
Il confronto tra il conflitto in Iran e la guerra del Vietnam è diventato un tema centrale nel dibattito pubblico e nelle dichiarazioni ufficiali. Mentre il regime di Teheran minaccia che un’invasione di terra trasformerebbe l’Iran in un “nuovo Vietnam” per gli Stati Uniti, il Presidente Trump ha risposto dichiarando apertamente di non temere tale scenario, sostenendo che l’Iran sia già “completamente sconfitto”.
Trump ha affermato che la guerra contro l’Iran è stata vinta “nella prima ora” e che i piani iraniani per il Medio Oriente sono ormai “morti”.
L’amministrazione ha delineato quattro obiettivi principali: distruzione del programma missilistico, annientamento della Marina iraniana, blocco del nucleare e fine del sostegno al terrorismo. Mentre Trump critica la NATO e il Regno Unito per il mancato supporto, osservatori europei descrivono la strategia statunitense come una via di mezzo tra i fallimenti storici in Iraq e Vietnam. Il richiamo al Vietnam evoca lo spettro di un conflitto asimmetrico, costoso e senza fine. Teheran usa questo paragone come deterrente psicologico, suggerendo che il territorio iraniano (vasto e montuoso) inghiottirà le truppe americane. Trump, di contro, cerca di smontare questo mito dichiarando la vittoria “nella prima ora”: la sua strategia punta a dimostrare che la tecnologia e la superiorità aerea odierna rendono impossibile un pantano vecchio stile.
Il Vietnam fu segnato da un progressivo isolamento diplomatico degli USA. Oggi, Trump ha trasformato questo isolamento in una scelta deliberata, criticando la NATO e gli alleati europei per la loro esitazione. Il titolo “Dall’Hormuz al Vietnam” riflette proprio questa scommessa: agire unilateralmente ignorando i moniti della storia e della comunità internazionale.
Per l’elettorato di Trump, il riferimento al Vietnam è una ferita aperta che il Presidente promette di non riaprire. Dire che l’Iran è “già sconfitto” serve a rassicurare la base sul fatto che non ci saranno “sacchi neri” (body bags) che tornano in patria, ribaltando l’idea che l’Iran possa opporre una resistenza prolungata come i Viet Cong. Mentre gli analisti evocano il Vietnam per via delle possibili sacche di resistenza e del caos regionale, l’amministrazione Trump definisce il successo attraverso la distruzione infrastrutturale (nucleare, marina e missili). Il conflitto di visione è totale: per gli esperti è un pantano geopolitico, per Trump è una missione chirurgica già compiuta. Il parallelo tecnico tra l’Iran (2026) e il Vietnam si gioca sulla divergenza tra superiorità tecnologica assoluta e resilienza asimmetrica. Mentre l’amministrazione Trump punta sulla rapidità (“Guerra della prima ora”), la struttura difensiva iraniana è progettata per il logoramento a lungo termine.
L’Operazione Epic Fury ha utilizzato caccia F-35 di quinta generazione e bombardieri stealth B-2 Spirit per neutralizzare i sistemi radar e i centri di comando iraniani in pochi giorni.
Seguendo il modello nord-vietnamita, l’Iran ha adottato una “strategia a mosaico”. Gran parte delle capacità belliche, inclusi i siti nucleari e le basi missilistiche, è stata spostata in tunnel sotterranei profondi centinaia di metri, protetti da granito e roccia, rendendoli difficili da colpire anche con bombe “bunker-buster”. “Distruttore di rifugio sotterraneo” è un termine usato per indicare un tipo di bomba progettata per penetrare in profondità nel terreno, nella roccia o nel cemento armato prima di esplodere. Invece di uno scontro frontale, Teheran utilizza sciami di droni a basso costo (come lo Shahed-139) e imbarcazioni veloci per saturare le difese americane nello Stretto di Hormuz. L’obiettivo è imporre un “burn rate” economico insostenibile: abbattere un drone da poche migliaia di dollari con un missile da milioni di dollari. Il pantano vietnamita fu causato dall’invio massiccio di truppe in un territorio ostile. L’Iran conta sul suo “Asse della Resistenza” (Hezbollah, milizie irachene). Queste forze operano in una “zona grigia” tra guerra e pace, lanciando attacchi di disturbo in tutta la regione per distogliere risorse americane dal fronte principale.
Presidente Donald Trump, da un lato lei è così antico, da un lato così moderno e… Forse sono i due elementi che si fondono in lei: quello occidentale e quello orientale che…
Giuseppe Basilico

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