Abbiamo di recente trattato il tema del dialogo fra laici e cattolici, dunque ci piacerebbe suggerire al Senatore Pera un tema da discutere, qualora ne avesse voglia, nelle sue dotte conversazioni con Ruini. I giornali di ieri riportano una notizia che lascia sgomenti: il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia – quindi una voce ufficiale della Chiesa, non un cane sciolto – ha scomunicato una intera equipe di medici colombiani che, conformemente alle leggi di quel Paese, ha praticato un’interruzione di gravidanza su una bambina di undici anni, rimasta incinta dopo essere stata violentata dal suo patrigno.
La motivazione della scomunica, data dallo stesso cardinale, è la seguente: “Tutte le persone che hanno partecipato all’intervento medico sono dei malfattori perché hanno stroncato la vita di un innocente prima della nascita”.
Su una simile tragedia, non abbiamo nessuna vaghezza di ironizzare. Ci chiediamo in nome di cosa, o di chi, di quale presupposto senso di giustizia e di superiorità etica e morale, si possa pretendere che una bambina, sì una bambina, di undici anni, che ha già subito l’indicibile trauma della violenza sessuale, debba essere costretta a portare a termine una gravidanza per la quale il suo fisico, oltretutto, non è ancora certamente strutturato. Perché questa bambina debba aggiungere sofferenza a sofferenza, trauma a trauma, dolore a dolore, perché, soprattutto, debba essere condannata solo a subire senza capire – per far felice il cardinale Trujillo ed il suo Pontificio Istituto? Che, tra l’altro, dovrebbe gentilmente spiegarci quale genere di Famiglia ritiene di difendere – quella dei patrigni violentatori? – e quale vita innocente intende tutelare: quella della bambina non conta nulla?! E’solo un contenitore di qualcos’altro?!
Ancora una volta, ci interroghiamo sul concetto di carità cristiana, che ci risulta totalmente incomprensibile se viene praticato con tale abnorme inflessibilità. E ci chiediamo come sia possibile che la Chiesa, impegnata per volontà del suo Pontefice in un’opera di evangelizzazione, scelga di affidarsi a simili personaggi che sembrano fatti apposta per provocare una ribellione della ragione, dei sentimenti, di tutto quanto attiene al senso profondo della dignità e del rispetto laicamente intesi come considerazione dei diritti dell’individuo.
Non ci illudiamo di ottenere una risposta, ma speriamo che queste poche righe inducano comunque ad una qualche utile riflessione. Una soprattutto: si può tutelare una vita a discapito di un’altra?! Domanda molto difficile, soprattutto per chi crede che la coscienza sia un bene individuale, non soggetto a tutori di grado superiore.
Chiara Boriosi

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