
La giornata di protesta e sciopero generale nazionale, indetta da Usb ed altri piccoli sindacati è passata. L’informazione ci ha tenuto a sottolineare che le manifestazioni, a sostegno delle 50 imbarcazioni dell’iniziativa umanitaria della Global Sumud Flotilla e dei palestinesi soprattutto di Gaza, sono state prevalentemente pacifiche, partecipate fino ad un massimo di 200mila protestatari e scioperanti (20mila cadauni a Roma e a Bologna, decine di migliaia a Genova, Torino, Napoli) diffuse in 75 città, con il blocco di servizi pubblici, università, autostrade, tangenziali, stazioni, binari e porti in cui si sono inseriti i millenaristi di Ultima generazione. C’è da dubitare sul pretestuoso pacifismo di questo tipo di manifestazioni, non veicolate a precisi obiettivi elettorali o sindacali, che lasciano sempre sul terreno danni evidenti. A detta di stessi numerosi manifestanti l’intento era di suscitare la reazione degli indifferenti che non prendono posizione sull’intervento militare israeliano a Gaza e non si sbracciano per il riconoscimento dello Stato della Palestina. Molta gente, molto più numerosa dei manifestanti, non ha potuto prendere un aereo o un treno o una nave, è rimasta bloccata per ore in macchina o nelle stazioni e talvolta nelle aziende, perché paramilitari, non si è recata al lavoro per cause di forza maggiore, non ha potuto tenere esami o magari laurearsi, ha preso paura per le aggressioni subite a Torino, Roma, Bologna, Genova, Livorno, Ancona, Napoli. Oppure, prevedendo il disastro, ha deciso in anticipo di soffrire un giorno da sequestrati in casa visto il via libera al ribellismo autorizzato. Questi milioni di persone, non contabilizzate, alla fine giornata, si sono trovate ancora più salde nella loro convinzione di non schierarsi e nel loro diritto all’indifferenza verso una situazione di guerra oggettivamente non risolvibile né dal nostro paese né dal nostro continente, né dall’organizzazione mondiale degli Stati. Moltissime centinaia di migliaia di persone si sono informate sui costi previsti dal gesto della Flottilla, ca. € 20 milioni e si sono chieste se non era il caso di farsi risarcire dai ricchi finanziatori umanitari. Nessuno ha creduto veramente che una piccola organizzazione sindacale come Usb fosse veramente in grado da sola di mettere in ginocchio il paese.
Ed ha inteso che l’opposizione, d’ora in poi, sulle prossime elezioni regionali, sulla giustizia, sul premierato, sull’autonomia differenziata strillerà sempre, a vanvera, Gaza e genocidio. Il risultato è la crescita, nei sondaggi, del sostegno alla maggioranza che non si sbilancia a sostenere un popolo finora rappresentato da un gruppo terrorista e criminale. Langue l’interesse per i pronunciamenti dell’organizzazione mondiale degli Stati che si appresta a riconoscere lo Stato di Palestina. Nella storia le condanne dei governi di sinistra, centro e destra di Israele sono state ca. 170, una in più non cambierebbe molto. l nuovo riconoscimento della Palestina, ora promosso da Parigi e Riad, è un doppione di quello del 2012 e fa meraviglia che i manifestanti non se ne ricordino. L’atroce richiamo al genocidio cozza con il dato di Gaza dove nell’ultimo anno sono nati 50mila bimbi e dove si continuano a vedere masse di persone muoversi nei trasferimenti coatti, apparentemente né affamate, né senza mezzi di trasporto e sempre con il cellulare a portata di mano. Oggettivamente la parola genocidio, tirato in ballo con annosi intervalli, richiama ben altri stati di cose. La novità è che parte dell’anglosfera e della Francia hanno cambiato la loro classica posizione. Pesa però in quei paesi l’incidenza delle masse musulmane, ben presente nel voto e nell’opinione pubblica.
Intanto mentre Italia e mondo dovrebbero soffrire per Gaza, la regione più direttamente interessata, quella araba, resta iper immobile, dopo gli attacchi terribili di Gerusalemme a Siria, Libano, Iran, Yemen e lo stesso Qatar. La Lega araba condiziona ogni soluzione palestinese all’uscita di scena di Hamas. La Nato araba proposta dall’Egitto, che dipende dai soldi sauditi si è fatta subito bolla di sapone. I leader arabi si sono detti solidali con i qatarini ma gli Accordi di Abramo, tra Israele e Bahrain, Emirati, Marocco e Sudan, reggono in attesa che passata la buriana, vi entrino anche i sauditi. Israele non è mai stata tanto criticata ma non è un nemico, anzi è un prezioso alleato economico ed oggi la temuta potenza egemone regionale. Gli appelli arabi per fermare Gerusalemme sono rivolti solo a Trump, non certo all’Europa o all’Onu.
Le manifestazioni però sono state anche violente. Hanno replicato lo stile e l’organizzazione del G8 di Genova 2001 dove gli scontri furono pianificati per sabotare il nuovo governo di destra-. A Milano, Brescia e Bologna le proteste sono divenute assalto all’arma bianca della stazione centrale, di tangenziale e autostrada A14, con tanti di scontri e 60 poliziotti feriti. Da qui in avanti ci saranno tante altre manifestazioni con motivazioni gassose, canti improponibili (tipo Palestina dal fiume al mare) e voglia di trovare lo scontro, il ferito, il morto. Già ora con c’è colloquio, scontro, dibattito dove non vengano tirati fuori le solite accuse catalizzatrici, da fascismo a fascismi a squadristi. D’altronde è l’unico modo in cui il popolo sinistro riesce a mobilitarsi. In Italia neanche oggi si riesce a condannare le Br; nel continente resta impossibile attendersi una reale condanna concreta della fazione di Hamas.
Resta solo la memoria di quando lo stesso spirito di manifestazione violenta senza idee dava del fascista, e nelle scritte del nazista ad un vero amico dei palestinesi quale Craxi.
Giuseppe Mele

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