
“Campo largo” o “campo stretto”? Elly Schlein da anni proclama la necessità di varare il “campo largo” per battere la destra. La segretaria del Pd ripete: «Siamo testardamente unitari» e «se ci dividiamo» vincerà di nuovo Giorgia Meloni nelle elezioni politiche del 2027.
Del resto è già accaduto nel voto politico del 2022: la coalizione di destra-centro si presentò unita nella consultazione e sbaragliò il centro-sinistra e i cinquestelle divisi in tanti spezzoni diversi.
Adesso Schlein deve affrontare la difficile sfida elettorale dell’anno prossimo. In molti la giudicano inadeguata a rilanciare il partito. Nonostante gli sforzi per ora non riesce ad andare oltre il “campo stretto” nelle alleanze. Consegue, almeno per adesso, solo una intesa a tre. Una foto sfoggiata a un ristorante di Roma tra Schlein, Conte (M5S), Bonelli e Fratoianni (Alleanza verdi sinistra) è significativa: è una immagine di quattro leader a capo di tre liste elettorali. Mancano i tanti esponenti centristi: Renzi (Italia viva), Calenda, (Azione), Onorato (Progetto civico), Magi (Più Europa), Ruffini (Più uno). Mancano all’appello pure alcuni esponenti della sinistra: Maraio (Psi), Acerbo (Rifondazione comunista).
L’impresa di trasformare il “campo stretto” in “campo largo” è difficile. La segretaria dei democratici ci prova, tuttavia per adesso i veti prevalgono su un’intesa con Matteo Renzi e, soprattutto, con Carlo Calenda in sintonia su alcuni temi con il governo Meloni.
Uno dei punti di frattura maggiori è il sì o il no alla prosecuzione degli aiuti militari all’Ucraina, impegnata a difendersi dall’aggressione della Russia scattata nel 2022. La scivolata c’è già nel primo comizio comune Pd, M5S, Ivs a Napoli di Piazza del Gesù Nuovo. Conte sostiene dal palco la singolare tesi: la Russia non è «una minaccia per l’Europa». Poi smussa solo un po’ il giudizio: «Non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci». Tesi singolare perché Mosca continua a bombardare l’Ucraina e minaccia la Polonia accusata di aiutare Kiev.
Ucraina e Polonia, ovviamente, non sono entità astratte ma due paesi europei.
La minoranza riformista del Pd protesta, giudica inaccettabile la valutazione del presidente dei cinquestelle. Schlein cerca di mettere in sordina i dissensi interni, assicurando che si troverà una posizione comune. Ma insorgono anche tutte le forze centriste e riformiste del centro-sinistra.
Per tutto c’è un perché. Conte è in apprensione per le prossime elezioni politiche, teme la concorrenza a destra dei filo Putin: da Salvini (Lega) a Vannacci (capo del neonato partito Futuro nazionale) vogliono pescare voti tra i tanti italiani contrari alla guerra. Teme “incursioni” nell’elettorato grillino. Non a caso l’ex generale Vannacci commenta: «Non sono d’accordo con Conte, è lui che è d’accordo con me».
Non finisce qui. Il comizio a Napoli di Schlein, Conte, Fratoianni non è un appuntamento fortunato. Deve subire da sinistra prima la contestazione dei “disoccupati organizzati” napoletani e poi quella dei militanti di Potere al popolo.
I contrasti vertono anche sulla leadership. Schlein vorrebbe essere la candidata della coalizione a Palazzo Chigi in quanto segretaria del partito più forte dell’alleanza tra centro-sinistra e cinquestelle, Conte propone se stesso nelle elezioni primarie aperte. Del resto è due volte ex presidente del Consiglio.
I centristi hanno i loro candidati. Il nome più gettonato è quello di Silvia Salis, sindaca di Genova. Come finirà? Fratoianni punta sull’ottimismo della volontà. Sfoggia una battuta scaramantica: «Vinceremo nonostante noi».
Rodolfo Ruocco

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