
La Serbia volta pagina. La vittoria elettorale del movimento sostenuto dagli studenti segna una svolta nella storia recente del Paese balcanico e mette fine al lungo predominio di Aleksandar Vučić, che ha guidato la politica serba dal 2014, prima come premier e poi come presidente. Una sconfitta che lo stesso leader ha riconosciuto la sera del 25 ottobre, aprendo una fase di profonda incertezza, ma anche di nuove possibilità per il futuro democratico del Paese. Secondo le proiezioni preliminari, la lista studentesca avrebbe conquistato una solida maggioranza parlamentare.
Per comprendere le ragioni di questo risultato bisogna tornare al novembre 2024, quando il crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di 16 persone. La tragedia alimentò proteste contro la corruzione e la mancanza di trasparenza, trasformandosi progressivamente in una contestazione più ampia del sistema di potere. Gli studenti riuscirono a portare nelle piazze migliaia di cittadini, dando voce a un malcontento che andava oltre il mondo universitario.
La loro forza è stata la capacità di trasformare l’indignazione in partecipazione politica. Un movimento nato nelle università è riuscito così a sfidare un apparato consolidato, facendo leva sulla richiesta di responsabilità, istituzioni indipendenti e maggiore tutela dei diritti democratici.
La vittoria elettorale, tuttavia, non risolve automaticamente i problemi del Paese. Come sottolinea Reuters, il movimento dovrà dimostrare di saper governare nonostante l’assenza di una leadership politica tradizionale e di una consolidata esperienza amministrativa. La sua lista riunisce profili diversi, tra accademici, professionisti e rappresentanti della società civile: una pluralità che ha favorito l’allargamento del consenso, ma che potrebbe rendere più complessa la definizione di un programma condiviso.
Le priorità saranno la lotta alla corruzione, la riforma della giustizia, il rafforzamento delle Istituzioni e il miglioramento dei servizi pubblici. A queste si aggiungono le questioni economiche, in un contesto che richiede decisioni rapide anche sulla gestione del bilancio pubblico.
Il percorso non sarà semplice. L’OSCE, nel rapporto preliminare pubblicato il 26 ottobre, ha evidenziato un contesto elettorale caratterizzato da forte polarizzazione, disparità nelle opportunità di campagna, pressioni sugli elettori e squilibri nella copertura mediatica a favore dello schieramento al potere. Un quadro che rende ancora più urgente ricostruire la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni.
La svolta serba avrà conseguenze anche sul piano internazionale. Bruxelles ha accolto positivamente il risultato, vedendo nella nuova fase politica un’opportunità per rilanciare il percorso europeo di Belgrado. L’adesione all’Unione, tuttavia, richiede progressi concreti sullo Stato di diritto, sull’indipendenza della magistratura e sulla libertà dei media.
Resta inoltre da capire quale orientamento assumerà il nuovo governo nei rapporti con Mosca e Pechino, partner importanti per la Serbia, e come affronterà la questione del Kosovo. La vittoria degli studenti non implica necessariamente un’immediata inversione della politica estera: il movimento ha mostrato posizioni articolate e dovrà trovare un equilibrio tra le proprie priorità interne e gli interessi strategici del Paese. Reuters segnala, in particolare, che la continuità dei rapporti con la Russia rimane un tema sensibile.
La Serbia entra dunque in una fase decisiva. Il successo degli studenti dimostra che anche un sistema politico consolidato può essere messo in discussione quando la protesta riesce a tradursi in consenso elettorale. Ma il cambiamento non si misurerà soltanto con la fine dell’era Vučić.
La vera prova sarà costruire istituzioni più trasparenti, garantire regole democratiche credibili e rispondere alle aspettative di una società che ha chiesto un futuro diverso. La vittoria ha aperto una porta; trasformarla in una svolta duratura sarà la sfida più difficile.
Angioletta Massimino

Lascia un commento