
La Repubblica Islamica offre la riapertura dello Stretto in cambio della fine del blocco navale, ma rinvia il dossier nucleare. La Casa Bianca frena: «Non hanno più ossigeno».
La tensione nel Golfo Persico sembra aver raggiunto un punto di rottura definitivo. Mentre i mediatori internazionali a Islamabad attendono i dettagli di una proposta rivista da parte di Teheran, il Presidente Donald Trump ha affidato ai social media un’analisi brutale della situazione: «L’Iran ci ha appena informato di trovarsi in uno “stato di collasso”. Vogliono che apriamo lo Stretto di Hormuz il prima possibile».
Dopo settimane di stallo e una guerra che ha già devastato le infrastrutture industriali iraniane — si stima una perdita del 30% della produzione siderurgica nazionale — l’amministrazione Pezeshkian ha messo sul tavolo una nuova fiche (scheda tecnica). La proposta prevede la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, vitale per il transito del greggio mondiale, a condizione che gli Stati Uniti revochino il contro-blocco navale che sta strangolando i porti della Repubblica Islamica.
Tuttavia, il punto critico resta il nucleare: Teheran chiede di posticipare ogni discussione sull’arricchimento dell’uranio a dopo la fine delle ostilità. Una condizione che la Casa Bianca ha già definito una “linea rossa” invalicabile. Per Trump, non ci può essere alcun accordo che non includa l’abbandono definitivo delle ambizioni atomiche iraniane.
Le parole di Trump sul “collasso” trovano riscontro nei dati che filtrano dal Paese. Il blocco delle esportazioni ha paralizzato settori storici: circa l’80% dei produttori di tappeti a Kashan ha sospeso le attività, e la carenza di benzina sta alimentando nuove tensioni sociali simili a quelle del 2019. Senza la possibilità di stoccare o esportare il greggio, il sistema petrolifero iraniano rischia l’implosione tecnica entro poche settimane.
Il Presidente americano appare convinto che il tempo sia dalla sua parte. Nonostante l’inflazione globale spinta dai prezzi del carburante (che negli USA ha toccato i 4,17 dollari al gallone), Trump ha ribadito che la priorità resta impedire che l’Iran ottenga l’arma nucleare, suggerendo che le divisioni interne alla leadership iraniana — tra “colombe” disposte a concessioni e “falchi” del muro contro muro — stiano accelerando la fine del regime.
Mentre il ministro degli Esteri iraniano Araghchi cerca sponde a San Pietroburgo incontrando Vladimir Putin, il mondo guarda con il fiato sospeso a Washington. La risposta di Trump alla proposta rivista di Teheran stabilirà se il 2026 passerà alla storia per la firma di un nuovo “trattato del secolo” o per l’affondamento definitivo delle speranze di pace nel Golfo.
Giuseppe Basilico

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