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Manifestazione ProPal di Milano, nuovi arresti: ma il Comune continua a chiudere un occhio sul Lambretta

Nuova stretta della magistratura e della Digos sui disordini avvenuti durante la manifestazione Pro Palestina del 22 settembre 2025 alla stazione Centrale di Milano. Da ieri mattina sono scattati arresti domiciliari e misure di obbligo di firma nei confronti di dieci persone ritenute coinvolte nella fase più violenta degli scontri avvenuti tra piazza Duca d’Aosta e via Vittor Pisani. Le misure cautelari disposte sono sette arresti domiciliari e tre obblighi di dimora con firma. Altre quindici persone sono state denunciate, tra cui anche quattro minorenni. Secondo quanto emerso dalle indagini, tra i destinatari dei provvedimenti figurano appartenenti all’area antagonista milanese: uno degli arrestati sarebbe riconducibile al centro sociale Lambretta, un altro al T28, mentre gli altri non sarebbero direttamente legati alle principali realtà antagoniste cittadine.

di Luca Rampazzo | 15 Maggio 2026

Nuova stretta della magistratura e della Digos sui disordini avvenuti durante la manifestazione Pro Palestina del 22 settembre 2025 alla stazione Centrale di Milano. Da ieri mattina sono scattati arresti domiciliari e misure di obbligo di firma nei confronti di dieci persone ritenute coinvolte nella fase più violenta degli scontri avvenuti tra piazza Duca d’Aosta e via Vittor Pisani.

Le misure cautelari disposte sono sette arresti domiciliari e tre obblighi di dimora con firma. Altre quindici persone sono state denunciate, tra cui anche quattro minorenni. Secondo quanto emerso dalle indagini, tra i destinatari dei provvedimenti figurano appartenenti all’area antagonista milanese: uno degli arrestati sarebbe riconducibile al centro sociale Lambretta, un altro al T28, mentre gli altri non sarebbero direttamente legati alle principali realtà antagoniste cittadine.

Le accuse contestate, a vario titolo, sono pesanti: resistenza a pubblico ufficiale, travisamento, lancio e utilizzo di oggetti atti ad offendere, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento aggravato di beni culturali, in particolare per i danni arrecati alle vetrate della Stazione Centrale.

L’inchiesta della Digos della Questura di Milano era partita già il giorno stesso della manifestazione, organizzata a sostegno della Global Sumud Flotilla e della causa palestinese. Durante il corteo, scandito dallo slogan “blocchiamo tutto”, diversi manifestanti avevano tentato ripetutamente di sfondare i cordoni delle forze dell’ordine per invadere il principale scalo ferroviario cittadino, provocando danni e il ferimento di alcuni agenti.

Una prima tranche investigativa aveva già portato, nei mesi scorsi, al deferimento di 27 persone e all’esecuzione, nel marzo scorso, di 14 misure cautelari non detentive. La prosecuzione delle indagini ha ora consentito di identificare ulteriori 25 soggetti, compresi quattro minorenni, accusati di aver preso parte ai danneggiamenti nella Galleria delle Carrozze della Stazione Centrale e agli scontri proseguiti fino a via Vittor Pisani.

Vicenda che inevitabilmente riapre anche il tema dei rapporti tra alcune realtà antagoniste e il Comune. Colpisce infatti il doppio standard che molti cittadini percepiscono in città: mentre la Polizia annonaria effettua controlli continui e stringenti nei confronti dei bar dei centri anziani e delle piccole realtà associative, al centro sociale Lambretta continua a essere lasciata la disponibilità dello spazio di via Rizzoli 13/A, formalmente assegnato a un’altra associazione ma considerato, nei fatti, nella disponibilità dell’area antagonista.

Una contraddizione che rischia di minare la credibilità delle istituzioni sul tema della legalità. Perché non ha senso riempirsi la bocca di parole come “regole”, “rispetto” e “sicurezza” se poi si tollerano occupazioni mascherate, ambiguità amministrative e situazioni che da anni sono sotto gli occhi di tutti. La legalità non può essere applicata a geometria variabile: o vale per tutti, oppure smette di essere un principio e diventa soltanto uno slogan politico.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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