
C’è una stanza a Gerusalemme dove il destino del Medio Oriente si decide a colpi di ultimatum verbali, firme pretese e silenzi ostili. Non è la Gerusalemme delle preghiere, ma quella del potere nudo, dove si consuma lo scontro senza precedenti tra il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Capo di Stato Maggiore dell’Idf, il generale Eyal Zamir. L’oggetto della contesa è la guerra. Quella vera, frontale, definitiva contro l’Iran.
Da una parte c’è la logica del leader politico. Netanyahu preme sull’acceleratore della storia. Sostiene che i servizi segreti indicano una minaccia imminente: Teheran pronta a colpire per sabotare le imminenti elezioni israeliane. Per il premier, l’attacco non è un’opzione, è una necessità di sicurezza che coincide drammaticamente con il calendario elettorale. È la dottrina della difesa totale, o forse, come sussurrano i critici, l’uso del conflitto come estremo scudo politico.
Dall’altra parte c’è la fredda burocrazia delle armi. Il generale Zamir incarna la resistenza dei vertici militari. Non è pacifismo, è pragmatismo strategico. L’esercito esige garanzie. Nelle ultime ventiquattr’ore lo scontro è giunto al culmine quando il Capo di Stato Maggiore ha preteso un ordine scritto, legale, firmato di pugno dal Primo Ministro prima di muovere i caccia. Una richiesta che sa di diffidenza. I militari non vogliono essere i capri espiatori di un’operazione azzardata, un azzardo calcolato sulle urne piuttosto che sui radar.
Zamir ha blindato la Cisgiordania e revocato le licenze per garantire un voto regolare, ripetendo che le forze armate difendono lo Stato, non le scadenze dei partiti. Sullo sfondo resta il veto di Washington, con l’amministrazione americana che tenta di frenare l’Armageddon preventivo di Netanyahu prima che sia troppo tardi. A Gerusalemme la smentita ufficiale del premier è già arrivata, ma il solco è tracciato: da un lato l’urgenza della politica, dall’altro il calcolo dei generali. Resta da vedere chi cederà per primo prima che parlino le armi.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento