
La Germania ha accusato ufficialmente la Russia del tentato attentato all’aeroporto di Lipsia Halle. Non propaganda, non interferenze sui social, ma un’operazione potenzialmente letale contro uno dei principali aeroporti cargo europei, importante anche per la logistica verso l’Ucraina. Mosca nega, naturalmente. Ma il punto politico resta.
Putin non sta ottenendo ciò che cercava nel febbraio 2022. Non ha piegato l’Ucraina, non ha indebolito la NATO, non ha separato Kyiv dall’Europa. Ha ottenuto quasi il contrario: NATO allargata, Polonia riarmata, Finlandia e Svezia dentro l’Alleanza, Germania nuovamente impegnata nella difesa.
Quando non riesci a raggiungere il risultato sul campo, allarghi il terreno dello scontro. Non mandi i carri armati verso Berlino, perché sarebbe suicida. Usi sabotaggi, droni, cyberattacchi, incendi, disinformazione e operazioni clandestine, cercando di restare appena sotto la soglia della guerra aperta. Ma un attacco contro un aeroporto tedesco sposta quella soglia parecchio più avanti.
Putin sembra voler convincere gli europei che sostenere l’Ucraina abbia un prezzo sempre più alto. Il rischio è ottenere ancora una volta l’effetto opposto. Più Mosca minaccia l’Europa, più l’Europa si arma. Più cerca di dividere la NATO, più la compatta. Più tenta di dimostrare forza, più mostra quanto sia diventato difficile ottenere risultati decisivi in Ucraina. Un capolavoro strategico al contrario.
Putin probabilmente non vuole una guerra convenzionale con la NATO. Sa perfettamente che sarebbe distrutto in tre giorni. Sta cercando piuttosto di trascinare progressivamente l’Europa dentro una zona grigia fatta di intimidazioni e provocazioni, sperando che la paura prevalga sulla reazione.
Ed è qui che comincia a intravedersi qualcosa che assomiglia sempre meno a una strategia e sempre più alla disperazione. Secondo quanto riferito dall’Economist sulla base di una fonte interna, Putin avrebbe confidato ai suoi fedelissimi che lo avrebbero impiccato se la guerra fosse terminata senza un risultato positivo, con la conquista del Donbass considerata ormai l’obiettivo minimo necessario per poter vendere ai russi una vittoria. Non è una dichiarazione pubblica e va presa per ciò che è: un’indiscrezione. Ma descrive perfettamente il vicolo nel quale il Cremlino si è infilato.
Dopo quattro anni e mezzo di guerra, centinaia di migliaia di uomini sacrificati e un’economia sempre più piegata alle necessità militari, Putin non può più permettersi né di vincere poco né di perdere. Ed è proprio questo il punto più pericoloso.
Un uomo che combatte per conquistare territorio è prevedibile. Un uomo che comincia a pensare di combattere per salvare il proprio potere, e forse la propria pelle, molto meno.
Lipsia potrebbe quindi non essere una dimostrazione di forza russa, ma il segnale esattamente opposto: quello di un regime che, non riuscendo a chiudere la guerra che aveva iniziato, cerca disperatamente di allargarla sperando che qualcuno, prima o poi, gli conceda una via d’uscita. La disperazione, però, è sempre stata una pessima consigliera. Soprattutto quando a essere disperato è l’uomo che ha iniziato la guerra.
Piero Terracina

Con una Germania de industrializzata e senza più il gas russo, con una estrema destra in aumento…non penso che Merz and Co. abbiamo molto di che sorridere.
E nemmeno l’UE che sta andando verso il baratro per scelte sconsiderate e anti europee.
C’è da rimpiangere la Merkel.
Come noi rimpiangeremo Silvio Berlusconi.
La propaganda sta a zero.
I fatti, come sempre, parlano e parleranno.