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Giuli e Valditara nuovo “Miniculpop 3.0”?

Mentre il dannunziano ministro della Cultura, Alessandro Giuli, discetta sulla Biennale di Venezia e immagina un’arte subordinata all’indirizzo politico del governo, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – quello dell’umiliazione dei ragazzi come “fattore di crescita”– ha emanato nuove linee guida per le scuole superiori da cui spariscono Baruch Spinoza e Karl Marx. È una precisa e aberrante scelta politica e culturale. I nomi dei due grandi del pensiero materialista e critico vengono evidentemente percepiti come espressione di quella presunta “egemonia culturale della sinistra” che la destra italiana contesta da anni e verso la quale manifesta ormai un malcelato desiderio di rivalsa e di vendetta culturale tipico di chi avverte una propria irrimediabile inferiorità. Così nasce il moderno MinCulPop del governo Meloni.

di Enrico Rossi | 14 Maggio 2026

Mentre il dannunziano ministro della Cultura, Alessandro Giuli, discetta sulla Biennale di Venezia e immagina un’arte subordinata all’indirizzo politico del governo, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – quello dell’umiliazione dei ragazzi come “fattore di crescita”– ha emanato nuove linee guida per le scuole superiori da cui spariscono Baruch Spinoza e Karl Marx.

È una precisa e aberrante scelta politica e culturale.

I nomi dei due grandi del pensiero materialista e critico vengono evidentemente percepiti come espressione di quella presunta “egemonia culturale della sinistra” che la destra italiana contesta da anni e verso la quale manifesta ormai un malcelato desiderio di rivalsa e di vendetta culturale tipico di chi avverte una propria irrimediabile inferiorità.

Così nasce il moderno MinCulPop del governo Meloni.

Il “MinCulPop” era il Ministero della Cultura Popolare del regime fascista: l’apparato che controllava stampa, cultura, propaganda e orientamento ideologico durante il governo di Benito Mussolini.

Naturalmente oggi non siamo in presenza della censura fascista. Ma quando un governo interviene sul canone culturale della scuola scegliendo quali autori ridimensionare e quali valorizzare si apre un problema democratico enorme.

A mio avviso sbaglieremmo a sottovalutare questi problemi e a commettere l’errore di guardare a queste operazioni culturali del governo con quel misto di ironica sufficienza e distacco che a volte contraddistingue la sinistra.

Avendo studiato filosofia all’università e amando Spinoza e Marx sopra tutti gli altri pensatori, ritengo che si debba riconoscere a questa destra la capacità di scegliere bene i suoi principali avversari da eliminare sul piano culturale.

Colpire Spinoza e Marx non significa semplicemente modificare un programma scolastico.

Significa prendere di mira due tradizioni filosofiche che hanno fondato il pensiero critico moderno, l’analisi dei rapporti sociali e il rifiuto del conformismo.

Contro le linee guida si è schierato un gruppo di circa 60 docenti universitari, professori e intellettuali, tra cui Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Gaetano Lettieri, che in una lettera aperta hanno criticato l’esclusione di Spinoza e Marx della tradizione filosofica europea. Nella lettera, i professori parlano apertamente di un tentativo di indirizzare culturalmente l’insegnamento, accusando il governo di voler lasciare una sorta di “eredità ideologica” nel sistema scolastico e nella formazione delle nuove generazioni.

Le linee guida di Valditara, prima del via libera definitivo, saranno sottoposte a un processo di ascolto che durerà alcuni mesi e si concluderà con il parere definitivo del Consiglio superiore della pubblica istruzione e con il timbro del Consiglio di Stato.

La partita non è chiusa affatto.

Le associazioni degli insegnanti, i presidi, le società filosofiche e storiche hanno voce in questi processi e possono usarla in modo organizzato.

Sul piano parlamentare l’interrogazione di De Cristofaro di AVS è un primo passo, ma può essere rafforzata. Le opposizioni possono chiedere audizioni in commissione Istruzione, convocare esperti, produrre una contro-narrazione documentata e pubblica. Il PD, AVS e il M5S possono coordinarsi su una posizione comune a difesa del pluralismo culturale oggi minacciato.

A mio avviso, i partiti di opposizione devono mobilitarsi anche sul territorio e spiegare perché Spinoza e Marx contano, non come simboli ideologici, ma come strumenti di pensiero critico che contribuiscono a formare una libera coscienza nei giovani.

L’appello dei sessanta professori è già un fatto politico. Va ampliato, pubblicizzato e reso veramente accessibile a tutti.

Ma cosa fa paura di Spinoza e di Marx?

Nell’Etica, Spinoza identifica Dio con la natura e espone un materialismo integrale in cui la ragione è l’unico criterio di libertà autentica per l’uomo.

Nel Trattato teologico-politico, demolisce l’uso della religione come strumento di obbedienza politica e identifica la democrazia come unica forma di governo conforme all’essere umano.

Sono idee scomode che non invecchiano e che non piacciono a chi preferirebbe che i cittadini diventassero sudditi.

Marx insegna in modo irreversibile che dietro ogni merce c’è il lavoro umano e lo sfruttamento.dell’uomo sull’uomo e ci sollecita a pensare che questo tipo di società alienata, la società capitalista, non è l’ultimo orizzonte possibile della storia e delle società umane e che si può lottare per un mondo in cui siano soddisfatti i bisogni di tutti e la libertà sia non solo formale ma sostanziale.

Questa idee rivoluzionarie sono ovviamente inaccettabili per il potere economico e politico.

Eliminare Spinoza e Marx dai programmi dei licei é un gesto tipico di un regime illiberale.

Non possiamo accettarlo.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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