
L’attivista democratico Joshua Wong, uno dei volti più noti delle proteste di Hong Kong, è stato condannato a 10 anni di carcere per cospirazione finalizzata alla collusione con forze straniere, in base alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. Il trentenne, che a settembre si era dichiarato colpevole, sta già scontando una pena di quattro anni e otto mesi per il coinvolgimento nelle primarie informali dell’opposizione del 2020 e avrebbe dovuto tornare libero nel gennaio 2027. Secondo l’accusa, Wong aveva collaborato con l’attivista in esilio Nathan Law per sollecitare sanzioni internazionali contro Cina e Hong Kong. Il giudice William Tam ha definito grave il reato, riducendo da 13 a 10 anni la pena inizialmente individuata grazie all’ammissione di colpevolezza. Le due condanne potranno essere scontate contemporaneamente. Per i critici, la sentenza conferma la stretta sul movimento democratico dell’ex colonia britannica, mentre le autorità difendono la normativa come necessaria a garantire la stabilità della città.
Post Midterm, la Cina spera ancora in Trump ma teme il Congresso Dem
La Cina continua a puntare sul dialogo con Donald Trump nonostante la pesante sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato, che consegna ai Democratici il controllo di Camera e Senato. Pechino considera il voto una questione interna americana e ribadisce la volontà di attuare le intese raggiunte tra Trump e Xi Jinping, in vista del nuovo incontro previsto al vertice APEC di Shenzhen. Gli analisti cinesi ritengono possibile preservare la stabilità bilaterale, ma temono maggiori pressioni dal Congresso. Zhao Minghao, dell’università Fudan, avverte che la maggioranza democratica potrebbe irrigidire la linea su Taiwan, intelligenza artificiale e controlli all’export tecnologico, sottoponendo a maggiore scrutinio le concessioni di Trump a Pechino. Tra i dossier più delicati figurano 14 miliardi di dollari di armi a Taipei finora rinviati dalla Casa Bianca e le restrizioni sui semiconduttori. Per Da Wei, dell’università Tsinghua, la stabilità strategica può reggere fino alla fine del mandato presidenziale, ma con maggiori interferenze parlamentari. Il rischio per Pechino è che un Trump politicamente indebolito conservi ampi poteri negoziali, ma abbia meno margini per garantire l’attuazione degli accordi con Xi.
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