Moltissimi anni fa, nelle strade della Toscana, per un qualche motivo che non ricordo, due gruppi di uomini giovani vennero a diverbio e, presto, dalle parole si passò ai fatti. Di uno dei due gruppi, facevano parte alcuni pugili che tornavano da una cena organizzata per festeggiarli. Tra questi, Mario D’Agata che nella sua carriera, tra i moltissimi titoli, mise a segno quello di campione mondiale del pesi gallo. Proprio indicando lui, uno dell’altro gruppo esclamò: “quello lasciatelo a me, ci penso io”. Ho conosciuto personalmente D’Agata. Sordomuto, frequentava quotidianamente la sede della sua associazione, vicinissima a casa mia. Ciò consentì di rinsaldare una simpatia che era nata quando mi veniva a trovare nel mio ufficio di Vice Sindaco di Firenze per un qualche motivo che non era mai personale. Era una pasta di uomo, sempre sorridente e affettuoso. Sul ring, invece, era una specie di macchinetta da pugni, veloci e incessanti. Il malcapitato che se lo era andato a cercare rimase incredulo e sbalordito, e ognuno di noi può immaginare la sua faccia.
Mi è tornato in mente questo episodio a leggere, ascoltare e vedere, da un mese a questa parte, le frasi e le espressioni di molti esponenti del Movimento 5 Stelle. Succede, infatti, che a quasi due mesi dalle elezioni, la gente si è stufata dei loro proclami di vittoria e della pretesa di dettare condizioni per un governo che non riescono a fare a causa della loro imperizia e/o arroganza. Anche i 5 Stelle, come il malcapitato rimbalzato sui cazzotti del pugile D’Agata, non riescono a capacitarsi. In dieci anni, all’insegna del Vaffa…lanciato da Grillo, hanno offeso tutti, accusandoli delle peggiori nefandezze. E nessuno si era mai preoccupato di reagire. Per colpevole sottovalutazione: dello stato in cui era ridotto il Paese, e del livello di imperizia dei dirigenti grillini.
Ora, invece, la gente ha cominciato a reagire. E, avendolo fatto tardi, recupera gli interessi degli anni nei quali ai 5 Stelle ogni cosa, persino le cazzate venivano fatte passare. Ovviamente i grillini non se lo aspettavano. E reagiscono in maniera piagnucolosa. “Dovevano” governare perché avevano vinto. E la gente li manda a spagliare. Ricorda che si governa se si ha la capacità di convincere anche altri, attraverso compromessi, e, soprattutto per la qualità delle proposte.
Questa reazione altrettanto forte, proporzionata alle offese e alla ignoranza non so se è un bene. Fa aumentare il surriscaldamento dei rapporti fra i partiti e anche fra i cittadini italiani. Ma può avere una grande forza educativa. Perché è vero che non devi fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Ma, se glielo fai, probabilmente gli altri non faranno più ciò che non si dovrebbe mai fare.
Nicola Cariglia

Il tentativo di fare un governo da parte di Di Maio mi sembra surreale. Voglia di potere a tutti i costi. Cari sostenitori dei grillini, come si fa a dire che si propone un patto su alcuni punti al PD, se questi punti contrastano con tutto quello che il precedente governo a marca PD ha fatto finora? Non ho particolare simpatia per Renzi e il Renzismo, ma ciò che ha detto mi pare lapalissiano: se volete governare con noi anche noi vi proponiamo i nostri punti che sono innanzitutto la continuità con quanto abbiamo fatto. Avete detto finora che non vi stanno bene e dunque che tipo di governo avevate in mente di fare con noi? E come si fa a proporre a Salvini di suicidarsi politicamente facendo l’ascaro di un governo con premier Di Maio, programma Di Maio, tradendo i patti stretti con Berlusconi e Meloni? Pacta sunt servanda, dicevano i latini e da questo punto di vista mi sembra che Salvini abbia agito con una lealtà da galantuomo. Se si è sleali con uno poi lo si è anche con gli altri. Renzi insegna. E l’altro proverbio che mi torna a mente è: chi semina vento raccoglie tempesta. Ha scritto bene Cariglia. Per quanto mi riguarda avrei tifato per un governo 5 stelle – PD, che sarebbe durato lo spazio di un mattino e avrebbe fatto sbancare il tavolo al centro destra nelle future prossime elezioni. Ma per quanto attaccati alla poltrona i PD non possono rinnegare quanto fatto da Renzi e Gentiloni come Di Maio pretenderebbe. Facile cavalcare lo scontento e la rabbia del Paese, ma per governare ci vuole ben altro: programmi chiari, capacità di mediazione. Nei grillini vedo solo arroganza, presunzione, incapacità politica, velleitarismo, supponenza, superficialità. Non sono qualità di governo. E i fatti lo stanno per ora dimostrando.
