
Antonio Tajani in vista delle elezioni del giugno del 2024 ha auspicato che “prosegua il dialogo tra PPE e ECR,” il partito dei conservatori europei guidato da Giorgia Meloni.
Da mesi c’e’ chi lavora perché alle elezioni dell’anno prossimo si formi nel Parlamento Europeo una nuova maggioranza politica composta da popolari, conservatori e sovranisti in analogia con quanto è accaduto in Italia con la coalizione che sostiene il Governo di Giorgia Meloni.
Dagli attuali sondaggi risulta, infatti, che PPE e ECR saranno lontani dall’ottenere una maggioranza e avranno bisogno dei sovranisti euroscettici di Identità e Democrazia (a cui aderisce la Lega di Salvini) per superare il 51% degli europarlamentari.
A Bruxelles la coalizione politica “all’ italiana” deve, pero’, superare ancora un’ altra incognita. Se da noi Forza Italia collabora volentieri con Fratelli d’Italia e con la Lega, numerosi partiti di ispirazione popolare, a partire dalla CDU tedesca sono spaccati rispetto all’ipotesi di un forte spostamento a destra dell’asse politico europeo.
Una parte del PPE teme – non a torto – che un eventuale spostamento a destra produrrebbe una grave battuta di arresto nel processo di costruzione di una nuova Europa, più democratica, più prospera e – last but not least – finalmente influente nel mondo globale.
È evidente che – da soli – i Democratici & Socialisti Europei e i Verdi (per quanto possano ottenere un buon risultato) non sono in grado di bloccare le forze conservatrici, sovraniste (e talora oscurantiste) di eventuale alleanza europea di Centro Destra.
In questo contesto i partiti europei che si riconoscono in “Renew Europe” (gruppo attualmente composto da101 europarlamentari) avranno un ruolo importantissimo – probabilmente determinante – nel tentativo di arginare e fermare la corsa dei popolari, conservatori, sovranisti e populisti del centro destra.
Renew Europe è espressione di tre partiti europei. Il primo é ALDE (a cui in Italia aderisce +Europa di Emma Bonino).
ALDE e’ una formazione politica laica e “liberal”, nata nel lontano 1976 che ha avuto un ruolo cruciale nell’ approvazione di direttive europee importantissime in tema di diritti e libertà civili pari opportunità e non discriminazione, esemplari a livello mondiale. Per inciso è l’ unico partito a cui i singoli cittadini europei possono iscriversi direttamente senza passare necessariamente dai partiti nazionali.
Un altro partito di Renew Europe è il PDE, forza centrista di ispirazione cristiana, fondata nel 2004 da Francois Bayrou. Per l’Italia vi hanno recentemente aderito Italia Viva di Matteo Renzi (dal 2021) e Azione di Carlo Calenda (dal 2022).
La terza componente è Renaissance, il Partito di Emanuel Macron con cui – per la cronaca – è stato eletto in Francia parlamentare europeo l’italiano Sandro Gozi.
Ho accennato all’inizio ai motivi per cui le prossime elezioni europee del giugno 2020 avranno un valore storico per il futuro dell’Italia e di tutte le nazioni europee.
Se la destra vincesse potrebbe riportare indietro di 30 anni l’Unione Europea. Per i sovranisti che guardano esclusivamente agli interessi nazionali e’, infatti, difficile (se non impossibile) elaborare politiche europei comuni ed efficaci su cui gli Stati membri possano convergere. Sovranismo e europeismo costituiscono un ossimoro, anche alcuni leader cercano di nascondere all’ opinione questo dato di realtà.
Il punto centrale e’ che le divisioni tra i diversi paesi europei (destinate ad aumentare in modo esponenziale qualora vinca la destra) indeboliscono il potere negoziale della UE nei confronti del resto del mondo.
L’ esperienza insegna come la Russia (Gazprom, Rosatom, Lukoil ecc.) abbia abilmente giocato sulle divisioni tra i paesi europei nel campo dell’ energia ed un discorso analogo. Stesso discorso vale per la Cina (Huwaei, ZTE, TikTok di ByteDance, ecc.) nel comparto digitale e delle telecomunicazioni.
L’ Unione Europea governata dalla destra cercherebbe sicuramente di premere ulteriormente l’acceleratore sulle dinamiche intergovernative a scapito di un reale avanzamento del processo di integrazione.
E qui casca l’asino. L’ integrazione e’ cruciale perché l’Europa si trasformi da “payer” in “player”, ovvero in un attore politico in grado di affrontare adeguatamente le sfide globali: dal cambiamento climatico alla transizione energetica, dalla sicurezza internazionale alla global health.
