
C’è chi molti anni fa lo aveva visto prima di tutti. Un ex commissario tecnico aveva pronosticato che nel XXI secolo una nazionale africana avrebbe conquistato la Coppa del Mondo. Allora sembrava una provocazione, quasi un atto di fede.
Oggi quella profezia ha il sapore di un destino che si sta lentamente compiendo. Il primo squillo era arrivato in Qatar, quando il Marocco aveva abbattuto un muro considerato invalicabile diventando la prima nazionale africana a raggiungere una semifinale mondiale. Non era stato un exploit isolato, ma il segnale che qualcosa stava cambiando davvero.
Il Mondiale 2026, tra Stati Uniti, Canada e Messico, sta confermando questa rivoluzione. Nonostante le difficoltà affrontate alla vigilia da alcune delegazioni, tra ritardi e complicazioni nell’ottenimento dei visti, il continente africano ha risposto sul campo con la forza dei grandi. Nove delle dieci nazionali qualificate hanno conquistato posizioni impensabili: un risultato storico che racconta molto più di una semplice statistica.
Racconta la crescita di un intero movimento. Le grandi corazzate europee e sudamericane continuano a passare il turno, ma lo fanno soffrendo. Per battere le africane servono fatica, pazienza e spesso anche un pizzico di fortuna. Quelle squadre che un tempo venivano considerate soltanto fisiche oggi giocano con organizzazione, qualità tecnica e personalità. Hanno imparato a gestire il ritmo delle partite, a soffrire senza perdere lucidità e a colpire nel momento giusto. Sono diventate grandi.
La dimostrazione più bella l’ha offerta la Repubblica Democratica del Congo. Contro l’Inghilterra ha accarezzato l’impresa passando in vantaggio e costringendo una delle favorite del torneo a rincorrere fino al 2-1. È arrivata l’eliminazione, ma tra gli applausi. Perché quei “Leoni” hanno lasciato il segno con coraggio, orgoglio e un calcio capace di emozionare. Chiamarlo ancora miracolo, forse, è perfino riduttivo. Dietro questi risultati ci sono anni di investimenti, settori giovanili in crescita, tecnici preparati e una generazione di calciatori protagonisti nei migliori campionati del pianeta.
L’Africa non chiede più il permesso di sedersi al tavolo delle grandi: ci si è accomodata con pieno merito. E allora una domanda resta sospesa nell’aria. Non più se una nazionale africana riuscirà un giorno a vincere il Mondiale, ma se quel giorno non sia già dietro l’angolo. Per ora, però, meglio non sfidare la sorte. Aspettiamo la fine di questo torneo con un sorriso e un pizzico di scaramanzia. Perché questa volta l’intera Africa sembra davvero avere il vento dalla propria parte.
Angelo Santoro
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