Mi scusi, ma il PD è spaccato, Renzi non è piu’ segretario, o sbaglio? Quindi sarebbe a Martina di decidere e non a lui, ovviamente la parte del PD che rinnega l’operato di Renzi, e soprattutto gli elettori, sarebbero soddisfatti di questo accordo.
Nessuno si è scandalizzato dei mesi e mesi di attesa per un governo in Germania, penso che si debba applicare la stessa regola in Italia, se non si arriva ad un accordo, si torna al voto.
Per il responso delle urne, un governo dovrà rispettare la volontà popolare e basarsi sui 5 stelle per formare un governo. Tant’é.
Inveire contro un partito che partendo, da una supposta superiorità morale rispetto a tutti gli altri cittadini, prima promette, proclama, pontifica su tutto poi si affloscia in questa ridicola manfrina ” franza o spagna purchè se magna” è il minimo.
Da cittadino amministrato dai 5 stelle( Livorno), non mi stupisce si incominci ad intravedere ciò che c’è dietro agli slogan ed alle semplicistiche soluzioni di questo partito : il nulla.
A Nicola gli è presa la fissa contro Grillo, una vera e propria ossessione. Silenzio sulla debacle del PD, silenzio su un non segretario che detta legge e continua a dirigere un partito che ha distrutto umiliando persone e trattandole come fantocci.
La situazione attuale è il risultato delle politiche fallimentari dei partiti tradizionali e Di Maio è stato serio e credibile anche in questa fase, ha proposto un chiaro programma in diversi punti, chi ci stava bene, altrimenti si torna alle urne.
E il mio voto ai 5stelle di Beppe Grillo e Luigi di Maio sarà ancora piu’ forte e convinto.
Le proposte sono di qualità Nicola, non ti gira per la testa che i partiti che difendi non vogliano nessun cambiamento in meglio?
Di cosa ti rallegri poi non si sa, la sinistra è fuori gioco, o la destra vince (cosa che non dovrebbe rallegrarti), oppure ci sarà ancora una presenza molto forte dei 5stelle che costringerà a fare, prima o poi, compromessi con loro. Oppure faranno un’altra legge elettorale per sbarrargli la strada, forse è la sola cosa che ti interessa.
Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire o, come in questo caso, capire. Le proposte che avanzano i grillini sono di “qualità” e “chiare” solo per la loro assurdità e incompetenza. Se poi qualcuno vuole credere agli asini che volano è naturalmente libero di farlo ma, per favore, voi che li votate dite ai vostri parlamentari di smetterla di ripetere a memoria le 5 righe che qualcuno ha gli ha scritto “non ci fanno governare, non vogliono il cambiamento”. A tutto c’è un limite, anche al ridicolo.
ARRIDATECE LA PRIMA REPUBBICA
Della regola “occhio per occhio” o “il miglior perdono è la vendetta”, Nicola? Mi pare però un po’ diverso. Il buonismo del politicamente corretto ha prodotto questa situazione in cui non ci si raccapezza più. Molta colpa però ce l’hanno i media intasati di giornalisti ideologici, che hanno cercato di farci credere lucciole per lanterne. I cittadini però hanno altri mezzi che vanno da quello della protesta a quello della proposta e lo stanno dimostrando in questo caotico periodo. I vaticini vari inventati dai buonisti, dai rottamatori, dai “vaffanculisti” o dagli speranzosi nel partito unico hanno fallito. ARRIDATECE LA PRIMA REPUBBLICA dove almeno ci taglieggiavano per fare qualcosa. Oggi siamo in mano agli “urlatori” tutti che gridano peggio dei cantanti degli anni ’60. Un tempo solo i sindacalisti gridavano; i politici diversamente, erano pacati e ragionavano. Questi bulli (non faccio nomi che tutti conoscono) distruggono e basta. E con questo non è che a me piace la Lega o Salvini: solo che mi sa che il vero “grossolano” rottamatore padano sia lui.