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Confronto sempre più duro tra Conte e Schlein

Non c’è più tempo per recuperare. Il centrosinistra si è trastullato con i sondaggi che lo danno vincente o comunque competitivo rispetto al centrodestra e ha perso di vista la velocità con cui si muove Giorgia Meloni. Ha passato troppo tempo a discutere su chi sia il più bello del reame mentre dall’altra parte si costruiva una strategia. Un errore di comunicazione, di forma e soprattutto di metodo. Quando un accordo tarda ad arrivare è inevitabile che alla fine il candidato debba essere scelto dal partito più votato.

di Angelo Santoro | 4 Ottobre 2026

Non c’è più tempo per recuperare. Il centrosinistra si è trastullato con i sondaggi che lo danno vincente o comunque competitivo rispetto al centrodestra e ha perso di vista la velocità con cui si muove Giorgia Meloni. Ha passato troppo tempo a discutere su chi sia il più bello del reame mentre dall’altra parte si costruiva una strategia. Un errore di comunicazione, di forma e soprattutto di metodo. Quando un accordo tarda ad arrivare è inevitabile che alla fine il candidato debba essere scelto dal partito più votato.

 Conte sbaglia a rincorrere un sogno che rischia di infrangersi contro il muro della sua stessa vanità. Schlein sbaglia quando dimentica l’affronto politico di aver vinto le primarie aperte diventando segretaria di un partito che aveva già scelto Bonaccini. Il problema è che nessuno dei due sembra disposto a fare un passo indietro. E così quella che avrebbe dovuto essere una discussione politica si è trasformata in una sfida personale. Una gara a chi riesce a imporre per primo la propria candidatura e soprattutto a non apparire quello che ha ceduto. Ritengo che l’unica via ancora percorribile sia quella di un federatore condiviso.

Una figura capace di richiamare in gioco un simbolo come Romano Prodi magari promettendogli di votarlo per salire al Quirinale e giurandogli naturalmente di non dire nulla a D’Alema. È una provocazione ma fino a un certo punto. Prodi è forse l’unica figura autorevole che Conte potrebbe accettare perché appartiene al centrosinistra ma non è identificabile in modo esclusivo con il Partito Democratico. E potrebbe essere anche il modo per uscire da una contesa che rischia di consumare entrambi prima ancora che cominci la vera partita. Il tempo però è scaduto.

E piuttosto che inventarsi all’ultimo momento una quarta via sarebbe preferibile giocare la carta dell’orgoglio. Quello di quando le larghe coalizioni di sinistra riuscirono per ben due volte a battere un Silvio Berlusconi che sembrava imbattibile. Non c’è due senza tre. È l’unico rito scaramantico al quale il Campo Largo può ancora aggrapparsi oltre al buon senso delle parole di Bersani che da mesi come una Cassandra si sgola per dire ai suoi eredi di forgiare un programma in pochi punti e poi semmai fare le primarie. Prima il programma. Poi il candidato. Sarebbe una regola semplice. Forse troppo semplice per una politica che sembra ormai incapace di rinunciare alla discussione sulle persone per concentrarsi sulle cose. Ma se si andrà a votare in primavera non c’è più molto tempo.

Il centrosinistra rischia di arrivare all’appuntamento elettorale ancora impegnato a stabilire chi debba guidarlo invece di spiegare agli italiani perché dovrebbe governare. E qui veniamo alla competizione tra Conte e Schlein. Una competizione che avrebbe dovuto essere chiarita e risolta molto tempo prima senza dare la possibilità a Conte di una fuga in avanti e senza costringere Schlein a inseguire ogni volta la posizione del Movimento 5 Stelle. Cosa sia realmente accaduto e perché lo sanno solo loro. Fatto sta che se il centrodestra non decide spontaneamente di fare karakiri politico i giochi oltre i sondaggi sembrano fatti. O pensate davvero che non abbiano già stretto un patto d’acciaio con Vannacci? 

La domanda è volutamente provocatoria. Ma sarebbe ingenuo pensare che nel centrodestra non stiano osservando con attenzione quello che succede dall’altra parte e non siano pronti a sfruttare ogni divisione. La Meloni avrà anche tanti difetti e avrà commesso i suoi errori in questi anni di governo. In qualche caso ha dovuto scegliere una classe dirigente inesperta che ha mostrato limiti evidenti. Ma le va riconosciuta una dote di gran lunga superiore a quella che oggi mostrano i suoi avversari: è un’abile politica. Sa aspettare. Sa scegliere il momento. Sa occupare lo spazio politico lasciato libero dagli altri. 

Conte e Schlein sono invece leader ancora relativamente nuovi e sembrano spesso preda dell’ansia di visibilità. E soprattutto sembrano schiavi dei social, scambiando i like per voti sonanti. Ma i like non sono voti. Un post che diventa virale non è un programma di governo. Una polemica che raccoglie migliaia di commenti non è una strategia politica. E una fotografia insieme non costruisce una coalizione. Il Campo Largo ha bisogno di qualcosa di molto più semplice e molto più difficile: decidere che cosa vuole essere. Se vuole davvero rappresentare un’alternativa al centrodestra deve smettere di consumare tutte le proprie energie nella disputa su chi debba comandare e cominciare a dire agli italiani che cosa intende fare quando arriverà al governo. 

Perché alla fine non sarà una gara a chi è più bravo sui social e nemmeno una sfida a chi avrà l’ultima parola tra Conte e Schlein. Gli elettori non saranno chiamati a scegliere il più bello del reame. Saranno chiamati a scegliere chi ritengono capace di governare. Ed è proprio su questo terreno che il centrosinistra rischia oggi di arrivare impreparato. Non perché manchino le idee o le persone ma perché, ancora una volta, sembra incapace di mettersi d’accordo prima che sia troppo tardi. E questa volta il tempo potrebbe davvero essere finito.

Angelo Santoro

Pubblicato in : Editoriale

Info Angelo Santoro

Angelo Santoro è un giornalista e scrittore. Editorialista di “Avanti Online”

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