
Trovandomi in Ucraina per l’insegnamento universitario nel corso degli anni ho avuto modo di verificare direttamente quanto e come lo strumento della diplomazia rappresenti tuttora l’unica via percorribile in concreto per porre fine al conflitto infinito in corso in Ucraina ormai da 4 anni e mezzo. In un mondo globalizzato, multipolare e multilaterale questa dinamica pro-diplomatica appare congeniale al tentativo di andare oltre la logica da homo homini lupus di Thomas Hobbes del conflitto Russia Ucraina e di ogni conflitto della storia umana.
La nuova diplomazia tuttavia oggi è di necessità multilivello e agisce spesso off record e su più versanti : diplomazia economica, diplomazia politica, diplomazia militare, diplomazia culturale. Oggi il superamento dei conflitti richiede una ridefinizione degli equilibri, dei confini e degli schieramenti militari oltre che dei flussi finanziari e commerciali che non sia effimera ma neppure si basi su tracciamenti neocoloniali o da neo cortina di ferro dei confini. Occorre al tempo stesso rilanciare e ricreare la diplomazia europea: non può esistere un’Europa forte, relativamente indipendente dagli stakeholder globali NordAmerica e Cina, ma anche dai BRICS, se non è capace di un’autonomia non formale e sostanziale. Il caso NATO, quello Groenlandia sono paradigmatici al riguardo. Affinchè l’Europa sia un interlocutore forte necessita di una diplomazia efficiente, concreta e up to date. L’Italia può fare molto su questo, le diplomazie storicamente migliori del continente: quella italiana e quella francese, oltre al contributo esterno ma essenziale della diplomazia inglese, possono e devono fare la differenza. Oggi non serve una riedizione di Yalta 1945 o dei Patti esiziali di Monaco prebellici, ma il coraggio di intraprendere una riscrittura della dimensione europea che nasca dal dialogo, dalla cooperazione, dalla risoluzione pacifica dei conflitti. L’Europa deve vincere la pace non vincere guerre, le guerre rimangano nella Fine della Storia descritta da Francis Fukuyama una memoria e non una prospettiva.
Un’Europa di pace può essere modello e laboratorio di sviluppo democratico per l’Asia e il Medio Oriente senza rassegnarsi al declino e alla neocolonizzazione da est e da ovest e dal sud. Il Mediterraneo a sua volta può e deve essere il centro dell’azione di peacebuilding della diplomazia internazionale. È una via difficile ma inevitabile.
Leonardo Dini

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