
Il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato con forza la bontà della propria strategia in Medio Oriente, dichiarando che gli Stati Uniti stanno ottenendo “grandi successi” nel contrasto alle attività della Repubblica Islamica dell’Iran. Le parole del capo della Casa Bianca arrivano in un momento di altissima tensione geostrategica, segnato da sanzioni economiche asfissianti e movimenti militari nello Stretto di Hormuz.
Secondo il leader di Washington, la linea dura adottata dall’amministrazione sta progressivamente isolando il governo di Teheran.
Azzerate quasi totalmente le esportazioni di petrolio greggio iraniano.
Spinta agli alleati regionali per recidere i legami commerciali con l’Iran.
L’obiettivo dichiarato da Trump non è il cambio di regime, bensì una rinegoziazione radicale degli equilibri regionali.
Sostituire il JCPoA del 2015 con un trattato più stringente. “Piano d’azione congiunto globale”. È un super accordo di pace firmato nel 2015 tra l’Iran e i paesi più potenti del mondo.
Bloccare lo sviluppo del programma missilistico di Teheran.
Interrompere il finanziamento a milizie proxy in Yemen, Siria e Libano.
La reazione iraniana rimane di netta chiusura e sfida aperta di fronte alla morsa diplomatica e commerciale degli Stati Uniti.
Restano elevati i rischi di sabotaggi e sequestri di petroliere nel Golfo Persico.
L’Iran prosegue il disimpegno graduale dagli obblighi del vecchio accordo atomico.
Il JCPoA si è rivelato un’illusione diplomatica occidentale, una tregua tattica per Teheran piuttosto che un vero strumento di pace. Mentre l’Occidente si culla in un’ingenua logica mercantile, il cancro dell’estremismo continua ad avanzare, rendendo lo scontro di civiltà inevitabile e inalterabile dagli accordi politici.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento