
Mentre i tavoli di Teheran si riempiono di strette di mano e carte diplomatiche firmate dai paesi del Patto della Mecca, il cielo sopra lo Yemen e le piste dell’aeroporto di Riad continuano a bruciare sotto il fuoco dei missili. C’è qualcosa di profondamente sinistro, e persino grottesco, nel vedere il carnefice e le sue vittime seduti alla stessa tavola, fingendo di cercare una via per fermare l’escalation. Da un lato, l’Iran riceve con solennità i delegati di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan; dall’altro, le milizie Houthi, armate e teleguidate dalla stessa Teheran, lanciano attacchi feroci dimostrando la totale inconsistenza di questi accordi d’alta facciata.
È la solita, vecchia recita del doppio binario. Quella in cui l’Occidente e i moderati regionali amano cascare ogni volta, scambiando il cinismo dei teocrati per pragmatismo politico. Ci si illude che un’alleanza difensiva nata per scoraggiare l’aggressione possa trovare un compromesso con chi dell’aggressione ha fatto la propria ragione d’essere. I raid yemeniti che colpiscono gli Houthi non sono che la logica conseguenza di un fanatismo che non si spegne con le buone intenzioni dei mediatori o con i viaggi diplomatici. Finché si continuerà a legittimare Teheran come un interlocutore credibile e pacificatore, rifiutando di guardare la realtà per quella che è, ogni accordo non sarà che un pezzo di carta destinato a essere incenerito dal prossimo drone.
Smettiamola con questa commedia ipocrita. La diplomazia con i tiranni e i fanatici non è pacifismo: è pura e semplice complicità, è il paravento dietro cui nascondiamo la nostra cronica vigliaccheria. Ci inginocchiamo davanti al tavolo di Teheran raccogliendo le briciole di una tregua finta, mentre i loro droni squarciano il cielo e la loro ideologia di morte stringe la corda attorno al collo del mondo. Non si negozia con chi usa la fede per giustificare il sangue. Non si stringono patti con chi ha fatto del terrore la propria unica legge. Continuare a legittimare questo regime significa firmare la nostra condanna a morte, convinti, nella nostra mostruosa ingenuità, che i cannibali mangino per ultimi proprio noi. La storia ha già sputato in faccia a chi ha scambiato la resa per pace, e farà lo stesso con noi.
Giuseppe Basilico

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