Poco meno di 12 milioni di elettori voteranno per le amministrative di primavera. Interessate alla consultazione 8 province e oltre 900 comuni, 163 dei quali con popolazione superiore a 15 mila abitanti. Fra questi 27 sono capoluoghi di provincia. Una consultazione che interessa un quarto del corpo elettorale e che riveste un indubbio significato politico. Il centro destra punta sul risultato per dare un altro scossone al governo dopo l’autogol della Finanziaria, il centro sinistra, tradizionalmente più radicato sul territorio, spera al contrario di limitare i danni e dimostrare di essere ancora in sintonia con il Paese. Con una simile posta in gioco ci si aspetterebbe che, a quattro mesi dal voto, la Casa delle Libertà avesse già iniziato la sua campagna elettorale. Invece, niente. Nelle città dove il centro destra è all’opposizione, e sono la stragrande maggioranza, non c’è ancora il candidato sindaco. E’ la solita storia. Salvo rare quanto lodevoli eccezioni la Casa delle Libertà non esiste come coalizione organizzata sul territorio. E’ una situazione che ormai è diventata insostenibile perché la cosa non riguarda solo gli elettori di centro destra ma attiene al corretto funzionamento del sistema democratico. La mancanza di una potenziale e credibile opposizione rende stanca e asfittica anche l’azione di chi è chiamato a governare. La ragione di tutto questo è arcinota e risiede principalmente in Forza Italia. Gli azzurri non sono, e non vogliono essere, un partito nel vero senso della parola. Niente elezioni dei dirigenti, niente selezione dal basso della classe politica locale. La scelta ha alcune ragioni di fondo, non tutte sbagliate, prima fra tutte quella di evitare la burocratizzazione degli apparati ma alla lunga il rimedio si è dimostrato peggiore del male perché lo scarso radicamento sul territorio e l’assenza di democrazia interna hanno portato alla crescita di una classe politica locale autoreferenziale incapace di tenere vivo un qualsiasi rapporto dialettico con le popolazioni amministrate. Non è sempre così ma questo succede nella maggior parte dei casi. Ora all’avvicinarsi delle elezioni, si moltiplicano gli appelli all’elettorato moderato. Con l’argomentazione che bisogna mandare un segnale a Prodi si cerca di fare il pieno dei voti. In molti però stanno prendendo le distanze. E’ comprensibile che si siano rotti le scatole. Insomma, basta con il voto a personaggi politici di terzo piano. Con questi signori, che poi magari diventano anche parlamentari o ministri, non si va da nessuna parte. La verità è che le elezioni amministrative non servono per dare scossoni a Prodi anche perché l’unica possibilità di vedere cadere il governo è che si sfaldi, per implosione, la maggioranza che lo sostiene. Non ci sono altre strade. Meglio allora sfruttare il voto di primavera per sperimentare altre strade. Creare nuove aggregazioni. Provare sul campo a dare finalmente voce e contenuti a quell’area laica e liberal-socialista che non trova spazio nel centro-sinistra e nel centro-destra.
A primavera 12 milioni di italiani al voto. Il centro destra cerca di buttarla in politica
“Un segnale contro Prodi” così la Casa delle Libertà cerca l’appoggio degli elettori moderati nel voto amministrativo di primavera. Ma questa volta l’appello potrebbe cadere nel vuoto. Le elezioni occasione non politica per sperimentare nuove aggregazioni

“La scelta deve essere netta ed a carattere generale: o con il centrosinistra se possibile ed in un ruolo condizionante (…perbacco!) o all’opposizione di “questo centrosinistra”.”
Forse riesco a tradurre per me ( lì per lì non intravedo la …grande manovra!) il senso dell’operazione : o i partiti componenti la sinistra accettano di venire guidati dal polo laico socialista- ed allora possiamo votarli – ,oppure … proclamiamo lo sciopero del voto per questa sinistra . Della destra non si indica nemmeno la parola , essendo termine infetto . E si deve sfuggire anche “dall’illusione di una collocazione in terzi poli (inesistenti quantomeno elettoralmente) “ , restando nel limbo degli astenuti , degli aventiniani.
Come manovra mi pare tanto semplicistica nella presentazione quanto problematica nella realizzazione , tipica da caratteristica denominazione manzoniana; anche perché si intravede subito la preferenza dell’avvocato ,di poter ottenere ( come Bobo Craxi ) una tribuna di visibilità offerta dall’ Ulivo , che consentirebbe al suddetto polo di non “ diventare terzo “….
