economici e finanziari”. E quindi ora Confapi chiede “quali misure di garanzia siano state individuate per assicurare il soddisfacimento dei crediti che matureranno nel corso della gestione straordinaria e fino al perfezionamento dell’eventuale cessione degli asset aziendali; quali iniziative si intendano adottare per garantire la continuità delle attività delle imprese impegnate nelle manutenzioni dell’area a caldo, anche durante le operazioni di fermata e di messa in sicurezza degli impianti”; infine, “quali strumenti di tutela economica e finanziaria il Governo intenda predisporre affinché il processo di transizione industriale non determini un aggravio ingiustificato a carico delle imprese dell’indotto e dei relativi livelli occupazionali”.
Ascoltati ieri dalla commissione Industria del Senato, i commissari di Acciaierie, Giancarlo Quaranta e Giovanni Fiore. Il primo, riferendosi alle risorse messe a disposizione dal Governo per la società, ha dichiarato che “il prestito da 100 milioni è servito a dare continuità operativa all’azienda, non solo allo stabilimento di Taranto”. mentre Il secondo ha aggiunto che “serve comunque per pagare tutta una serie di debiti contratti per l’indotto che noi avremmo pagato se avessimo potuto continuare a produrre con la produzione, e che invece dobbiamo pagare per non aggravare ulteriormente la situazione di un indotto che già soffre molto”.
Davide Sperti, segretario generale Uilm, prima di entrare a Palazzo Chigi per il vertice con il Governo sull’ex Ilva, ha detto: “La priorità assoluta é parlare del blocco dei licenziamenti per i lavoratori degli appalti, i più esposti da 14 anni a questa vergognosa vicenda. Servono risposte e soluzioni, che mettano al centro il destino dei lavoratori che per me é sicuramente la priorità in questa triste vicenda”.
Michele De Palma, segretario Fiom CGIL, entrando a Palazzo Chigi per il vertice, ha detto: “I lavoratori si sono mobilitati per il blocco dei licenziamenti. Noi pensiamo che nella situazione in cui siamo, la nostra proposta fosse l’unica praticabile, una società pubblica che dia continuità alla decarbonizzazione e alla garanzia della produzione e dell’occupazione. Penso che il ritardo abbia generato una situazione complessa. C’è una sentenza della Magistratura, ora il punto é che si salvaguardino le lavoratrici, i lavoratori, la decarbonizzazione, la salute e la sicurezza dei cittadini di Taranto, ma anche la produzione e l’occupazione, altrimenti corriamo il rischio di fermare la produzione di acciaio nel nostro Paese. Il Governo Draghi previde un miliardo per il Dri necessario alla decarbonizzazione. Non é stato dato seguito al ruolo che la società doveva avere, cioè di fare il Dri”.
Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl, prima di entrare a Palazzo Chigi, ha rimarcato la necessità di bloccare i licenziamenti, chiedendo garanzie per i lavoratori e ammortizzatori dedicati. Inoltre, concludendo, ha detto: “E’ fondamentale che si capisca come si vuole rispondere al tema della continuità produttiva. Non dimentichiamoci che se non si trova una soluzione, la prospettiva per i diretti di Ilva sono tutti in cassa integrazione, tranne 5-600 persone. Discutere di continuità produttiva significa non chiudere Ilva e costruire le condizioni per fare in modo che ci sia la produzione di acciaio. Per noi é fondamentale comprendere il piano industriale del Governo. Non ci basta che ci dicano che c’é un bando aperto. Serve una responsabilità del Governo nel dirci come si designerà il futuro dell’Ilva, quanti forni elettrici, il preridotto, quanti milioni di tonnellate”.
Impegno per un futuro green dell’acciaio, con forni elettrici alimentati a Dri; prosecuzione della gara per la vendita degli impianti sulla base delle offerte presentate; tutela dei lavoratori, sia delle acciaierie sia dell’indotto, attraverso un modello di Cassa integrazione che non corrisponda alla Cig per cessazione delle attività; e avvio immediato dei progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto. A quanto si apprende sono questi i punti della strategia del Governo per l’ex Ilva illustrati dal sottosegretario Alfredo Mantovano ai sindacati nel corso della riunione in corso a Palazzo Chigi. Il sottosegretario ha inoltre annunciato che il Governo intende portare in Consiglio dei ministri un decreto con misure a sostegno dei lavoratori.
Il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha detto: “Noi mettiamo le risorse per creare un percorso di gestione, saranno poi le organizzazioni di rappresentanza e soprattutto le aziende a valutare i percorsi di revoca dei licenziamenti. Però, per quanto ci riguarda, stiamo definendo una cassa integrazione in deroga a copertura del bacino dell’indotto. Noi abbiamo stimato circa 4mila unità”.
Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha annunciato: “Stiamo lavorando, attraverso la gestione commissariale e con i necessari provvedimenti legislativi, affinché le imprese dell’indotto possano ricevere i crediti maturati. È un intervento in continuità a quanto già fatto in questa legislatura per l’ex Ilva con i provvedimenti adottati nell’ambito dell’amministrazione straordinaria. Un impegno che tutti ci riconoscono.
Abbiamo previsto una norma affinché il ministero delle Imprese e del Made in Italy raccolga le manifestazioni di interesse già presentate e quelle che saranno presentate, relative a investimenti nell’area di Taranto. Queste manifestazioni di interesse saranno raccolte ed elaborate in un apposito piano di investimenti per il territorio, come fatto per l’area dell’ex centrale di Brindisi. L’attuazione del piano sarà affidata a un commissario straordinario che avrà il compito di individuare gli investimenti e accompagnarne la realizzazione attraverso le procedure autorizzative previste. Il commissario dovrà inoltre individuare le opere pubbliche e le infrastrutture necessarie alla realizzazione degli investimenti.
La norma interviene sui poteri del commissario, che era già stato previsto dalla legislazione per l’area ex Ilva, rafforzandone poteri e funzioni nell’ambito del nuovo piano”.
Urso avrebbe poi aggiunto, rivelano le fonti sindacali, che: “E’ stato previsto un fast track autorizzativo per i Contratti di sviluppo e per gli incentivi già esistenti alle aziende che vogliono investire a Taranto. Gli investimenti che ricadranno nell’area individuata e nel piano di rilancio industriale potranno quindi beneficiare di procedure accelerate. Le imprese che investiranno nell’area e che utilizzeranno gli incentivi pubblici, dovranno impegnarsi ad assumere in via prioritaria i lavoratori percettori di sostegni al reddito e disoccupati dell’indotto e del bacino ex Ilva-AdI in AS”.
Il governo ha chiesto intanto ai sindacati di riaggiornare il tavolo a Palazzo Chigi dopo che la Corte di Cassazione ha fissato per il 20 ottobre l’udienza per discutere il ricorso straordinario contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo. Il decreto con le misure a tutela dei lavoratori, che sarebbe dovuto arrivare in Cdm, sarà quindi discusso “quando il quadro generale sarà più chiaro”.
In realtà il quadro generale è già chiaro. Manca la volontà politica di risolvere i problemi dell’Ex Ilva che si possono riassumere nella tipologia della produzione siderurgica, nella sua destinazione, nel mantenimento dei livelli occupazionali e nel rispetto dell’ambiente eliminando ogni forma di inquinamento. Da molto tempo, i problemi sono sempre gli stessi senza che siano mai stati risolti. Adesso, con l’intervento della magistratura, il Governo cerca un alibi per sfuggire alle proprie responsabilità.
Salvatore Rondello

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