
Dall’altra parte dell’oceano, un miliardario prestato alla Casa Bianca si vanta del suo “muro d’acciaio” e gioca a dadi con il destino del mondo, dosando le minacce sullo Stretto di Hormuz come se il petrolio valesse più della dignità umana. Ma la verità è un’altra. Questo Occidente distratto, che oggi negozia e domani bombarda, continua a non capire la natura profonda del mostro con cui ha a che fare. Non si ferma il fanatismo con i dazi o con i compromessi diplomatici firmati l’undici di luglio.
Guardatelo, questo nuovo sultano invisibile. Mojtaba Khamenei, l’erede designato di un impero di teocrati che per decenni ha preteso di governare la vita, la morte, il respiro e i capelli delle persone, oggi non c’è. Non può esserci. È il capo supremo di una macchina di terrore, eppure è costretto a nascondersi.
Parallelamente ai funerali di Teheran, da Washington sono arrivate le pesanti dichiarazioni del presidente USA Donald Trump. Intervistato dall’emittente CNBC, l’inquilino della Casa Bianca ha difeso le misure di isolamento applicate contro la Repubblica Islamica: “Contro l’Iran ho attuato un blocco che in realtà era un muro d’acciaio, ma non voglio chiudere Hormuz”.
Trump ha ribadito che l’intervento bellico non mirava a una guerra di occupazione permanente, bensì a una decisiva “operazione di denuclearizzazione” della regione. La decisione di non sigillare totalmente lo Stretto di Hormuz — canale vitale per il transito del petrolio mondiale — risponde alla volontà di non far collassare i mercati energetici globali e di lasciare uno spiraglio diplomatico.
Nonostante lo scontro e la retorica bellica, i canali della diplomazia internazionale non si sono interrotti del tutto. Fonti governative confermano che i negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran riprenderanno il prossimo 11 luglio, nel tentativo di ridisegnare un nuovo equilibrio geopolitico e discutere un trattato definitivo sul nucleare.
Milioni di persone si sono riversate nelle strade di Teheran per l’ultimo saluto all’ex Guida Suprema Ali Khamenei, i cui funerali solenni proseguiranno fino a domani presso la Grande Moschea di Mosalla. L’epocale cerimonia di lutto si sta svolgendo in un clima di massima allerta geopolitica, segnato dalla clamorosa assenza della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che non parteciperà alle celebrazioni per motivi di sicurezza. Nel frattempo, il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato l’efficacia della sua strategia aggressiva, dichiarando alla CNBC di aver eretto un “muro d’acciaio” economico e militare contro l’Iran, pur precisando di non voler bloccare in modo permanente lo Stretto di Hormuz.
La salma dell’ayatollah Ali Khamenei, rimasto ucciso lo scorso febbraio durante le operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele, è stata esposta alla presenza di delegazioni provenienti da oltre 100 Paesi.
Le celebrazioni popolari e i riti funebri ufficiali continueranno a oltranza fino alla giornata di domani.
Mojtaba Khamenei, figlio del defunto ayatollah e attuale Guida Suprema in carica da marzo, ha dovuto rinunciare a guidare le preghiere pubbliche. La decisione è stata presa formalmente per “motivi di sicurezza” legati al rischio di nuovi raid o attentati mirati.
Milioni di iraniani stanno sfidando temperature torride pur di raggiungere il complesso religioso di Mosalla, presidiato capillarmente dalle forze di sicurezza nazionali.
Giuseppe Basilico

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