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Scontri e disordine pubblico: la strade diverse di Italia e Francia

Nel contesto di una crisi gravissima, la Francia si prepara al disordine pubblico sotto la responsabilità e gli ordini di Macron. In Italia la situazione è diversa. In Francia, il presidente Emmanuel Macron si è assunto, in tv, la responsabilità dei gravi incidenti del fine settimana nelle grandi città d’Oltralpe. Forte dei suoi poteri costituzionali, ha dato direttive immediate e precise al governo di Sébastien Lecornu, che lui stesso “presiede” nella Repubblica semipresidenzialista.

di Salvatore Rondello | 29 Ottobre 2026

Nel contesto di una crisi gravissima, la Francia si prepara al disordine pubblico sotto la responsabilità e gli ordini di Macron. In Italia la situazione è diversa.

In Francia, il presidente Emmanuel Macron si è assunto, in tv, la responsabilità dei gravi incidenti del fine settimana nelle grandi città d’Oltralpe. Forte dei suoi poteri costituzionali, ha dato direttive immediate e precise al governo di Sébastien Lecornu, che lui stesso “presiede” nella Repubblica semipresidenzialista.

Il ministro dell’Interno, il prefetto Laurent Nuñez, ha ordinato già lunedì il coprifuoco dalle sei di sera in ampie zone di Parigi, Lione e Marsiglia (qui ristretto ad aetatem ai minorenni). Ha annunciato anche che, in vista del cosiddetto “Atto II” di protesta previsto per sabato prossimo, sono in pre-mobilitazione anche i 10mila militari della cosiddetta “Operazione Sentinella”, istituita già nel 2015 come misura stabile di rafforzamento della tutela dell’ordine interno.

Il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha esteso da 48 a 72 ore il fermo di polizia in caso di “atti criminali organizzati” e ha pubblicamente raccomandato ai magistrati la massima severità nel giudicare i casseurs di ogni età: i danni multimilionari a migliaia di commercianti dovranno essere ripagati fino all’ultimo centesimo.
L’Eliseo, che già lo scorso luglio ha annunciato il bando dei social media per gli under 16, ha voluto anche che il premier riunisse i rappresentanti di tutte le forze parlamentari. A sei mesi dalle elezioni presidenziali, il sospetto che a mettere a ferro e fuoco il Paese sia la sinistra antagonista di La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon è esplicito nel dibattito pubblico.

In Italia, dove le piazze si sono infiammate a Milano quasi come a Parigi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva annunciato già lunedì mattina misure d’emergenza per il mantenimento dell’ordine pubblico (anche su sollecitazione del sindaco Beppe Sala).

Lunedì pomeriggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato per la prima volta gli eventi, durante un intervento a un appuntamento istituzionale.
Mattarella ha espresso cautela nel giudicare soggetti inediti e ha auspicato “approfondimenti” sugli incidenti. È parso confermare una linea di lungo periodo, inaugurata nel febbraio 2024, quando il Quirinale censurò e frenò con energia la risposta delle forze dell’ordine a studenti e centri sociali che a Pisa si avvicinavano in modo ostile a luoghi ebraici.

Martedì il governo ha infine predisposto un decreto comprendente numerose misure di rafforzamento della risposta di polizia e giustizia ai casseurs italiani. Fino all’ultimo, a far notizia sui siti è stato il braccio di ferro fra Palazzo Chigi e il Quirinale sul fermo preventivo per i minorenni, che ha poi invece trovato posto nel decreto. In molte prime pagine cartacee di ieri, l’alt del Quirinale a un governo “cileno” ha dominato le titolazioni, nelle quali è stato intestato alla Presidenza anche lo stop all’invio a Milano di soldati con le stesse prerogative delle forze dell’ordine.

È vero che la Costituzione assegna al Quirinale il comando delle Forze armate ma se sabato a Milano, o altrove, si rivelasse utile lo spiegamento di truppe per fronteggiare un’escalation di violenze, chi comanderà le forze armate? Il presidente della Repubblica oppure il governo, che in una Repubblica parlamentare è totalmente responsabile della sicurezza di tutti i cittadini, di quelli che lo hanno votato e anche di quelli che lo contestano e vorrebbero abbatterlo alle prossime elezioni?

A Parigi comanda uno solo, ed è chiaro chi è. Macron avrà poteri e responsabilità pieni fino al ballottaggio presidenziale del prossimo 2 maggio. Non vi sarà alcuna “coabitazione” politica con alcuno, benché la Costituzione francese la contempli in via di prassi. Quella italiana, invece, lo esclude nella sua lettera e non prevede che il Quirinale eserciti verifiche unilaterali di costituzionalità in tempo reale sugli atti del governo. Contestare o contrastare le scelte di un governo in carica è compito dell’opposizione: in Parlamento e al voto. La Consulta interviene su istanza di parte.

La Francia ha vissuto nel fine settimana una nuova, intensa attività di proteste. Nel bilancio stilato a metà giornata dal ministro dell’Interno Laurent Nunez, il Viminale transalpino ha registrato “136 manifestazioni su suolo pubblico, contro le 264 della settimana precedente”, stimando la presenza di circa 35.000 persone nei cortei. Di diverso avviso le sigle dei lavoratori: secondo i dati forniti dai sindacati, la risposta di piazza ha visto mobilitarsi oltre 800mila persone in tutto il Paese.

