Io credo che questo discrimine esista, nonostante la tendenza soggettiva a raggruppare come a destra o a sinistra quelli che non la pensano come te…

Non sarebbe meglio, escludendo le estreme (che fra l’altro alle ultime elezioni hanno preso percentuali, come si dice, da prefisso telefonico), non sarebbe meglio fissare una asticella che distingua almeno chi sta a destra e chi a sinistra? Io credo che questo discrimine esista, nonostante la tendenza soggettiva a raggruppare come a destra o a sinistra quelli che non la pensano come te… e nonostante molti sostengano che non c’è più differenza sostanziale fra destra e sinistra… Con questi non sono assolutamente d’accordo. Io credo che questo discrimine ci sia e credo che questo discrimine sia rappresentato dal modo in cui si percepisce l’uguaglianza.
Non scopro certo la luna: questo discrimine l’ho ricevuto dall’insegnamento di Norberto Bobbio, anche se molti se ne sono dimenticati. Io credo che quell’insegnamento sia ancora valido, anche se Bobbio non c’è più, e i suoi allievi ormai sono canuti. Allora: se si ritiene che la disuguaglianza sia ineludibile e ineluttabile e che non ci riguardi, si è di destra. E’ una concezione che risale i secoli: nel periodo feudale i guerrieri che erano in grado di acquistare una armatura e un cavallo da combattimento, e si battevano per la parte vincitrice, venivano premiati con la rendita delle terre, e col tempo diventavano nobili. Così nasce l’aristocrazia, semplicemente dalla forza, non dalla saggezza. Poi si consolida e il re e l’aristocratico diventano tali “per diritto divino”. Fino alla rivoluzione francese che taglia la testa al re e ai nobili, proclamando l’uguaglianza. Quindi, chi ritiene che la disuguaglianza sia tale per un disegno superiore, è di destra. Chi ritiene che una maggiore uguaglianza economica, sociale e culturale, sia auspicabile, è di sinistra.
Questo è il discrimine, diciamo così, di matrice accademica. Ma ci sono anche altri fattori per distinguere chi sta a destra e chi sta a sinistra. Chi ha un forte senso della giustizia, e vede nelle ingiustizie una offesa personale, è di sinistra. Chi usa le cariche pubbliche per fare affari, è di destra. Se poi vogliamo marcare il confine nitidamente, abbiamo un esempio davanti agli occhi. E’ morta Margaret Thatcher. <Nel frattempo sono morti di fame anche molti minatori> ha commentato Riccardo Barenghi su La Stampa. La Thatcher è un chiarissimo esempio di cosa vuol dire essere di destra. Non esiste la società, ha detto la Thatcher, esistono gli individui. Ognuno è protagonista delle propria fortuna (o sfortuna). Chi emerge e trionfa non deve rendere conto di nulla. La selezione darwiniana, che Darwin ha applicato solo agli animali, nella società della Thatcher si applica perfettamente all’uomo. Gli esclusi, si arrangino. Ecco, non è difficile concludere: noi di sinistra non crediamo nel sacro egoismo, ma invece crediamo nella società, crediamo nella solidarietà, crediamo nella compassione, crediamo nel fatto che più uno ha, più è tenuto a occuparsi anche degli altri. Dovrebbe essere un discrimine chiaro a sufficienza per non confondere chi sta a sinistra e chi sta a destra.
di Lorenzo Borla)

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