
Ma non dovrebbe essere questa la prima missione della politica? Conquistare gli elettori. Convincerli. Meritare la loro fiducia. E invece il dibattito sembra ruotare attorno ad altro. Strategie, alleanze, collegi, premi di maggioranza, soglie di sbarramento.
E, naturalmente, la legge elettorale. Ogni stagione politica ha la sua. Ogni maggioranza vuole riscriverla. Ogni opposizione la contesta. Come se il destino del Paese dipendesse dal modo in cui si assegnano i seggi e non dalla capacità di restituire ai cittadini la voglia di partecipare.
Una legge elettorale dovrebbe garantire rappresentanza, stabilità e trasparenza. Troppo spesso, invece, dà l’impressione di essere costruita per favorire qualcuno. Si cambiano le regole, ma non cambia il risultato: pochi decidono, molti si limitano a ratificare. Gli elettori pagano il conto, ma il menù lo scelgono altri.
Eppure la vera competizione democratica non dovrebbe consistere nel sottrarre qualche punto percentuale alla destra o alla sinistra. Quella è normale dialettica politica. La vera sfida è un’altra: riportare alle urne milioni di cittadini che hanno smesso di credere che il loro voto possa cambiare qualcosa. È questa la domanda che dovrebbe tormentare ogni partito: perché sempre più italiani scelgono di non scegliere?
Finché non si avrà il coraggio di affrontarla, continueremo ad assistere allo stesso spettacolo: una maggioranza impegnata a delegittimare l’opposizione e un’opposizione che risponde con identica intensità. Uno scontro permanente che produce molto rumore e poche idee. Il confronto è stato sostituito dalla tifoseria. Le argomentazioni dagli slogan. Le visioni dalle convenienze. Intanto il mondo cambia con una velocità senza precedenti. L’Intelligenza Artificiale sta trasformando il lavoro, l’economia, la scuola, la sanità, perfino il modo in cui si forma l’opinione pubblica.
Questa dovrebbe essere la grande discussione nazionale. Come preparare il Paese alle sfide dei prossimi vent’anni. Come difendere la libertà nell’era degli algoritmi. Come creare nuove opportunità per le giovani generazioni. Invece continuiamo a consumare energie nelle contrapposizioni del passato. La Costituzione è il fondamento della nostra Repubblica e nessuno ne mette in discussione il valore. Ma una Costituzione non vive di continue evocazioni. Vive quando i suoi principi si trasformano in politiche capaci di migliorare la vita delle persone.
Anche il rapporto tra eletto ed elettore merita di essere ripensato. Chi si candida dovrebbe chiedere il consenso mettendoci il volto, il nome, la storia personale e la responsabilità delle proprie idee. Il simbolo del partito è importante, ma non può sostituire la persona. La fiducia, prima ancora che ai partiti, appartiene agli uomini e alle donne che li rappresentano. Solo così un cittadino potrà sentirsi davvero libero di scegliere il candidato che ritiene migliore, anche quando appartiene a uno schieramento diverso dal proprio. Questa non è debolezza. È la forma più alta della democrazia. Perché la democrazia non consiste nel costruire regole che assicurino la vittoria di qualcuno. Consiste nel creare le condizioni perché ogni cittadino abbia ancora voglia di votare. Quando la politica smetterà di preoccuparsi di vincere le elezioni e tornerà a preoccuparsi di conquistare gli elettori, forse avremo ritrovato non solo una buona legge elettorale. Avremo ritrovato la democrazia.
Angelo Santoro

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