Se i giovani fossero ancora liberi di vivere con emozione la loro età, coltivare i loro sogni, credere nella realizzazione del loro futuro, anche quello di Gina e Marco sarebbe un giorno speciale.

In una società che ancora oggi basa i suoi fondamenti sul consumismo, sul denaro, sull’apparire, una società che lascia ai giovani solo la certezza di lavori precari e scarsamente retribuiti , in una società che cerca solo il gossip, che si nutre di scandali veri o presunti, dalle olgettine alle intercettazioni del capo dello stato, quante speranze ancora per i giovani? Quali possibilità di speranza di un mondo diverso e migliore quando anche e soprattutto le madri sono consapevoli dello stato di desolazione e del mondo perverso e corrotto in cui introducono le figlie, che dal canto loro sanno benissimo a cosa vanno incontro?
In questa amara commedia che sottolinea ed evidenzia la ricerca di successo, fama, lustrini, soldi facili cui spinge e convince una televisione sempre più povera dal punto di vista morale e culturale, la tragedia di una gioventù sottratta, di una spensieratezza che non esiste, di una adolescenza non vissuta.
E a poco serve il pensiero, che vorrebbe essere consolatorio, che la globalizzazione ha portato questo problema non solo in Italia (ricordiamo il bel film di Garrone “Reality”) ma anche nella lontana repubblica georgiana che, a firma RusudanChkonia, ha presentato KeepSmiling nella sezione Giornate degli autori. Anche in questo caso un reality che con il miraggio di un premio di 25 mila euro e un appartamento di quattro stanze mette a nudo le miserie di dieci donne coinvolte in un concorso/farsa.
Ma parliamo del film che sarà nelle nostre sale il 4 ottobre. Parliamo delle crisi di panico che colgono Gina nel corso della lunga giornata di attesa. Mentre l’appuntamento con l’onorevole che potrebbe darle una mano nella carriera di aspirante attrice viene rimandato fino a sera, mentre quei 5 minuti, quel gesto che potrebbe cambiarti la vita (?) viene procrastinato, in quel lungo intervallo nasce una storia di complicità, di ingenue confidenze, di sogni che si sa resteranno tali tra Gina e Marco.
E’ fatto bene il film della Comencini, ha tanti riferimenti con film importanti nella storia del nostro cinema, (da Bellissima a tanto cinema di Pasolini) ma dice cose già dette, fa vedere periferie di Roma stralunate ma se tornassimo al bianco e nero sono le stesse periferie di Mamma Roma, un po’ più curate, rallegrate dai colori ma prive di servizi ieri come oggi.
Come in Bellissima è la madre che manda allo sbaraglio la figlia bruttina, (in questo caso la protagonista è bella perché nel mondo di oggi la bellezza è la carta vincente su tutto, è ricercata spasmodicamente, perché ti apre tutte le porte , del compromesso) facendola partecipare ad un concorso che porterà solo umiliazioni per la piccola e al disgregamento dei suoi sogni che aveva riversato sulla figlia.
Anche in questo caso è la madre che prepara la figlia, la trucca, le compra un vestito caro ed elegante, le consiglia come parlare e come muoversi, la spinge ad accettare quei “cinque minuti” che potrebbero essere presto cancellati, basta dimenticarli e non parlarne più.
E non è il cinema che supera la realtà ma è la realtà che supera la fantasia (basta ascoltare le intercettazioni di certe mamme che al tempo del bungabunga rimproveravano alle figlie di “perdere le occasioni” di “non sai farti avanti”, dando così un quadro squallido del nostro basso livello anche culturale. E se la scena finale con Marco che grida il nome di Gina circondato dagli anonimi palazzoni della periferia sembrare eccessivo, la regista ci invita invece a leggerla come possibilità, come spiraglio di speranza: se c’è una voce forte in grado di superare l’ipnosi della televisione, c’è ancora una possibilità di speranza per i giovani in primo luogo e per la società tutta. Basta provare a crederci, smorzare le luci dei riflettori e dei lustrini e riappropriarci del buon senso, della cultura, della voglia di essere ancora giovani con i sogni dei giovani e adulti con la consapevolezza delle difficoltà ma con la volontà di superare gli ostacoli con il lavoro e la dignità.

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