
Vladimir Putin, durante il Giorno della Vittoria, ha aperto ufficialmente a uno spiraglio negoziale, proponendo l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come mediatore per una pace possibile.
È un’offerta che punta al cuore del malcontento europeo, suggerendo che una via d’uscita diplomatica non sia solo auspicabile, ma già pronta sul tavolo.
La risposta dell’Europa, tuttavia, è stata un muro di scetticismo. Le cancellerie di Berlino, Parigi e Bruxelles hanno liquidato la proposta come pura propaganda o, peggio, come una “strategia ibrida” volta a spaccare l’unità degli alleati.
La diffidenza verso Schroeder, considerato troppo vicino agli interessi russi, ha spinto l’UE a declinare l’invito al dialogo, preferendo mantenere la linea della fermezza militare e del supporto incondizionato a Kiev.
Ma il costo della guerra che dura ormai da quattro anni é enorme in termini di vite umane e distruzione di ricchezza.
In Europa ci siamo ormai abituati alla rappresentazione quotidiana della morte sui mezzi di comunicazione ma la linea della la fermezza ha anche un prezzo che grava quotidianamente sulle tasche dei cittadini europei.
Tra aiuti militari diretti, sostegno finanziario al governo ucraino e accoglienza dei rifugiati, l’Europa sborsa circa 300 milioni di euro ogni 24 ore. Se poi consideriamo i costi indiretti — l’erosione del PIL, l’inflazione persistente e la perdita di competitività delle nostre industrie dovuta ai costi energetici — la cifra reale sfiora il miliardo di euro al giorno. Un’emorragia di risorse che sta ridisegnando l’economia del continente, sottraendo fondi a sanità, istruzione e welfare.
In questo contesto, la scelta di chiudere la porta al dialogo senza nemmeno testarne la consistenza appare come in errore e un rischio mal calcolato. “Andare a vedere”, in gergo pokeristico, non significa arrendersi, ma costringere l’avversario a mostrare le carte.
Accettare la sfida diplomatica può permettere all’Europa di riprendere l’iniziativa: se Putin avesse mentito, il suo bluff verrebbe smascherato davanti al mondo intero, compresi i paesi neutrali; se invece ci fosse un margine reale di trattativa, si potrebbe fermare una strage che costa centinaia di migliaia di vite umane e centinaia di miliardi sul piano economico.
In una guerra che drena un miliardo al giorno, il vero atto di coraggio è avere l’intelligenza di verificare se la via della pace sia davvero sbarrata o se siamo noi a non voler provare ad aprirla.
E se Schoder non va bene perché non provare a fare una controproposta. Una volta si era parlato anche di Angela Merker.
In realtà sembra che l’Europa sia da tempo incapace di ogni iniziativa diplomatica volta a favorire il cessare il fuoco e la pace.
Enrico Rossi

l’Europa o, meglio, l’UE, non è incapace di iniziative diplomatiche, semplicemente non le vuole.
l’UE, al servizio degli USA da quel dì e dei poteri forti economici internazionali, continua a soffiare sui venti di guerra.
Ci vorrebbe certamente uno Schroeder, o ci sarebbe voluto un Berlusconi, una Merkel o anche il prof. Giancarlo Elia Valori, che a suo tempo fece riappacificare Israele alla Repubblica Popolare Cinese.
Non ci vorrebbero le Von Der Leyen, le Kallas, i Draghi….che ci hanno portato e ci porteranno sempre più nel baratro.