
La natura del conflitto sociale nel panorama politico ed economico contemporaneo impone una profonda riconsiderazione degli strumenti di lotta democratica, primo fra tutti lo sciopero. Per una testata di approfondimento e libera riflessione come Pensalibero, analizzare lo sciopero oggi da una prospettiva socialista riformista significa spogliarlo della retorica puramente nostalgica per rintracciarne l’intrinseca necessità strutturale. Il socialismo democratico italiano, che ha avuto in figure del calibro di Giuseppe Saragat punti di riferimento ideologici e morali insostituibili, ha sempre inteso lo sciopero non come fine a se stesso, né come un dogma rivoluzionario volto all’abbattimento traumatico delle istituzioni, bensì come un supremo contrappeso democratico. Saragat ha speso la sua intera parabola politica per dimostrare che l’emancipazione delle classi subalterne e la giustizia sociale sono elementi costitutivi della stessa libertà democratica. Senza uguaglianza sostanziale, la democrazia formale si riduce a un simulacro. Oggi, in un’epoca dominata dal capitalismo delle piattaforme, dalla frammentazione dei contratti e dall’atomizzazione dei lavoratori, lo sciopero assume un significato radicalmente nuovo. Non si tratta solo di sospendere l’attività produttiva all’interno del perimetro fisico di una fabbrica fordista, ma di spezzare, anche solo provvisoriamente, il flusso incessante delle merci e dei dati per rimettere al centro la persona. Lo sciopero moderno è un atto di libertà che squarcia il velo dell’isolamento individuale imposto dal neoliberismo. Esso unisce il rider della gig economy, il ricercatore universitario precario, l’operaio della logistica e l’impiegato pubblico in una ritrovata solidarietà intergenerazionale. In questo senso, la lezione del socialismo riformista è straordinariamente attuale: lo sciopero è uno strumento di negoziazione e di civiltà, volto a riequilibrare i rapporti di forza tra capitale e lavoro all’interno dell’alveo costituzionale. Scioperare oggi significa opporsi con forza alla mercificazione totale delle nostre esistenze, esigendo stipendi dignitosi, tutele reali e sicurezza nei luoghi di lavoro. Significa anche difendere i servizi pubblici essenziali, come la sanità e l’istruzione, che rappresentano il patrimonio comune dei cittadini. La sfida del socialismo moderno consiste nel saper tradurre le vecchie e nobili parole d’ordine della solidarietà in risposte concrete per i nuovi bisogni del precariato diffuso. Scioperare, in definitiva, rimane l’atto democratico più alto per ricordare che l’economia deve servire l’uomo, e mai il contrario
Raffaele Amendola

Lascia un commento