
Teheran invia la risposta al piano di pace, ma il Tycoon gela il mondo: “Inaccettabile. Ci prendono in giro da 47 anni”
La diplomazia del filo del rasoio si è spezzata in un post su Truth Social. Nella serata di ieri, Donald Trump ha demolito con poche righe fulminanti le speranze di una rapida de-escalation nel Golfo, rigettando ufficialmente la risposta che l’Iran ha fatto pervenire agli Stati Uniti tramite la mediazione del Pakistan.
Il verdetto della Casa Bianca è arrivato senza appello: “Ho appena letto la risposta dei cosiddetti ‘rappresentanti’ dell’Iran. Non mi piace: è totalmente inaccettabile”. La controproposta di Teheran, sebbene contenga un’apertura sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, è stata giudicata irricevibile perché elude il nodo cruciale del programma nucleare. Mentre gli Stati Uniti esigono lo smantellamento delle riserve di uranio arricchito, il regime degli Ayatollah ha ribadito che la questione atomica non è oggetto dei negoziati attuali, chiedendo invece la fine immediata delle sanzioni petrolifere.
Ma è l’affondo storico di Trump a segnare il punto di non ritorno comunicativo. Con un richiamo alla Rivoluzione del 1979, il Presidente ha accusato l’Iran di aver manipolato l’Occidente per quasi mezzo secolo:
“L’Iran gioca con gli Stati Uniti e il resto del mondo da 47 anni: ritardare, ritardare, ritardare! Hanno riso del nostro Paese per troppo tempo, approfittando di leader deboli e accordi farsa come quello di Obama”.
Poi, il monito che gela le cancellerie internazionali: “Non rideranno più”. Per Trump, la strategia iraniana del temporeggiamento è giunta al termine. La Casa Bianca accusa Teheran di aver usato i negoziati solo per riorganizzarsi, mentre sul campo la tensione resta altissima: attacchi di droni hanno recentemente colpito mercantili al largo del Qatar, violando la fragile tregua in vigore.
La proposta iraniana, consegnata ai mediatori pakistani, chiedeva 30 giorni per il sollevamento del blocco navale e il ripristino delle esportazioni di greggio, offrendo in cambio una gestione congiunta dello Stretto di Hormuz. Troppo poco per Washington, che vede in questa mossa un tentativo di salvare l’economia nazionale senza cedere sull’egemonia regionale e militare.
Con il rifiuto di Trump, lo scenario di un intervento militare più massiccio torna prepotentemente sul tavolo. Il Pentagono ha già pronti i piani per un’espansione del “Project Freedom” per garantire il traffico marittimo con o senza la cooperazione di Teheran. Benjamin Netanyahu ha fatto eco a Trump, avvisando che “la guerra non è finita” finché l’Iran disporrà di capacità nucleari.Il mondo osserva con il fiato sospeso: se la diplomazia dei post ha fallito, la parola potrebbe passare definitivamente ai missili. L’era del “grande gioco” di Teheran, secondo Trump, è ufficialmente finita sotto il peso del Make America Great Again -Rendiamo di nuovo grande l’America.
Giuseppe Basilico

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