
Per avere un negoziatore unico europeo, occorre un governo unico europeo, senza il quale, l’Europa può anche indicare il negoziatore che le pare, il risultato sarà di non conterà nulla ai negoziati. Lo dimostra il primo tentativo effettuato da Norvegia e Finlandia che hanno ripreso i contatti con Putin, non a nome dell’Europa, ovviamente, ma sulla base dei colloqui avvenuti con Stati uniti ed Ucraina, in quanto, come hanno spiegato gli stessi leader, “paesi confinanti”. Questo oltre a spaccare l’Unione europea, i paesi non confinanti, avrebbero bisogno di un negoziatore a parte, ha irritato la Svezia, che anche se non confina territorialmente con la Russia ha un tratto di mare contiguo di fronte a Stoccolma e non ha partecipato all’iniziativa degli altri governi scandinavi. Si è divisa persino la Scandinavia.
Il presidente del consiglio italiano, che la stampa indica come possibile negoziatore europeo, ha sentito il bisogno di ammonire i partner. Non andiamo in ordine sparso, ha detto sagacemente. Cioè, quanto era appena successo. Parole queste che l’onorevole Meloni dovrebbe intanto rivolgere ai partiti della sua maggioranza dopo che il senatore Salvini aveva fatto sapere di non voler dare né soldi, né armi all’Ucraina. Inutile replicare che il pacchetto di aiuti è già pronto, dato che ancora non è stato consegnato e non c’è nessuna data di scadenza per la consegna, così come non si conosce la consistenza degli aiuti. Lo stesso presidente del Consiglio ha promesso all’Ucraina nel 2024, missili himars per il 2027 e poi nel 2026, generatori per l’anno in corso. Potrebbe avvenire un compromesso fra le diverse posizioni del governo, tale per cui l’Italia invii aiuti all’Ucraina, senza rifornirla di armi. Una simile scelta, da sola, indebolirebbe il ruolo di un negoziatore europeo unico, dato che gli altri paesi della Ue le armi all’Ucraina le inviano eccome.
La Russia, dopo cinque anni di guerra inconcludente, ha mille problemi con mezzo mondo. I più gravi con i paesi che l’hanno aiutata militarmente e finanziariamente, senza consentirle ancora di schiacciare quella che pure considera una sua provincia ribelle. Gli Stati Uniti d’America, i primi sostenitori dell’Ucraina, nel senso che sono stati gli americani, come dicono i russi del resto, a alimentare l’indipendenza di Kyiv, non certo i paesi europei, temono che la Russia si ritrovi presto sotto il controllo della Cina. La linea americana è indebolire i russi, non farli diventare gregari dei cinesi. Per questo l’amministrazione statunitense è felice di offrire a Putin una via di uscita, tale da evitare il collasso della Russia e questo potrebbe effettivamente penalizzare l’Europa, o almeno alcuni paesi europei. Lo si dovrebbe capire dal fatto che gli americani sono disposti a comprare il gas russo che l’Europa non compra, più, o dice di non comprare più. Perché con 27 paesi membri indipendenti, negozia pure con chi ti pare. Troverai lo Stato deluso dal negoziato che si muoverà autonomamente. Quello su cui conta la Russia, la disgregazione europea, è la realtà. La più bella in questi mesi è che Trump disgrega l’Europa, che è disgregata di suo e non si fa nulla per aggregarla, cosa c’entra Trump.
In simili condizioni, meglio non farsi troppe illusioni sulle prospettive di pace. Lavrov ha già detto che anzi, si va verso l’escalation e anche questo è un modo per negoziare. Solo che di questo passo gli Stati europei, quando si saranno messi d’accordo, se ci si metteranno, sul negoziatore, il negoziato, sarà già concluso.
Riccardo Bruno
Direttore Politico de “La Voce Repubblicana”

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