
di Ennio Ricanelo, politologo e giornalista, inviato speciale per l’America Latina
San Paolo — Il Brasile si trova davanti a una scelta che può cambiare una volta per tutte la storia della democrazia nazionale. Da una parte, uno storico leader del centrosinistra che cerca il suo quarto mandato come presidente del Brasile. Dall’altra parte, il figlio dell’ex presidente Bolsonaro, Flávio, attuale senatore della Repubblica, politico fin dalla nascita ed erede di un presidente che, pur avendo perso le ultime elezioni, ha ordito una sorta di colpo di Stato per restare al potere. E qui risiede la grande differenza tra uno statista e il figlio del golpismo.
Flavio ha vinto il primo turno delle elezioni con un vantaggio minimo dell’1,87% dei voti. Nella storia della recente democrazia brasiliana, non si è mai vista una rimonta al ballottaggio. Lula dovrà compiere un passo inedito nel percorso democratico nazionale. Lo sfogo antisistema è stato grande ma, a dire il vero, Flavio può davvero considerarsi un rappresentante dell’antisistema? La famiglia Bolsonaro è la perfetta rappresentazione della politica brasiliana tradizionale. Un padre che ha aperto le porte ai figli, tutti perfettamente integrati all’interno del sistema.
Dall’altra parte, Lula deve far fronte alla percezione di un aumento del costo della vita in Brasile, pur avendo riportato l’economia nazionale all’ottavo posto al mondo, rispetto al dodicesimo in cui si trovava alla fine del governo Bolsonaro. L’inflazione sui beni di prima necessità è minore: sotto il governo Lula è arrivata al 13,6%, contro il 54,2% del governo Bolsonaro; tuttavia, resta molto più alta rispetto al 3,18% del 2009, anno in cui si concluse il secondo mandato di Lula.
Il governo Lula ha frenato l’inflazione, e qualche lettore potrebbe domandarsi: “Ma allora perché il popolo è insoddisfatto?”. La risposta è semplice, il ritmo di crescita dei prezzi durante il governo Bolsonaro era parecchio alto. Lula ha appiattito la curva, ma non ha fatto scendere i prezzi. Il Brasile ha registrato una deflazione nel mese di agosto, che si è rivelata però insufficiente a contrastare l’elevato costo della vita accumulatosi negli ultimi sei anni.
Ho scritto qualche giorno fa che Lula ha ricostruito il Paese, ma non è riuscito a unirlo. La polarizzazione a cui abbiamo assistito alla fine dell’ultima elezione presidenziale indicava che il Paese aveva bisogno di un profilo conciliatore. Il risultato, dopo 4 anni, è un Brasile ancora diviso, che rischia di precipitare eleggendo un politico poco affidabile, perfetta incarnazione di quel movimento – il bolsonarismo – che certo non appartiene alla vita democratica.
L’ultimo dibattito televisivo trasmesso venerdì 24 su TV Globo, che ha raggiunto oltre il 49% di share, ha mostrato la reale dimensione del pericolo. Lula ha portato tra il pubblico Cristiane da Silva, madre della piccola Ana Clara, assassinata dal poliziotto Bruno Delaroli durante un’operazione nella Favela Monan Pequeno a Niterói, nello stato di Rio de Janeiro.
Ana aveva 5 anni quando, con un colpo di fucile a bruciapelo, è stata uccisa dentro casa sua. Flavio Bolsonaro è l’avvocato del poliziotto e lo difende gratuitamente; usando la sua influenza come senatore, ha evitato che il caso finisse davanti a una giuria popolare.
Il pericolo per la democrazia è così grande che si è formato in Brasile un fronte unito mai visto nella storia della democratizzazione del Paese. Da sinistra a destra, tutti in fila per difendere il diritto di voto, la libera scelta e la protezione di un sistema costruito col sangue e col sudore dei brasiliani.
Al fianco di Lula ci sono l’erede di Mario Covas, João Amoêdo, Miguel Reale Jr. e vari ministri dell’ex presidente FHC, storico leader del centrodestra nazionale. Geraldo Alckmin, figura di vertice dello storico PSDB (partito di centrodestra) e attuale vicepresidente di Lula, ha costruito questo vasto appoggio in vista del ballottaggio.
Joice Hasselmann, voce critica della sinistra ed ex leader del governo Bolsonaro in Parlamento, ha dichiarato che voterà per Lula perché, a suo dire, “Flavio è il peggior tipo di delinquente”. Joice ha anche affermato di aver subìto un tentativo di omicidio dopo aver lasciato la base alleata del governo di Jair nel 2021.
TRA PROSTITUZIONE E MORTE: IL VACCINO MAI ARRIVATO
Alla vigilia delle elezioni un altro scandalo è venuto alla luce: il coinvolgimento di Flavio in un traffico di influenze per l’acquisto di vaccini durante la pandemia. Secondo la rivista Piauí, a luglio 2020, Flavio ha avuto un incontro con i rappresentanti della Bharat Biotech, casa farmaceutica indiana che produceva il vaccino Covaxin.
L’idea era quella di portare il figlio dell’allora presidente a fare un giro in barca sul lago Paranoá a Brasilia, capitale del Paese. A bordo dell’imbarcazione che ospitava la comitiva c’erano tre prostitute, per ingraziarsi l’appoggio di Flavio in modo da ottenere la firma del contratto col governo brasiliano e produrre il vaccino su suolo nazionale. Come regalo finale, i rappresentanti donarono a Flavio un Rolex. In quel fatidico giorno, più di 1200 persone perdevano la vita a causa del coronavirus.
