• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La galassia che alimenta il nuovo antisionismo radicale

Chiariamo il punto: il fenomeno non nasce da un unico movimento organizzato. È un aggregato di mondi differenti, spesso incompatibili tra loro, che finiscono però per convergere contro Israele, trasformato progressivamente in simbolo politico, culturale e persino psicologico dell’Occidente da colpire. Dentro questo spazio convivono gruppi molto eterogenei. C’è l’estrema sinistra anti occidentale, quella cresciuta nell’anti americanismo permanente, nei movimenti no global e nella lettura marxista dei conflitti internazionali. In questa visione Israele diventa l’avamposto militare degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Il conflitto non viene più letto nella sua complessità storica ma ridotto a uno schema coloniale: oppressore contro oppresso.

di Piero Terracina | 8 Maggio 2026

Chiariamo il punto: il fenomeno non nasce da un unico movimento organizzato. È un aggregato di mondi differenti, spesso incompatibili tra loro, che finiscono però per convergere contro Israele, trasformato progressivamente in simbolo politico, culturale e persino psicologico dell’Occidente da colpire.

Dentro questo spazio convivono gruppi molto eterogenei.

C’è l’estrema sinistra anti occidentale, quella cresciuta nell’anti americanismo permanente, nei movimenti no global e nella lettura marxista dei conflitti internazionali. In questa visione Israele diventa l’avamposto militare degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Il conflitto non viene più letto nella sua complessità storica ma ridotto a uno schema coloniale: oppressore contro oppresso.

Accanto a questo universo tossico si muove il mondo woke e intersezionale delle università occidentali. Qui tutto viene filtrato attraverso categorie identitarie rigide: bianco contro non bianco, dominante contro dominato, colonizzatore contro colonizzato. Israele viene inserito nel catalogo globale delle strutture oppressive insieme a capitalismo, patriarcato e imperialismo.

A questo si aggiunge il blocco enorme degli attivisti digitali. Generazioni cresciute dentro TikTok, Instagram e X che consumano guerre, crisi e tragedie come contenuti da scorrere con il dito. Lo slogan sostituisce lo studio, l’emotività sostituisce l’analisi. La kefiah diventa estetica sociale prima ancora che simbolo politico.

Una parte del pacifismo radicale europeo confluisce nello stesso contenitore. Ambienti che considerano quasi sempre illegittima qualsiasi risposta militare occidentale, indipendentemente dal contesto. Difesa e aggressione finiscono per essere fuse dentro un unico rifiuto ideologico della forza.

Non può essere ignorato il blocco islamista vero e proprio, molto più strutturato e consapevole, spesso anche finanziatore e motore ideologico dell’intero sistema: Fratelli Musulmani, reti pan islamiche, ambienti salafiti e gruppi religiosi che usano la questione palestinese come leva identitaria globale. Qui l’antisionismo non è soltanto politico. È religioso, culturale e in molti casi apertamente incompatibile con il modello occidentale.

Dentro le periferie europee il conflitto assume anche una funzione sociale. Molti giovani di seconda o terza generazione vivono la causa palestinese come proiezione della propria frattura con l’Europa: esclusione, rabbia, identità religiosa, ostilità verso le istituzioni. Gaza diventa una bandiera identitaria molto più ampia del conflitto stesso.

A questo si aggiunge una generosa dose di vecchio antisemitismo europeo che non è mai sparito davvero. Ha soltanto cambiato linguaggio. Non parla più direttamente di ebrei ma di lobby, finanza globale, media controllati, poteri occulti, élite sioniste. Gli archetipi restano quasi identici, cambia soltanto il lessico.

Esiste anche una componente complottista trasversale, proveniente tanto dalla destra radicale quanto dagli ambienti anti sistema. Israele viene inserito dentro una narrativa globale fatta di globalismo, controllo mediatico, intelligence, finanza internazionale e manipolazione delle masse.

Perfino alcuni ambienti religiosi progressisti occidentali partecipano a questa dinamica, soprattutto nei settori ultra pacifisti che leggono il conflitto esclusivamente in chiave umanitaria, ignorando completamente la componente jihadista, teocratica e militare presente in molte organizzazioni palestinesi.

Infine esiste il conformismo sociale. Quello più silenzioso ma anche più diffuso. Persone senza una reale posizione geopolitica che si adeguano semplicemente al clima culturale dominante del proprio ambiente. Università, musica, spettacolo, influencer, ambienti artistici e piattaforme digitali hanno trasformato il sostegno alla Palestina in una forma di appartenenza sociale, quasi un lasciapassare morale.

Dentro questo quadro complesso pesa anche un elemento più profondo e raramente affrontato apertamente: l’analfabetizzazione culturale e storica sempre più diffusa in Occidente. Intere generazioni crescono senza strumenti critici solidi, senza conoscenza reale della storia del Medio Oriente e senza capacità di distinguere propaganda, ideologia e realtà geopolitica. In questo vuoto la coesione emotiva di gruppo diventa una necessità esistenziale. Molti non cercano davvero di comprendere il conflitto. Cercano un’identità collettiva, un simbolo, un fronte morale nel quale sentirsi finalmente parte di qualcosa. Il fine ultimo non è la Palestina. È riempire un vuoto personale e sociale sempre più evidente.

Il paradosso è evidente. Femminismo radicale, islamismo conservatore, marxismo rivoluzionario, attivismo LGBT, anti capitalismo e nazionalismo religioso sarebbero incompatibili su quasi tutto. Una miscela tossica ed estremamente pericolosa.

Eppure convergono temporaneamente contro un unico bersaglio.

Israele non viene più percepito come uno Stato reale, con contraddizioni, interessi e conflitti. Diventa un simbolo astratto sul quale una parte dell’Occidente scarica il proprio disagio identitario, politico e culturale.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, Esteri, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti