
Qualche settimana fa in occasione di una partita di calcio della nazionale israeliana fece scalpore l’espulsione di un giocatore che segnato un gol prese una bandierina del calcio d’angolo e mimò un tiro di fucile. Apriti cielo. Sui social apparve la prova provata che persino i calciatori incitavano al genocidio dei palestinesi. A parte che il giocatore in questione rappresentava un colpo da biliardo e solo un orbo poteva pensare diverso, possibile che non si sappia come si impugna un fucile e come una stecca? Sayed Abu Farchi, di lui si tratta, non è ebreo, è arabo e mussulmano. Curiosa nazionale di calcio quella di un paese dove si praticherebbe l’apartheid, e pure convoca i cittadini arabi in nazionale. Guardare quanti neri africani hanno giocato nella nazionale di rugby del Sud Africa con ancora Mandela presidente.
Coloro convinti in questi mesi della volontà genocida di Israele, dovranno pur prendere atto delle elezioni in corso dove partecipano due partiti arabi, raccolgono una quindicina di deputati, in rappresentanza del venti per cento della popolazione araba israeliana. Partiti arabi che potrebbero andare al governo in una maggioranza alternativa all’attuale guidata da Netanyahu. E questi non sono nemmeno gli unici arabi presenti in Israele, ci sono anche i tuareg ai confini del Sinai che non partecipano alla vita pubblica e pure fedeli alleati di Gerusalemme.
Curioso che un paese genocida non inizi con l’epurare le etnie diverse al suo interno e preferisca sterminare quelle situate fuori dai confini. Israele ha più arabi in casa di quanti ve ne siano a Gaza, votano liberamente e possono contribuire a far cadere il governo. Solo questa situazione dovrebbe far capire che la tesi del genocidio servì principalmente a coprire i crimini di Putin in Ucraina e mettere il leader di uno Stato democratico sul banco degli imputati accanto all’autocrate russo. Pari e patta.
Un esponente di rifondazione comunista ha da poco dichiarato che la democrazia riconosce il diritto di sostenere chi ci pare e lui sostiene Hamas. Osservazione perfettamente lecita, tanto che in Italia si è sostenuto Stalin, Ho ci min, Castro, Gheddafi, Saddam, Khomeini, perché mai anche non l’amena dirigenza di Hamas. Da notare solo che quando si è sempre schierati dalla parte di chi la democrazia la viola sistematicamente, si è semplicemente dei nemici della democrazia, non dei difensori del genere umano. Hamas ha partecipato alle elezioni nel 2005, le ha vinte, ha eliminato tutti i suoi oppositori, quello sì fu un genocidio della Anp da Gaza e cancellato le elezioni per vent’anni. Nemmeno si fosse istituito il regime di Mussolini. Un legame dunque molto stretto con una parte degli italiani, convinti di essere progressisti, quando hanno riscoperto le loro origini fasciste.
Riccardo Bruno
Direttore politico de “La Voce Repubblicana”

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