
Il XX secolo ha visto l’esplosione di due fenomeni: i social simbolo dell’imbecillità come li definì Umberto Eco e i sondaggi che, anche stavolta, si stanno per avvicinare ai cugini social.
L’ennesimo casus belli sono state le ultime elezioni in Israele. Premetto che personalmente non entro mai nel tifo pro o a sfavore di questo o di quello. Per cui al di là di come la si possa pensare su Bibi Netanyahu passiamo a quello in cui si sono sbizzarriti tutti i sondaggisti venendo anche ben pagati.
In premessa molti, come al solito, hanno proiettato i propri desideri di vedere affossato il premier israeliano per cui molti sparavano titoli o sottotitoli con un unico messaggio:
“È un Benjamin Netanyahu costretto a rincorrere quello che ci consegnano gli ultimi sondaggi sul voto in Israele.”
Oppure:
“La differenza fra i due schieramenti si è ridotta nell’ultima settimana: la coalizione di centro-sinistra, guidata dall’ex capo di Stato maggiore della Difesa, Gadi Eisenkot, otterrebbe 55 seggi a fronte dei 51 del blocco di destra del premier”
Peggio ancora con:
“Le proiezioni e i sondaggi preelettorali in vista del voto del 27 ottobre 2026 in Israele delineavano una competizione estremamente frammentata e in perfetto equilibrio tra i blocchi contrapposti. Le stime per la Knesset indicavano il blocco dell’opposizione di Gadi Eisenkot a quota 52 seggi e la coalizione del premier uscente Benjamin Netanyahu a 50 seggi.”
Più precisamente la settimana prima:
“lo scarto era di 54 a 49”

Tutto ciò avveniva sia sui piani internazionali che quelli italiani come l’ISPI che pubblicava il sondaggio partito per partito di uno studio israeliano dove Yashar il partito del leader dell’opposizione di Eisenkot figurava al primo posto:
Con l’avanzamento dello spoglio reale delle schede il 28 ottobre 2026, i risultati hanno progressivamente smentito le proiezioni dei sondaggi.

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