Il vaccino dell’azienda indiana non aveva l’approvazione dell’Anvisa, l’agenzia nazionale di regolamentazione. A metà del 2020, Pfizer aveva contattato il governo Bolsonaro offrendo 70 milioni di dosi del suo vaccino a un prezzo inferiore del 50% rispetto a quello internazionale, ma Jair non ha mai risposto, nonostante l’azienda avesse ottenuto l’autorizzazione degli organi nazionali per l’ingresso nel Paese.
In quel periodo, l’allora presidente iniziò a fare campagna contro la vaccinazione, in special modo contro il vaccino Pfizer. Il governo ha poi comprato la versione indiana pagando 15 dollari a dose, un prezzo del 1000% (sì, mille) maggiore rispetto allo stesso immunizzante venduto ad altri Paesi, che lo pagavano 1,55 dollari. Il Covaxin sarebbe così diventato il vaccino più costoso mai pagato dal governo brasiliano.
L’accordo è stato successivamente annullato dal Pubblico Ministero per evidenti prove di manipolazione e corruzione. Il presidente Jair, all’epoca, telefonò al primo ministro dell’India per cercare di anticipare la vendita prima che venisse bloccata.
Il ritardo causato dalla corruzione ha lasciato un segno indelebile in Brasile: 716 mila decessi (400 mila in più rispetto alla media internazionale). L’80% delle donne morte al mondo in gravidanza o post-partum erano brasiliane, con oltre 1 milione di orfani lasciati indietro come risultato di una politica mafiosa, mascherata da un disgustoso negazionismo, ma che aveva in realtà il volto della corruzione.
Dati che non potranno mai essere dimenticati. La morte usata come politica di Stato. La salute, un principio inalienabile della nostra Costituzione, lasciata al triste destino dei brasiliani. Il risultato è la completa distruzione del sistema sanitario pubblico: quello che doveva essere un vanto per il Brasile si è trasformato in un vero caos.
Tutti i brasiliani hanno un familiare o un amico che ha perso la vita durante la peggior crisi sanitaria dell’umanità, mentre, al centro del potere, un individuo ignobile e mai all’altezza dell’incarico usava la vita dei brasiliani come moneta di scambio per arricchire la propria famiglia. Non lo dimenticheremo mai.
IL CALCIO COME GARANTE DELLA DEMOCRAZIA
Il legame tra il calcio e la democrazia in Brasile è antico. Il Corinthians, che vanta la seconda tifoseria più grande del Paese, nel 1982 ha trasformato i propri calciatori in simboli per chiedere la fine della dittatura militare e il ritorno del sistema democratico. Squadre come il Palmeiras (l’ex Palestra Italia), il club più titolato del campionato nazionale, fondato dagli immigrati italiani all’inizio del secolo scorso e con una solida base operaia, sono una vera e incontestabile rappresentazione della relazione tra calcio e politica.
Al contrario di quanto spesso accade in Italia, gli ultras brasiliani sono scesi in campo per difendere la democrazia. È stato così che gli ultras del Corinthians, i Gaviões da Fiel, hanno intonato il loro storico coro “poropopó” riunendo centinaia di tifosi nelle vie di San Paolo. Lo stesso ha fatto la tifoseria del Palmeiras questa settimana, prima della partita di Coppa Libertadores contro il Fluminense.
Raí, storico centrocampista del San Paolo, fratello di Sócrates, idolo del Corinthians e membro della “Democrazia Corinthiana”, ha pubblicato un video sui social in cui spiega il pericolo che corrono le istituzioni e lo Stato di diritto in Brasile. Un altro grande ex calciatore a fare una dichiarazione pubblica in merito è stato Juninho Pernambucano, bandiera di Vasco e Lione.
Possiamo dire che il volto simbolo di quest’ondata all’interno del mondo del calcio sia però l’attaccante Richarlison, giocatore del Tottenham che ha partecipato al Mondiale in Qatar con la Nazionale brasiliana. Aveva comprato un’isola a Rio de Janeiro e, secondo quanto afferma, Flavio Bolsonaro e il suo avvocato gli avrebbero sottratto la proprietà.
Secondo la difesa del calciatore, Flavio avrebbe usato tutta la sua influenza all’interno del governo per indirizzare l’esito del processo giudiziario a proprio favore. Richarlison aveva pagato 2 milioni di euro ed è stato, a suo dire, derubato dal senatore della Repubblica.
Tutte queste accuse e tutte queste prove ci raccontano un modus operandi molto preciso. Flavio ha sempre al suo fianco figure deplorevoli: è stato così nel Caso Master, ed è così quando mantiene una strana e ripugnante relazione con le milizie a Rio de Janeiro, difende l’assassino di una bambina di 5 anni o crea una rete di corruzione intorno alle cure mediche per la pandemia. Tutto sommato, non è difficile scegliere questa domenica.
Lula ha i suoi difetti e, da politologo, devo essere sincero: non ha senso cercare un santo come presidente. Gli errori fanno parte della natura umana, pretendere dagli altri una perfezione che noi stessi non possediamo significa vivere in un’utopia, lontanissima dalla realtà brasiliana. Il vero Brasile dovrà scegliere tra la democrazia e un mero progetto di potere, tra la politica e l’autoritarismo, tra il dialogo e la censura. E, grazie a Dio, possiamo ancora scegliere.
Ennio Ricanelo

Il Brasile è difronte alla scelta fra l’amore e la giustizia (Lula) e l’odio, la violenza e la corruzione (Bolsonaro).