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Sei paesi Ue ancora fuori dall’Euro

Quanto è lungo, faticoso e ancora incompleto il percorso per arrivare agli Stati Uniti d’Europa.
Cechia, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia ancora non rispettano tutti i criteri per l’adozione dell’ euro. Lo rende nota la relazione sulla convergenza 2026, che valuta i progressi compiuti dagli Stati membri non appartenenti all’area dell’euro verso l’adozione della moneta unica. A più di 27 anni dalla sua introduzione, l’euro è diventato un potente simbolo dell’identità europea nel mondo. Ora è la valuta di 21 Stati membri e più di 350 milioni di persone la usano ogni giorno, rendendola la seconda più utilizzata al mondo.

di Salvatore Rondello | 26 Giugno 2026

Quanto è lungo, faticoso e ancora incompleto il percorso per arrivare agli Stati Uniti d’Europa.
Cechia, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia ancora non rispettano tutti i criteri per l’adozione dell’ euro. Lo rende nota la relazione sulla convergenza 2026, che valuta i progressi compiuti dagli Stati membri non appartenenti all’area dell’euro verso l’adozione della moneta unica. A più di 27 anni dalla sua introduzione, l’euro è diventato un potente simbolo dell’identità europea nel mondo. Ora è la valuta di 21 Stati membri e più di 350 milioni di persone la usano ogni giorno, rendendola la seconda più utilizzata al mondo.

Nel corso degli anni l’euro ha apportato benefici tangibili ai cittadini e alle imprese rafforzando il mercato unico, agevolando gli scambi e gli investimenti e promuovendo la stabilità dei prezzi. Ha inoltre rafforzato la resilienza della zona euro attraverso un più stretto coordinamento economico e maggiori salvaguardie finanziarie, fornendo una solida base per la crescita, l’occupazione e la prosperità in tutta Europa.

L’adesione all’area dell’euro è disciplinata da una serie di regole e criteri trasparenti, che garantiscono la parità di trattamento per i paesi sulla strada dell’adesione all’euro e sono alla base del successo dell’adesione all’area dell’euro. La relazione si basa sui criteri di convergenza, talvolta denominati “criteri di Maastricht”, di cui all’articolo 140, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE): tra questi la stabilità dei prezzi, finanze pubbliche sane, la stabilità dei tassi di cambio e la stabilità dei tassi di interesse a lungo termine. La relazione esamina inoltre la compatibilità della legislazione nazionale degli Stati membri con il trattato e con lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (BCE) per concludere che nessuno degli stati esaminati rispetta tutti i criteri.

Le relazioni sulla convergenza sono pubblicate ogni due anni o in risposta a una richiesta specifica di uno Stato membro di valutare la sua disponibilità ad aderire alla zona euro, ad esempio la Lettonia nel 2013, la Bulgaria nel 2025. Tutti gli Stati membri, ad eccezione della Danimarca, si sono giuridicamente impegnati ad aderire alla zona euro. La Danimarca, che ha negoziato un accordo di non partecipazione nel trattato di Maastricht, non è pertanto oggetto della relazione.

Secondo il Rapporto sulla convergenza 2026 pubblicato dalla Banca centrale europea, un fattore chiave che frena la convergenza economica è rappresentato dall’impatto economico degli shock esterni, tra cui la guerra della Russia contro l’Ucraina, le tensioni commerciali a livello mondiale e lo scoppio del conflitto in Medio Oriente. Nonostante tali sfide esterne, l’attività economica nei Paesi analizzati ha mostrato capacità di tenuta, pur con un ritmo di crescita diverso da un Paese all’altro. Guardando al futuro, le prospettive economiche sono offuscate dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche. Il conflitto in Medio Oriente ha contribuito a una maggiore volatilità nei mercati energetici mondiali e all’aumento dei costi dell’energia, aggravando l’incertezza sulle prospettive economiche. Tali andamenti hanno già avuto effetti visibili sull’inflazione e sul clima di fiducia e potrebbero gravare sulla crescita del prodotto in futuro. Sebbene il grado di sensibilità e di esposizione diretta di queste economie agli shock energetici si sia ridotto nel tempo e sia ora inferiore rispetto al 2022, le implicazioni economiche a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dell’attuale shock energetico, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Per quanto riguarda il criterio della stabilità dei prezzi, tre dei cinque Paesi esaminati hanno registrato un tasso medio di inflazione sui dodici mesi superiore al valore di riferimento del 2,7%. L’inflazione si è collocata notevolmente al di sopra di tale valore in Romania e al di sopra di esso in Ungheria e Polonia, seppur in misura minore. Nella Repubblica Ceca e in Svezia l’inflazione è risultata inferiore al valore di riferimento.