Anche se non mi è chiaro per niente dove sarebbe la collocazione dell’ipotesi
“ all’opposizione di questo centro sinistra “; ma è probabile che esistano strapuntini a disposizione di chi voglia comunque salire sul pullman , ma senza mescolarsi con gli altri viaggiatori .
Io temo che il problema sia di difficile soluzione anche progettuale , a meno che non si decida di scrollarsi di dosso le casacche di “destra” o “sinistra”; sia perché la preferenza scic od intellettualoide appare sempre per la sinistra ( quindi il bipolarismo è veramente sbilanciato ), sia perché il cercare accasamenti di comodo non porta nessuna soluzione all’attuale dimensione politica. E non ne porterebbe assolutamente per nuove iniziative quale vuol essere la nostra.
Forse qualcuno ambisce – a sua volta -a “dare scossoni a Prodi “,passo necessario per poter petire sgabelli , ma se è del “nuovo “ che bisogna parlare , allora occorre quantomeno –prima di iniziare le attività- un sostanziale chiarimento di base sul “ cosa si intende per “.
Sono d’accordo : “La scelta deve essere netta ed a carattere generale “ . E senza infingimenti od ammiccamenti . Per me destra e sinistra sono oggi solo delle banderuole ,dei falsi-scopi ( passatemi l’uso di termini artigliereschi ),specchietti per le allodole utilizzabili per regimare masse più o meno docili ed amorfe , ma non più idonee ad individuare e selezionare ( come di fatto non si può più fare ,vista l’attuale legge elettorale)delle élites politiche oramai sottese principalmente al mantenimento della propria “professionalità” , e distaccate dal vissuto quotidiano dell’ elettorato .Il quale a propria volta si distacca dalle attività politiche , sempre meno capace di sceglier quelle ( c.d. rappresentanze ) con cognizione di causa ,che poi sarebbe la propria . Purtroppo l’elettorato oggi serve solo a confermare , a richiesta , il pollice verso od alzato del Cesare Romano di turno .
Per questo è vero che “in molti … stanno prendendo le distanze “: …..in molti ,ma non i duri e puri ,che pretendono di innovare mantenendo l’omaggio alle stesse dinastie. Invece occorre convincersi che con “certi signori( a scelta –in un coacervo di opposti -dal professionista d’èlite al giudice severissimo ,al rivoluzionario ed agitatore più o meno pentito,al funzionario di partito o sindacato), che poi magari diventano anche parlamentari o ministri, non si va da nessuna parte “.
Pòle l’omo (e la donna ) che pensa ( sapiens ) seguire solo la carota del “sinistra”?
Non sono d’accordo che le elezioni amministrative non servono per dare scossoni a Prodi. Una sconfitta del centrosinistra sarebbe un segnale allarmante per lo stesso centrosinistra che ne dovrebbe trarre le conseguenze.
Ma anche una sostanziale tenuta del centrosinistra con contestuale sconfitta interna della lista dell’Ulivo (se ci sarà) o dei DS e Margherita sarebbe un segnale di altrettanto allarme politico.
Quanto a sfruttare il voto di primavera per sperimentare altre strade con “nuove aggregazioni” possibili non ne vedo di concrete.
L’area laica e liberal-socialista deve fuggire dall’illusione di una collocazione in terzi poli (inesistenti quantomeno elettoralmente) e deve evitare la presentazione delle solite listette.
La scelta deve essere netta ed a carattere generale: o con il centrosinistra se possibile ed in un ruolo condizionante o all’opposizione di “questo centrosinistra”.
“l’unica possibilità di vedere cadere il governo è che si sfaldi, per implosione, la maggioranza che lo sostiene. Non ci sono altre strade.”
Certo : non ci sono altre strade !!
Ma dovesse succedere ,occorre avere anche una proposta di legge di espressione popolare per modificare il sistema elettorale ,ripristinando la preferenza e liberalizzandola. Altrimenti il creare nuove aggregazioni sarebbe impresa vana e disperata. Occorre prima cambiare il sistema in generale ,salvo poi poter discutere liberamente l’indirizzo da dare a nuove aggregazioni. O vogliamo creare una nuova “cosa nostra” ,come quelle che ora regimano la vita politica e non solo,nel nostro paese ? Non ci sono altre strade ,ma la strada è complessa , superando anche quella del creare nuove aggregazioni . Dal momento che si vuole ripartire ,ripartiamo con il piede giusto.