Oggi, inoltre, e’ imperativo un cambiamento radicale dell’ approccio verso il continente che ci sta di fronte.La penetrazione cinese in Africa è nota da tempo.
Meno conosciuta è la più recente attività promossa dalla Federazione Russa, delle aziende russe e dal gruppo Wagner in Sud Africa, Mali, Repubblica Centro Africana, Burkina Faso, Mozambico, Libia e Sudan.
Sotto questo profilo occorre una visione strategica più ampia. La percezione in molti paesi del mondo è che l’ Unione Europea si occupi esclusivamente dell’ invasione della Russia in Ucraina. Non si tratta in verità di una percezione completamente sbagliata.
Allargare lo sguardo a tutti i paesi africani in cui la Russia cerca di fare da padrona rende assai più credibile il ruolo internazionale dell’ Europa.
Invece di inseguire la chimera di improbabili partnership pubblico/privato l’ Unione Europea deve inaugurare una nuova politica per l’ Africa che metta innanzitutto al centro i bisogni primari delle persone (alimentazione, acqua, istruzione e salute innanzitutto).
Una maggiore e più intelligente attenzione politica e pratica ai paesi più fragili del mondo è anche la condizione per far vincere i valori della società aperta rispetto ai disvalori ( per esempio la sorveglianza tecnologica di massa) promossi del totalitarismo cinese e di altri regimi dispotici.
Per i partiti e federalisti e per + Europa in particolare nei dodici mesi che ci separano dalle elezioni europee la prima cosa da fare è trasmettere agli elettori italiani tutta l’ importanza della posta in gioco.
Occorre prepararsi in tempo e sulla partita dwlle europee c’ è anche una grande ignoranza da colmare.
Nessuno ne parla, ma le prime pagine dei giornali seguono da settimane il duello – sempre più patetico – tra Carlo Calenda e Matteo Renzi. Non ci siamo proprio, è in atto un vero disastro auto distruttivo.
A mio avviso a tutti e due non manca l’ intelligenza, Renzi ha in più un’ abilità tattica non comune, ma – a mio avviso – a tutti e due manca la visione strategica che serve nei momenti più difficili.
Per la cronaca ricordo che i due ex dirigenti del PD hanno un elemento in comune di cui nessun parla più. Tutti e due hanno strizzato l ‘ occhio alla Cina quand’ erano al governo. Il primo ha autorizzato l’ ingresso della Cina nella società strategica CdP (Snam, Terna, Italgas). Il secondo non si è minimamente preoccupato di porre paletti alle aziende cinesi in vista dei progetti sperimentali del 5G.
Eppure le reti e le loro complesse interrelazioni sono al centro del pensiero strategico.
Per quanto riguarda Matteo Renzi aggiungo un aspetto che mi sta particolarmente a cuore. Il 24 febbraio 2022 si e’ dimesso (come altri 6 ex primi ministri della UE) dal cda della società russa Demobil, una scelta doverosa dopo l’ invasione della Russia in Ucraina.
Benissimo, ma la domanda è perché Matteo Renzi – soprattutto dopo aver assunto la direzione de Il Riformista siede ancora nel board della fondazione saudita FII Institute?
Osservo che la sua permanenza in FII (la fondazione promossa dal principe ereditario Muhamnad Bin Salman) non è il massimo soprattutto perche’ ha deciso di intraprendere il nuovo mestiere di giornalista.
Non so se l’ editore del Riformista abbia valutato questo aspetto piuttosto delicato sotto il profilo deontologico.
Per come lo conosco (quando vuole) Matteo Renzi dimostra un certo coraggio. Per esempio contro il volere dei potenti dicasteri dell’ ambiente e delle infrastrutture dette vita a Palazzo Chigi ad una struttura preziosa in materia di tutela dell’assetto idrogeologico.
Oggi mi aspetto che in qualità di direttore de il Riformista incarichi i suoi collaboratori di promuovere una serie di inchieste del migliore giornalismo investigativo sulla drammatica storia di Jamal Kashoggi.
Quel che è certo è che i bisticci e le bizze di Calenda e di Renzi aumentano moltissimo la responsabilità di + Europa e degli altri partiti europeisti e federalisti.
La destra al governo dell’ Europa avrebbe conseguenze disastrose per le famiglie, le imprese e per tutti i cittadini italiani.
Alle prossime europee l’ Aventino dalla politica non è azione colposa, ma una colpa molto grave. È un dovere per tutti, nessuno escluso, avvicinarsi o riavvicinarsi alla politica.
Marco Mayer

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