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A chi dobbiamo la vita a Cesare o a Dio?

Se un sistema sociale come l’Italia è ricco di imprese ma povero di salari dignitosi e di produttività, sul banco degli imputati va messa la cultura e gli addetti ai lavori.
Se invece produce, grazie alla cultura, ma la politica non è in grado di tassarlo quanto basta per garantire funzionalità allo Stato, o lo tartassa fino a costringere le imprese a licenziare e chiudere o fallire, è la politica che va rimandata a casa e condannata a risarcire poveri, disoccupati, e falliti.

di Franco Luceri | 13 Ottobre 2022

Per rendere un Popolo docilmente asservibile, non servono le sette fatiche di Ercole. Basta disordinargli il mosaico dei valori fondamentali della vita; e vi si adegua per non ammattire a riordinarlo.
Se falsificando la cultura fai credere che a questo mondo esistiamo solo per gentile concessione della scuola che ci istruisce, della politica che ci nutre e cura, della giustizia che ci tutela e delle banche che ci finanziano; smettiamo di credere che invece è il Padreterno a crearci capaci di sviluppare intelligenza interagendo con la Natura per trarre da essa tutte le risorse necessarie a vivere una vita sana e dignitosa. Proprio come tutti i popoli del mondo negli ultimi 10 mila anni arrivando sani e salvi fino a un secolo fa.

Questo è il motivo per cui la politica ha allontanato i popoli occidentali dalla religione. Se avessero continuato a credere in Dio e nel potere istruttivo, nutritivo, curativo e salvifico della Natura, avrebbero capito che cultura politica e finanza sono tre pessimi surrogati, vitali per gli addetti ai lavori e mortali per gli altri.

Ciò che all’Umanità serve davvero lo dobbiamo a Dio, che ci ha reso capaci di vivere dignitosamente la povertà, senza l’armata brancaleone della politica, che fingendo di sconfiggerla negli ultimi tre quarti di secolo ci ha lasciato in mutande.

Ciò che elargiscono i potenti ci costa un occhio e non di rado anche la vita se decidono di farsi la guerra.

Per dare a Cesare quel che è di ….. bisogna distribuire meriti e colpe fra cultura, politica e finanza, con imparzialità.

Se un sistema sociale come l’Italia è ricco di imprese ma povero di salari dignitosi e di produttività, sul banco degli imputati va messa la cultura e gli addetti ai lavori.
Se invece produce, grazie alla cultura, ma la politica non è in grado di tassarlo quanto basta per garantire funzionalità allo Stato, o lo tartassa fino a costringere le imprese a licenziare e chiudere o fallire, è la politica che va rimandata a casa e condannata a risarcire poveri, disoccupati, e falliti.
Se invece le imprese hanno difficoltà a nascere, assumere o crescere per carenza o costo proibitivo del credito, sono i banchieri che vanno processati e tassati per risarcire imprese e lavoratori.
Tutto il resto è “nebbia”: è disinformazione prodotta dal mondo della “in-cultura” al servizio di politici e/o banchieri per impedire ai cittadini di arrivare alle VERE cause e incriminare i VERI responsabili.
Da un sistema sociale incasinato dalla politica si può uscire vivi. Ma se gli irresponsabili si annidano a monte, fra le teste d’uovo de l’istruzione, informazione, burocrazia e professioni asservite alla finanza mondiale rapace; per salvarsi temo che serva un miracolo.

Il mondo della cultura dovrebbe fornire ad ogni singolo cittadino la capacità di avere una visione ed elaborare la giusta strategia per perseguirla.

Ma se senti filosofi e matematici imputare mancanza di visione e strategia ai loro colleghi passati alla politica, capisci che siamo così morbidotti perché il mondo della cultura è “lucidissimo” quanto un ubriaco all’uscita dall’osteria a mezzanotte.

Che sia stato il locomotore culturale a trainare l’umanità sulla via del progresso democratico è lapalissiano. Ma trainando trainando, siamo passati dai quattro “cavalli” all’origine, agli attuali quattro milioni di “socrati e pitagori” solo in Italia. E che un tale spreco di “im-potenza intellettuale” potrebbe deragliarci dalla civiltà alla barbarie o a l’autodistruzione, è più che pertinente ipotizzarlo.

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banche, cultura politica, filosofi, informazione, italia, mondo, natura, popoli del mondo, religione, responsabili, scuola

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luciano Dissegna

    16 Ottobre 2022 alle 18:48

    Sicuramente un intervento di spessore, intellettuale e morale. LD

    Rispondi

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