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Eurispes, gli italiani sospesi tra crisi ed emergenze

Il Rapporto Eurispes presentato ieri, descrive un’Italia divisa a metà, sospesa tra spinte all’innovazione e inerzie strutturali, alle prese con una sovrapposizione di crisi demografiche, economiche, istituzionali e tecnologiche che richiedono risposte di lungo periodo. Questo quadro emerge dal Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes, giunto quest’anno alla 38a edizione che ruota attorno a 6 capitoli tematici. L’analisi attraversa temi cruciali come il declino demografico, la crisi della  rappresentanza democratica e l’impatto pervasivo dell’intelligenza artificiale sulla sovranità individuale e collettiva. Il documento evidenzia inoltre  l’erosione del contratto sociale nella sanità e nell’istruzione, unitamente alla necessità per l’Europa di superare i propri limiti burocratici per agire come attore geopolitico unitario.

di Salvatore Rondello | 30 Maggio 2026
Il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara

Il Rapporto Eurispes presentato ieri, descrive un’Italia divisa a metà, sospesa tra spinte all’innovazione e inerzie strutturali, alle prese con una sovrapposizione di crisi demografiche, economiche, istituzionali e tecnologiche che richiedono risposte di lungo periodo. Questo quadro emerge dal Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes, giunto quest’anno alla 38a edizione che ruota attorno a 6 capitoli tematici.
L’analisi attraversa temi cruciali come il declino demografico, la crisi della  rappresentanza democratica e l’impatto pervasivo dell’intelligenza artificiale sulla sovranità individuale e collettiva. Il documento evidenzia inoltre  l’erosione del contratto sociale nella sanità e nell’istruzione, unitamente alla necessità per l’Europa di superare i propri limiti burocratici per agire come attore geopolitico unitario.
Il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara, commenta: “L’Italia del 2026 è un Paese che si trova dinanzi a una costellazione di crisi che non sono emergenze da gestire con il metodo del rattoppo, ma di nodi che, se non sciolti, rischiano di stringerci in una morsa irreversibile. Il nostro sistema valoriale, istituzionale, economico, sociale, demografico è sottoposto a pressioni che esigono risposte e non ammettono rinvii. L’Italia è la terza economia dell’area euro; eppure, paradossalmente, il nostro è uno dei Paesi sviluppati con la crescita più lenta, con il più alto debito pubblico tra le democrazie avanzate, con il più basso tasso di natalità d’Europa, con un flusso di emigrazioni giovanili tra le più consistenti del continente. Le nostre stime più recenti indicano che l’Italia perde almeno 34.700 giovani che emigrano ogni anno: un caso unico in Europa. È lo stesso Paese che, tra il 1950 e il 1970, trasformò una nazione agricola, uscita a pezzi dalla guerra, in una potenza industriale. Quella generazione non era più intelligente di quella odierna: era semplicemente più disposta a sacrificare il presente per costruire il futuro. Questa disponibilità è il capitale che abbiamo dilapidato”.
Pur essendo la terza economia dell’area euro, l’Italia mostra una crescita lenta, un debito pubblico elevato e una stagnazione salariale cronica. Tra il 2001 e il 2023 i salari reali sono diminuiti del 3,3%, a fronte di incrementi del 18,7% in Francia e del 14,8% in Germania. La produttività oraria è cresciuta dello 0,2% in vent’anni, nonostante un numero di ore lavorate pro capite superiore alla media europea.
Il potere d’acquisto del ceto medio è sceso del 7,5% dal 2021. L’82% dei cittadini segnala un aumento dei prezzi nel 2026 e solo una famiglia su quattro riesce a risparmiare. Il 34,6% rinuncia ai controlli medici periodici per ragioni economiche, mentre la ricchezza netta delle famiglie è calata del 5,5% nell’ultimo decennio.
Il ceto medio sopravvive sempre più grazie al patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti.
Nel 2025 le nascite hanno toccato il minimo storico di 355.000 nati vivi. L’Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone: il 24,7% della popolazione ha più di 65 anni e gli ultraottantenni superano i bambini sotto i dieci anni. La solitudine abitativa riguarda 2,7 milioni di ultrasettantacinquenni. L’immigrazione regolare contribuisce al 9% del Pil e sostiene oltre 600.000 pensioni. Le donne hanno un’aspettativa di vita di 85,5 anni, ma trascorrono più anni in cattiva salute rispetto agli uomini.
La fiducia nelle istituzioni premia il Presidente della Repubblica (61,8%) e le Forze dell’ordine, mentre tocca minimi storici per il Parlamento (26,1%) e i partiti politici (25,7%). Il 62,7% degli italiani riconosce l’utilità dell’Intelligenza Artificiale, ma solo il 14,4% la utilizza abitualmente. Il Rapporto segnala il rischio dell’Ignoranza Artificiale, ovvero un impoverimento del pensiero critico legato alla delega di funzioni cognitive alle macchine, e dell’algocrazia, lo spostamento del potere decisionale verso piattaforme opache.
L’ordine globale del dopoguerra è considerato dissolto. Nel 2024 si sono registrati 61 conflitti attivi nel mondo, il valore più alto dal 1946. Il 44,2% degli italiani considera le spese per la Difesa un costo e non un investimento. Crescono il ricorso a contractor privati e la cosiddetta ‘guerra cognitiva’, basata sulla disinformazione sistematica sui social network.
Il sottofinanziamento del SSN, le liste d’attesa e la carenza di personale alimentano una privatizzazione di fatto del settore sanitario. Quanto all’istruzione, l’Italia resta agli ultimi posti in Europa per numero di laureati e per stipendi degli insegnanti. Sul fronte della parità di genere il Paese occupa l’85° posto nel Global Gender Gap Report, con un divario occupazionale di 19,4 punti percentuali. Il tasso di occupazione delle madri con figli piccoli è del 58,3% contro il 92% dei padri.
Guardando al futuro, il Rapporto delinea tre percorsi possibili: la ‘deriva del rattoppo’, considerata la più probabile e destinata a un ‘declino dignitoso’; la rottura, alimentata da tensioni sociali e possibili derive autoritarie; la rigenerazione, ritenuta meno probabile, che ruota attorno ad una nuova classe dirigente capace di recuperare il ‘senso dello Stato’.
All’orizzonte non si intravede l’inizio di nessuno di questi percorsi ed ancor meno non ci sono iniziative per riportare l’etica nell’esercizio della politica. L’etica è la base di ogni buona democrazia politica, in assenza della quale non dobbiamo sorprenderci per il ritorno degli estremismi di destra.

Salvatore Rondello

Eurispes, gli italiani sospesi tra crisi ed emergenze
Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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