Tale valore è calcolato sommando 1,5 punti percentuali ai tassi medi di inflazione degli ultimi 12 mesi dei tre Stati membri che hanno conseguito i migliori risultati, ovvero Cipro (0,9%), Francia (1,2%) e Danimarca (1,6%). Nessuno degli Stati membri è stato individuato come “fuori linea” da escludere dal calcolo del valore di riferimento. Dalla pubblicazione del rapporto del 2024 il disavanzo pubblico si è deteriorato nella maggior parte dei Paesi, con un aumento significativo del rapporto debito/Pil in alcuni casi. Nel 2025 Ungheria, Polonia e Romania hanno superato il valore di riferimento del 3% del Pil stabilito per il disavanzo. Nel 2025 il rapporto tra debito pubblico lordo e Pil si è collocato al di sotto o ben al di sotto del valore di riferimento del 60% in tutti i paesi considerati ad eccezione dell’Ungheria. Tuttavia, le ultime proiezioni della Commissione europea indicano che nel 2026 il rapporto debito/Pil supererà il valore di riferimento sia in Polonia sia in Romania. Il numero di Paesi sottoposti alla procedura per i disavanzi eccessivi è salito a tre rispetto al Rapporto sulla convergenza del 2024, con Ungheria e Polonia che si aggiungono alla Romania; secondo le proiezioni della Commissione europea, per nessuno di questi Paesi il disavanzo dovrebbe ridursi al di sotto del valore di riferimento del 3% del Pil entro la fine del 2027. La Romania continua a essere oggetto di una procedura per disavanzi eccessivi avviata nel 2020, nell’ambito della quale il termine per la correzione della situazione di disavanzo eccessivo è stato prorogato al 2030. Procedure per i disavanzi eccessivi sono state avviate anche nei confronti di Ungheria e Polonia a luglio 2024, sulla base di un disavanzo superiore al valore di riferimento del 3% del Pil nel 2023 (pari rispettivamente al 4,7% e al 7,3%), con termini per la loro correzione fissati rispettivamente al 2026 e al 2028. Per quanto attiene al criterio del tasso di cambio, nessuna delle valute dei Paesi esaminati partecipa ai nuovi accordi europei di cambio (AEC II) e alcune hanno mostrato oscillazioni apprezzabili nei confronti dell’euro negli ultimi anni. Riguardo ai tassi di interesse a lungo termine, tre dei cinque Paesi esaminati hanno fatto osservare una media sui dodici mesi superiore al valore di riferimento del 5,1%. Si tratta di Polonia (5,4%), Ungheria (6,7%) e Romania (6,7%), i cui tassi di interesse a lungo termine erano già superiori al valore di riferimento nel Rapporto sulla convergenza 2024. Il valore di riferimento è rappresentato dalla media sui dodici mesi dei tassi di interesse a lungo termine dei tre Stati membri con i tassi di inflazione più bassi, ossia Danimarca (2,6%), Cipro (3,1%) e Francia (3,5%). Il tasso medio che ne risulta è pari al 3,1% che, con l’aggiunta di 2 punti percentuali, dà un valore di riferimento del 5,1%. La qualità delle istituzioni è importante per la sostenibilità della convergenza. Istituzioni e governance più solide apporterebbero benefici economici significativi, in particolare in Ungheria e Romania. Ad eccezione della Svezia, gli indicatori pubblicati dalle organizzazioni internazionali suggeriscono che i paesi esaminati presentano ancora margini di miglioramento in termini di qualità delle istituzioni e della governance. Per quanto attiene alla compatibilità della legislazione nazionale con i trattati e lo Statuto del Sebc e della Bce, nessuno dei cinque Paesi esaminati soddisfa appieno i requisiti per l’adozione dell’euro.

Auspichiamo che al più presto questi Paesi possano raggiungere gli obiettivi per entrare nell’area dell’euro. Ciò renderebbe sicuramente più forte l’Unione europea in questo difficile e delicato momento storico in cui l’Unione europea cerca di resistere alle diverse spinte di logoramento dettate da volontà esterne che mirano ad escludere l’Europa da qualsiasi ruolo significativo nello scacchiere della geopolitica. Usa, Russia e Cina ciascuno in modo diverso cercano di minare il peso economico, militare e strategico dell’Europa. Le prese di posizione di Trump sono eloquentemente chiare per portare gli Stati Uniti al di fuori della storica alleanza tra Stati Uniti ed Europa sviluppata dalla fine della seconda guerra mondiale. Però, non possiamo dimenticare i legami naturali che esistono tra i due continenti da più di due secoli. Senza il sostegno dell’Europa gli Stati Uniti d’America non sarebbero mai nati, lo sapevano benissimo Beniamino Franklin e George Wahington.

Salvatore Rondello

Sei paesi Ue ancora fuori dall’Euro
Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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