Sabato scorso, in Italia, ci sono state vari cortei con episodi di scontri e cariche, soprattutto a Torino, ma le misure del governo si sono rivelate efficaci o è prevalsa la linea della non violenza adottata dai manifestanti?

A commento dei temuti scontri di piazza di sabato, preannunciati da giorni in tutta Italia, è che alla fine la rivolta, nonostante i numerosi fermi (371, di cui 110 minori) e qualche carica di alleggerimento, sostanzialmente non c’è stata violenza e questa è davvero una buona notizia. A Napoli, usando gli altoparlanti, i manifestanti hanno ricordato ai poliziotti la loro stessa estrazione sociale e che stanno lottando per problemi come il caro vita che riguardano anche i poliziotti.
Mentre gli italiani si chiedono che nesso ci sia tra il carovita e l’ostinata ricerca di incidenti se non una chiara volontà politica, non sappiamo se hanno veramente funzionato anche i “fermi preventivi” del recente decreto del governo. Alla fine il peggio lo si è visto a Torino, dove, come sempre, i centri sociali protestano ormai da mesi per la chiusura del centro Askatasuna, ma è stato un sabato di quasi “ordinaria” protesta.

Nel complesso bisognerebbe forse dare merito a chi ha predisposto i piani di contenimento e controllo dell’ordine pubblico nelle varie città, o alla presa di coscienza dei manifestanti che sono più incisive le proteste civili e senza violenza? Il dubbio resta ed è legittimo.
La notizia della giornata è stato comunque l’individuazione di Youssef Siher come presunto organizzatore del movimento “17 ottobre”, quello che ha portato alle devastazioni di Milano settimana scorsa. L’uomo, di chiare origini italiane…, pare sia un giornalista “freelance” che in passato ha collaborato anche con il Fatto Quotidiano. Ora è indagato per istigazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo. In questo modo viene messa a repentaglio la libertà politica di protestare e dissentire da di chi esercita il potere contro gli interessi della popolazione.

L’averlo bloccato poche ore prima delle manifestazioni annunciate per il weekend ha sicuramente contribuito a scompaginare i dimostranti. Tuttavia non bastano le misure di forza a fermare le rivoluzioni come insegna la storia. Sicuramente le tensioni si ripeteranno anche nelle prossime settimane, all’interno di una regia che è anche politica e di evidente contrapposizione al governo Meloni, finché non saranno rimosse le cause sociali che determinano il malcontento dei manifestanti.

La relativa tranquillità delle manifestazioni e gli interventi preventivi hanno fatto così rimanere a secco la fame di news possibilmente angoscianti da rilanciare sul pubblico da parte di tanti inviati “sul campo”, ma è stato decisamente meglio così.
Alla fine l’unica notizia per cui l’Italia è andata sul circuito dell’informazione mondiale (i disordini italiani sono stati scaramucce rispetto a quelli francesi) è l’irruzione di un pò di dimostranti al Colosseo, che non si è capito bene cosa c’entrasse con il carovita. Tra l’altro, se erano manifestanti pro-pal (ma si sono autodichiarati militanti dell’Asse antimperialista). I giovani forse non sapevano che l’Anfiteatro Flavio è stato costruito 1950 anni fa proprio con i proventi del saccheggio di Gerusalemme della prima guerra giudaica e quindi in qualche modo Hamas si era già preso la rivincita in anticipo. Vespasiano, Tito e Domiziano, però, si erano già evidentemente allontanati dalla tribuna d’onore al momento degli scontri, scortati non dalle forze dell’ordine ma dai pretoriani di servizio.

Ironia a parte, la notizia del Colosseo è stata un pessimo input per il nostro turismo e non migliorerà sicuramente la nostra economia, dando una brutta visione dell’Italia all’estero. Così come nessuno considera le perdite e il mancato incasso di migliaia di negozi in tutta Italia chiusi preventivamente per evitare assalti e danneggiamenti.
Restano comunque alcuni punti fermi da sottolineare e “lasciare agli atti”. Per esempio il taglio enfatico e sensazionalistico che si è comunque voluto dare alle cronache (a partire da Sky, che in ogni collegamento in diretta ha parlato di “imponenti manifestazioni” quando questo non appariva certo dalle immagini) e che, in decine di minuti di filmati, non ha mai condannato le violenze o espresso una sola frase di solidarietà con le forze dell’ordine.

Sì, perché se è vero che non ci sono stati gravi incidenti, non sono mancati comunque gesti di inciviltà contro gli agenti che, come sempre, non fanno onore e sviliscono la forza civile della protesta.
Anche di questo si dovrebbe parlare, visto che tirare pietre e insultare i poliziotti è ormai considerato normale, da parte di alcuni manifestanti, eppure non ha nulla a che vedere con le proteste contro il carovita, mentre anche qualche ministro dovrebbe riflettere sull’aver accennato a una possibile “guerra ibrida”, fomentata dalla Russia, considerato l’arresto di ieri.

Anzichè pensare ad educare, sorge il sospetto che si lascia crescere in casa la criminalità senza la necessità di importarla. Ma questo non deve essere confuso con la libertà di manifestare liberamente e pacificamente il proprio disagio sociale ed il proprio dissenso alla politica del governo. Se lo Stato diventa brigante, i cittadini hanno il dovere di protestare e far valere i loro diritti.

Salvatore Rondello

Scontri e disordine pubblico: la strade diverse di Italia e Francia
Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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