Le scelte economiche di Schröder e la successiva sconfitta elettorale del Partito socialdemocratico tedesco sono emblematiche di come sia difficile, per i partiti socialisti, governare in una economia globalizzata e contemporaneamente mantenere il consenso elettorale.

Perché dunque pensare di realizzare, come ripropongono alcuni, ciò che non è riuscito in un secolo? Non sarebbe meglio ripensare in termini più concreti a come rilanciare e rendere attrattiva anche in Italia una cultura politica riformista, socialista, di stampo europeo, che è presente nel corpo elettorale di partiti come il Pd, Sel e naturalmente il Psi. Senza confondere per favore il pensiero liberale di Blair con il pensiero socialdemocratico keynesiano di Schröder. E qui occorrerebbe aprire una riflessione, perché le scelte economiche di Schröder e la successiva sconfitta elettorale del Partito socialdemocratico tedesco sono emblematiche di come sia difficile, per i partiti socialisti, governare in una economia globalizzata e contemporaneamente mantenere il consenso elettorale. E per mantenerlo, o si fanno politiche economiche di destra, come ha fatto Blair, oppure si fanno politiche economiche di sinistra, ma perdendo il consenso. Nel 1930 Keynes scrisse un articolo intitolato Il problema degli alti salari contro quelli che lui chiamava “il partito degli altri salari”. La sua tesi era che in un sistema economico globalizzata una politica di solo aumento dei salari non porta benefici, ma dà un risultato opposto, perchè gli imprenditori finirebbero per delocalizzare le proprie imprese all’estero facendo così aumentare la disoccupazione.
La scelta di Keynes, per migliorare le condizioni della classe lavoratrice, è invece quella di aumentare il potere di acquisto dei salari liberando i lavoratori da tutta una serie di costi che sono centrali per il loro benessere e caricandoli, mediante la leva fiscale, sullo Stato. Keynes ne elenca alcuni, l’assicurazione sociale, le pensioni, la sanita pubblica, la scuola pubblica, le abitazioni pubbliche, i sussidi per famiglie numerose e bambini. E conclude dicendo che se deve esprimere una preferenza tra aumento della tassazione o aumento dei salari per migliorare le condizioni dei lavoratori, lui opterebbe per l’aumento delle tasse. In realtà Keynes faceva un ragionamento politico: l’aumento dei salari come unica leva avrebbe premiato i singoli lavoratori senza introdurre elementi aggiuntivi di socialità e di senso di appartenenza. Le politiche sociali proposte invece, oltre a migliorare la vita dei lavoratori e a non deprimere la competitività delle aziende inglesi, intervenivano profondamente nel tessuto sociale e culturale rendendo più solidale e coesa tutta la società.
Nei primi anni del 2000, in Germania i salari erano i più alti d’Europa e la Germania era in profonda crisi economica. Schröder optò per ridurre i salari e flessibilizzare il lavoro spostando sullo Stato una maggiore politica di sostegno sociale. Come dire: più comunità e meno individualismo. Più socialismo e meno liberismo individualista. Purtroppo una simile politica, se non è sostenuta da una forte azione pedagogica, non può portare consenso elettorale perchè il singolo lavoratore vive nell’immediato più la perdita individuale del proprio salario che il processo di formazione di una società più coesa. L’economia tedesca oggi è forte grazie alle riforme introdotte da Schröder, ma nell’immediato la Spd ha perso un mare di voti.
Ed è questo un problema che è sempre stato comune a tutte le sinistre quando arrivano al governo di un Paese. Spostare l’ottica economica dall’individuo alla comunità risulta quasi sempre perdente sul piano del consenso elettorale. Per questo quando la sinistra arriva al governo finisce quasi sempre per ripercorrere politiche economiche liberiste per non perdere rapidamente il consenso elettorale. Forse a sinistra sarebbe utile una riflessione per capire che se alla destra può bastare la vittoria elettorale per governare alla sinistra non basta vincere, ma se alla vittoria elettorale non segue un forte processo di coinvolgimento e mutamento culturale della società, la vittoria elettorale è destinata o a svanire rapidamente o a costringere la sinistra stessa ad inseguire politiche economiche di destra pur di continuare a garantirsi un consenso un pochino più lungo.

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